Libri Cometa

Published on Ott 2nd, 2018 | by Fabio D'Angelo

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Cometa

Cometa

Gregorio Magini, Cometa, Neo edizioni 2018.

«Ciò che è importante per me (la fica) è importante per tutti, perché siamo tutti uguali»

Più che le leggi di Murphy, a influenzare la vita di noi tutti è stato quel detto popolare, col tempo promosso a vero e proprio assioma fisico meccanico, per cui tira più un pelo di fica che un carro di buoi. E sfido tutti voi a dimostrare ora qui il contrario, cioè che il pelo pubico femminile non sia effettivamente uno dei materiali più resistenti dell’universo: lo dimostra sia l’applicazione empirica e pratica del teorema, nonché il fatto che per lui nei secoli si sono fatte guerre, costruiti imperi, edificate piramidi, fatti e disfatti governi e scritto pagine altissime di letteratura. Una teoria, quella del pelo, che Raffaele, uno dei due protagonisti del romanzo Cometa di Gregorio Magini (Neo edizioni) segue come una sorta di bussola o, per citare il titolo del romanzo, come una cometa tipo quella dei i Re magi. L’altro protagonista, Fabio, si muove invece lungo una la traiettoria inversa, cercando una sua posizione nel mondo che lo metta al riparo dalle forze di attrazione verso l’unico centro di gravità permanente in grado di mettere d’accordo i cultori della meccanica classica e i fan di Franco Battiato: la fica.
Cometa cresce e si sviluppa così, lungo queste due traiettorie parallele, che come le rette finiscono poi per incontrarsi all’infinito in un punto, che per puro caso coincide ancora con la fica.

La traiettoria seguita da Raffaele

«I miei genitori scopavano sempre e mi piaceva guardarli. Il mio primo ricordo è mamma in ginocchio che sussulta sotto i colpi del bacino di papà. Mi godevo lo spettacolo e mi succhiavo le gengive. C’è chi sostiene che non posso avere ricordi così lontani, e argomenta con certi dati sullo sviluppo della guaina mielinica degli assoni neuronali, ma è gente insulsa che nella vita non gli è mai capitato niente, hanno sprecato la prima infanzia fissando il fiore di legno sopra la culla, sporadicamente osando avventurare lo sguardo fino al soffitto, ma era già troppo imprudente, gli dava un senso di vertigine».

Raffaele potrebbe essere rapito e preso come cavia dai sessuofobici che si indignano alla vista de L’origine du monde di Gustave Courbet, dai genderfobici, o dai nostalgici dell’epoca dell’innocenza spazzata via dal ’68, cioè quella di un mondo in cui i bambini sognavano ancora di essere portati dalla cicogna o di nascere sotto un cavolo, per dimostrare i danni prodotti da una cultura libertaria. Invece il nostro, figlio di libertini dediti alla pratica dell’amore libero, vive ostaggio del suo primo ricordo che è più un’immagine sfocata, un sogno o una suggestione: quella di lui bambino che dalla culla guarda i genitori impegnati in infinite orge.  A causa di una serie di inconvenienti della vita, rimane precocemente solo e viene cresciuto da un nonno burbero. Da adolescente elabora una sua teoria autodistruttiva, secondo i tre comandamenti dell’ebrezza:
I. Non lavorare.
II. Non aspettare.
III. Non invecchiare.  

Più adulto, quasi per seguire una tradizione famigliare, inizia a usare il sesso come uno strumento di ricercare della sua identità, e certo del fatto che il futuro fosse nell’Europa, (perdonatelo, ma il libro è ambientato in piena epoca Erasmus, cioè  ben prima di questo reflusso sovranista) intraprendere un giro per il continente da lui battezzato come il Grand Tour della Fica.
Incontrerà Fabio quando ormai è un adulto ossessionato dal desiderio di diventare artista per elevare la sua erezione a forma d’arte.

La traiettoria seguita da Fabio

«Non c’è speranza per me, sono cresciuto come un androide, non mi posso resettare»

Fabio, a differenza di Raffaele, potrebbe essere rapito e utilizzato come cavia dai gruppi Mamme “togliete quei dannati videogiochi dalle mani dei bambini” o dalla lobby del Supersantos che tifa ovviamente per un ritorno ai giochi all’aperto, ma anche dal Gaetano di Ricomincia da tre, che inviterebbe il ragazzo ad uscire, ad andare in strada per toccare le femmine, per rubare. E non avrebbe torto, visto che Fabio vive in una sua dimensione autistica: un mondo fatto di ambientazioni da videogioco, in cui per la gioia dei sessuofobici e dei genderfobici il sesso è percepito come un elemento accessorio, qualcosa di pleonastico.
Incontrerà Raffaele quando ormai è un nerd sovrappeso totalmente incapace di provare empatia nei confronti dell’altro sesso.

Comeetr

«Ciao. Che disegni?
Sono solo delle fiche.
Arrossì, confusa.
Per un progetto di start-up»

Marx e Engels, David Bowie e Mick Ronson, Mogol e Battisti, Terence Hill e Bud Spenser, Petri e Gianmaria Volontà, Vianello e Tognazzi, Fidel Castro e Che Guevara, Dell’Ultri e Berlusconi, Steve Jobs e Steve Wozniak, J-Ax e Fedez sono solo alcuni esempi di sodalizi che nel bene o nel male hanno fatto storia. Per cui quando Fabio ormai perso nel vortice del nerdismo, cambia facoltà, passando da Fisica a  Informatica e qui, durante una lezione, conosce Raffaele, il lettore ha da subito la sensazione di percepire quella certa aurea di magia che circonda solo i sodalizi importanti, tipo quelli citati in precedenza.
E infatti, l’amicizia tra un ficacentrico e un nerd senza speranza non delude le aspettative del lettore. I due, in ben che non si dica, pensano insieme a un progetto folle e innovativo per l’epoca: creare una dating app.

«Immagina. È sera, vuoi uscire, ti senti solo, tutti i tuoi amici sono emigrati o stanno a letto a piangere. Vai sul sito, metti i tuoi dati e bam, tempo dieci minuti trovi compagnia, ma non uno stronzo qualsiasi, trovi qualcuno che fa per te, che ti capisce, che ci tiene. –Un’anima gemella. – Sì. – Un appuntamento al buio. – No! Niente di piccante. Una cosa sociale. – E come fai ad assicurarti che due persone si vogliano bene? – Incroci i dati. Fai vedere alle persone gli aspetti delle persone che piacciono alle altre persone. – Non può funzionare: io odio le persone. – Raffaele, non sono tutti come te. – Anche tu odi le persone. – Non è vero. – La società in mano ai sociopatici. –Io non sono sociopatico. –È un’idea bellissima. – Ho anche un nome. –Sarebbe? –Comeet. – Com-iit? –Co-meet. – Che vuol dire Comeet? – È inglese: come meet me.»

Cometa

«Imbastì un panegirico sulla loro grande intesa e imperitura amicizia, si fece giurare tre volte riservatezza assoluta, gli fece spegnere il telefono e iniziò a delirare. Si trattava dell’arrivo di Weissapfel-Yu, la cometa che di lì a poco avrebbe raggiunto il perielio, regalando uno spettacolo grandioso, visibile a occhio nudo a qualunque latitudine dell’emisfero boreale, prima di essere fiondata per sempre dal Sole verso il vuoto interstellare.»

Gregorio Magini costruisce un racconto a due voci, una scelta resa convincente sia da una scrittura potente che dai continui cambi di registro. Cometa è un romanzo surreale, ironico, sarcastico, cinico e anticonformista. E la vita dei due, vista al caleidoscopio, descrive una generazione piena di psicosi alle prese con un rapporto amaro con la realtà, in cui una cifra malinconica non trascurabile si mescola con un senso di inadeguatezza, quello di ragazzi nati tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, che hanno visto cambiare tutto: abitudini, costumi e finanche le dinamiche che regolano le relazioni sociali. Che dopo aver letto il libro, a un giovane di oggi che potrebbe bollare come grotteschi i sogni lisergici dei due protagonisti e una certa ostentazione della realtà, un coetaneo dei due sodali dovrebbe rispondere a tono: “passaci tu in batter d’occhio dall’Atari alle connessioni veloci, da Colpo Grosso a PornoHub e poi ne riparliamo”.  Perché Fabio e Raffaele siamo noi e nessuno si senta offeso.

Fabio D’Angelo

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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