Libri la doppia madre

Published on Dicembre 18th, 2018 | by Andrea Ravasio

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La doppia madre

La doppia madre

Michel Bussi, La doppia madre, E/O Edizioni.


I topi di libreria come me lo sanno: entri solo per fare un giro, ma una copertina, un titolo, un colore ti catturano lo sguardo, provi a far finta di niente ma dentro di te sai già che uscirai da lì con una manciata di soldi in meno e una manciata di pagine in più a cui dovrai trovare posto nella libreria. Nel mio caso più recente, questo è successo con La doppia madre, ultimo lavoro del francese Michel Bussi pubblicato da E/O Edizioni.
La cosa senza dubbio che più incuriosisce di questo romanzo è il tempo in cui si svolge: più di 400 pagine per raccontare… 4 giorni. Quanto potrà mai essere complessa una trama giallo-noir che si svolge in così poco tempo?

Beh parecchio, se consideriamo che uno dei protagonisti principali della nostra storia è Malone, un bimbo di appena quattro anni che sostiene che i suoi genitori non siano i suoi veri genitori, nonostante le prove dicano il contrario. L’unico che sembra credergli ciecamente è lo psicologo infantile Vasil Dragonman, che si rivolge alla commissaria Marianne Augresse della polizia di Le Havre perché lo aiuti a indagare sull’identità del bimbo e a decifrare il significato di quelle strane storie che gli vengono raccontate nientemeno che dal suo pupazzo! Ma bisogna fare presto, il tempo stringe: nei bambini piccoli i ricordi non durano a lungo…

Inizia così una corsa contro il tempo per la commissaria Augresse, dapprima scettica come tutti gli altri ma poi sempre più coinvolta. Come se non bastasse, gli strascichi di un’audace rapina avvenuta qualche mese prima si mettono di traverso, costringendo Marianne e la sua squadra a lavorare su due fronti… ma lo saranno davvero, poi, due fronti?

Michel Bussi costruisce una trama ad alto tasso di suspence in uno spazio di tempo brevissimo che ricorda un po’ la serie tv 24, fin dai titoli dei capitoli che sono semplicemente delle ore, seppur descritte alla maniera di un bambino: Lancetta piccola sul due, lancetta grande sul sette.

L’autore gioca con il lettore come un prestigiatore con le carte: mentre noi guardiamo la mano destra, le risposte sono nella sinistra, ma quando finalmente guardiamo a sinistra la verità è sparita nella manica, in una tasca, sotto il tavolino. Le fila del racconto si moltiplicano e si intrecciano, ma molte di esse sono solo false piste messe apposta per distrarci.

Il personaggio con cui possiamo immedesimarci di più è probabilmente Marianne, la commissaria. Assieme a lei brancoliamo tra gli indizi e le scoperte, tentando di afferrare una verità che è sempre qualche passo più avanti. Il punto di vista della narrazione si sposta di continuo tra un personaggio e l’altro, eppure questo non ci dà un quadro completo della situazione; anzi, i protagonisti spesso lasciano intuire a mezze parole di aver avuto una rivelazione, di aver risolto una parte del puzzle, però non ci dicono niente di concreto; e all’improvviso ci ritroviamo nella testa di un personaggio diverso con le idee ancora più confuse, il fiato sospeso e l’impossibilità di mettere giù il libro.

A stemperare un po’ la tensione intervengono momenti più leggeri, quasi da commedia, in particolare le schermaglie tra Marianne e gli uomini della sua squadra, ognuno con una sua caratteristica peculiare (ricordano un po’ Montalbano e i suoi, per chi legge Camilleri), nonché la malcelata voglia di maternità della commissaria stessa, alla perenne ricerca di un uomo da trasformare in marito e padre in tempi brevi, brevissimi (l’orologio biologico non perdona!).

In generale, l’atmosfera del romanzo non si fa mai particolarmente cupa, complice anche l’amenità delle terre di Normandia in cui la storia è ambientata. Prevale una certa leggerezza nel modo di raccontare, leggerezza che comunque non scalfisce l’alone di mistero che circonda l’intera vicenda fino allo svelamento finale.

Perciò, se dovete decidere a quale dei cordialmente detestati cugini d’Oltralpe rivolgere la vostra attenzione quest’anno, vi suggerisco di scegliere Michel Bussi: vi garantisco che vi ritroverete all’ultima pagina prima ancora di aver finito di dire “Camembert”.

Andrea Ravasio

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