Libri La grande russia portatile

Published on Marzo 26th, 2019 | by Fabio D'Angelo

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La Grande Russia Portatile

La grande russia Portatile

Paolo Nori, La grande Russia Portatile, Salani Editore

Xennieals vs Millenial

Non so se ci avete fatto caso, ma ultimamente va di moda questa sfida tra generazioni, che è diventata un po’ una gara a chi sa perdere meglio tra i trenta/quarantenni e i ventenni, per stabilire chi tra Millenial, X Generation, Generazione Y e la neo-coniata Xennials sia quella più sfigata. Dico questo perché se proprio dobbiamo gareggiare allora tanto vale metterci il carico pesante e parlare del disagio con cui quelli che ora hanno tra i 35 e i 40 anni convivono praticamente da quando sono nati. Ossia, con questa percezione un po’ alterata delle cose, dovuta al fatto di aver sempre vissuto a cavallo degli eventi: c’era, per dire, il telefono e la pubblicità della Sip di “mi ami, ma quando mi ami…ma quanto mi costi!” e poi senza capire né come né quando sono arrivati prima i telefonini e gli squilli e subito dopo gli smartphone e Whatsapp. C’era la guerra fredda, Toto Cutugno che arrivava secondo a Sanremo cantava “Figli russi e americani col potere fra le mani/rischiamo tutti la pelle” e poi all’improvviso – che noi della mia generazione avevamo meno di 10 anni, guardavamo Bim bum bam e non l’abbiamo mica capito com’è successo – il Muro è caduto. Con questo non voglio insinuare il fatto che la caduta del Muro di Berlino sia legata ai secondi posti a Sanremo di Toto Cutugno, ma solo dire che la mia è forse l’ultima generazione che quando dicevi “Russia pensava subito alla Grande Madre Russia. E badate bene, avevamo ormai le idee confuse e condizionate dalla voglia a forma di Europa di Gorbaciov e da Ivan Drago, che spalleggiato da Brigitte Nielsen, pronunciava le seguenti parole immortali: “te spiezzo in due”. Insomma, su cosa sia effettivamente successo nel mondo in quel periodo, molti di noi ancora devono capirlo. Ma niente paura, perché a fare un po’ di ordine sul casino che è stato il passaggio dall’URSS, a Eltsin e alla Repubblica di Putin, che è un po’ come dire per buttare la discussione in vacca PCI PDS DS PD, e a ristabilire una giusta idea di cosa sia stata la RUSSIA (e con RUSSIA si intende il suo popolo, la sua cultura, la sua letteratura), ci pensa  La Grande Russia Portatile di Paolo Nori, (Salani Editore).

La Grande Russia Portatile

«ho fatto la fila per comprare il pane, ho comprato un orologio Raketa, ho vissuto a Mosca quando non si trovava la carta igienica, ho visto lo studio del più grande pittore russo contemporaneo, ho fatto una fotografia nella giacca di Sergej Dovlatov, ho partecipato al primo festival d’arte d’avanguardia e delle performance di San Pietroburgo, ho fatto tutta, senza mai scendere la Transiberiana, da Mosca a Vladivostok, ho visto i soldi distruggere la rovina incantevole della piazza del Fieno di Dostoevskij, ho dormito su un banco del sttore libri rari della biblioteca pubblica di Pietroburgo, ho pianto nella sala di letture numero 4 della biblioteca Lenin di Mosca, ho trovato per la prima volta il coraggio di regalare dei fiori a una donna e ho scoperto, in Russia, come mi piace l’Italia.»

Bene: Paolo Nori ha questa missione nobile, che non è quella tipica degli studiosi di diffondere il più possibile la cultura, le tradizioni, le peculiarità e la letteratura di un popolo, quanto più quella del maestro di scuola, che deve far capire un mondo complesso utilizzando parole semplici a tutti, anche a quelli dell’ultimo banco che sembra si mettano lì proprio per dire: “maestro, io non ho capito”. Per questo, per evitare che dall’ultima fila qualcuno dica “non ho capito”, Nori, in puro stile noriese, decide di non raccontare la Russia, ma la sua Russia. Per cui è importante che sappiate da subito anche questo: La Grande Russia Portatile è assolutamente un libro sentimentale, in cui lo scrittore fa un racconto appassionato di tutto quello che ha studiato e poi vissuto, ma soprattutto, di cui si è profondamente affascinato. Nori è cotto cottissimo della Russia e questo nel libro il lettore lo percepisce bene ed è una cosa bellissima, perché lo scrittore non racconta la Russia e la sua letteratura come potrebbe farlo un professore, o un divulgatore televisivo tipo gli Angela padre e figlio, ma bensì come un vecchio innamorato che gli piazzi una telecamera davanti e neanche fai la prima domanda che lui ti racconta tutto sul suo grande amore.

I Libri russi

«Leggere produce un effetto stranissimo, facendo diventare il mondo più mondo… E questa sensazione di essere nel mondo “più mondo” l’ho poi ritrovata ogni volta che ho incontrato, mi viene da dire, la letteratura: “Delitto e Castigo”, di Dostoevskij, sdraiato nel letto della mia stanza minuscola di Basilicanova, le Poesie di Chlebnikov, da in piedi, appoggiato sullo scaffale dei russi della bibiliteca Guanda di Parma, “Il Maestro e Margherita”, di Bulgakov, nel silenzio pomeridiano del nostro appartamento di Parma,“L’Arte come procedimento“, di Sklovskij, nell’aula magna del dipartimento di lingue dell’università di Parma un giorno di sole dell’autunno del 1988.»

E una delle cose che ci dice lo scrittore innamorato ne La Grande Russia Portatile è il fatto che sprofondare nella lettura di uno scrittore russo è una cosa straordinaria, che sfugge agli schemi e a qualunque regola della natura. Per cui esiste la letteratura e poi esiste quella russa. È come –  per fare un esempio pallonaro – dire che esiste il calcio e poi Maradona o il Barcellona di Guardiola. Una differenza talmente evidente che uno se ci pensa non trova neanche un’unità di misura per valutare la distanza o aggettivi per definirla. Ecco la letteratura russa è così, un qualcosa in grado di raccontare meglio di altri il mondo, un mondo più mondo per dirla alla Nori. Al punto di cambiare con la lettura il modo di pensare, di leggere, di capire, soffrire, parlare, immaginare di una persona. Che se ti piace il Tennis e poi leggi Bulgakov, Dostoevskij, Pasternak o Tolstòj, ti viene facile pensare che i russi sono come i mancini in questo sport: cioè capaci di tutto. Tipo spiegare la complessità dell’uomo con la complessità. Fomentare un popolo con il potere di un libro e farne una rivoluzione e con essa cambiare l’inerzia di un secolo, per poi ripristinare tutto come era prima, alla fine del secolo in questione. Che oggi non ti viene manco di pensare che lo zio Putin che ha regalato il lettone a Silvio, potesse essere lo stesso Putin della STASI a Berlino Est. E non è proprio una cosa da poco, non so se mi spiego.

«Di questo libro, una cosa che mi è piaciuta è il fatto che Giuseppe Tornatore trova a Pietroburgo la casa natale di Dostoevskij: “C’era un mercato, vicino alla casa natale di Dostoevskij, dove andavo a comprare il caviale ogni volta che tornavo a Roma”, e mi è piaciuta per via del fatto che la casa natale di Dostoevskij, ammesso che si sia conservata, dovrebbe essere a Mosca, visto che Dostoevskij è nato a Mosca. Vuoi che l’abbiano sposta a Pietroburgo? Che i russi, lo sappiamo bene, son capaci di tutto

Vivere una vita non è attraversare un campo

«Ma l’ordine degli atti è già fissato,
e irrimediabile è il viaggio, sino in fondo.
Sono solo, tutto affonda nel farisaismo.
Vivere una vita non è attraversare un campo.» (da Amleto)

Per cui ora, per tutti questi motivi di cui sopra, catalogare La Grande Russia Portatile è una di quelle operazioni complicatissime: non è un romanzo, non un libro di viaggio, non una guida turistica, non è un saggio, non un trattato sulla grande letteratura russa o tanto meno un  bignami, un libro biografico o peggio ancora, una carrellata personale di ricordi. Perché è tutte queste cose insieme e ora non so neanche se esista un nome per definire un libro così. Quindi se mi chiederete per mettermi in difficoltà: “Cos’è questo nuovo lavoro letterario di Paolo Nori, un saggio?”
Risponderei, per togliermi dagli impicci,  con un Boh!
Ma se dopo proprio insistete, molto probabilmente vi dirò che c’è questa citazione che Nori prende spesso in prestito da il Dottor Živago: “Vivere una vita non è attraversare un campo”. Ecco, sembra quasi che lo scrittore usi questa frase come Linus con la sua coperta. E a me, se penso a questo verso, viene da rispondere “libro di avventura” di un grande innamorato. Che poi mi direte che anche l’amore è una grande avventura, ma vabbè.

Fabio D’Angelo

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La Grande Russia Portatile Fabio D'Angelo

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3.5

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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