Libri la gente non esite

Published on Maggio 28th, 2019 | by Roberta Rega

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La gente non esiste

la gente non esiste

Paolo Zarti, La Gente Non Esiste, Neo edizioni

Ci hanno sempre raccomandato di non giudicare un libro dalla copertina per poi scoprire, dopo anni di letture e incursioni nell’universo editoriale, che un libro, sì, si giudica (anche) dalla copertina, perché anch’essa fa parte del libro, fondamentale come i paratesti, le prefazioni o le illustrazioni. Gli idealisti del contenuto si sono arresi appena varcata la soglia del marketing editoriale: e pensare che ci sono case editrici che ci campano sulle copertine, più che sulla qualità delle pubblicazioni. Possiamo dunque spingerci un po’ più in là e dire che un libro, oltre che dalla copertina, si giudica anche dal titolo. Per motivi di sintesi, di significato, ma anche perché la repulsione o l’innamoramento per un libro di cui non sappiamo nulla derivano da questa mistica e imprevedibile reazione a una immagine associata a un contenuto visivo, combo che mi ha fatto comprare spropositate quantità di libri perché qualcuno aveva indovinato la chiave giusta, al di là del contenuto.

Tutta questa premessa, per dire che La gente non esiste di Paolo Zardi è un libro che andrebbe giudicato dal titolo.

Appena l’ho letto, ho pensato che fosse metafisico, nichilista, ironico, un titolo che mi piaceva perché faceva scomparire il resto del genere umano: la gente, quella che mi dà fastidio in metropolitana, che commenta ovvietà in fila alla posta e sparge odio sui social, non esiste: magari.  Che meraviglia.

La gente non esiste è un titolo che evidenzia l’errore politico di questo momento storico. L’ho capito quando ho iniziato il primo racconto di questa raccolta, e mi sono trovata immersa in una spiaggia, che oggi, a distanza di qualche settimana dalla lettura, nella mia memoria è una di quelle spiagge affollate e infinite della riviera romagnola, dove eserciti di bagnanti condividono nudità e sudore. Una spiaggia dove diventi parte di una massa, diventi anche tu “la gente”. Ma la gente non esiste perché è l’astrazione di qualcosa di molto più concreto, la somma dei singoli, di qualcuno che ha vissuto un certo numero di anni e di esperienze per arrivare fin lì, parole e influenze, istruzione, amori, delusioni, malattie mentali e veneree, innamoramenti e abbandoni, disastri e corruzione inimmaginabili. È quello che ci ripete la letteratura da centinaia di anni, ormai. Il primo racconto di La gente non esiste è come un lungo piano sequenza su quello che fanno le persone in una spiaggia, azioni e discorsi che raccontano chi sono, in una catena di esistenze che poco a poco, da quella massa informe di bagnanti, ci fa vedere le singole vite. L’effetto, per il lettore, è che questa massa schifosa e straniante di gente sudata prende forma in una serie di persone che prese singolarmente sono vivide, interessanti, profondamente comprensibili o detestabili, ma vive, reali.

Quello che mi piace dei libri di Neo. Edizioni è che non vogliono mai veicolare una morale, e che tutto quello che ne viene fuori appartiene al lettore, che attraverso la sua visione comprende e attraversa delle parti di sé. Mi era capitato con Genesi 3.0: il fastidio che avevo provato in certi momenti era la prova che avevo bisogno di speranza nel futuro.

Stavolta, capisco che spesso c’è rifiuto nel discutere con persone che la pensano in maniera troppo diversa da me (un violento, un fascista, un fanatico religioso o politico, un lettore di Baricco), perché mi nascondo dietro la mia idea del suo “gruppo di appartenenza”: non lo vedo come una persona, ma come parte di quella categoria sociale che non trova spazio nel mio sistema di valori. Se tutti facessero come me, il mondo non andrebbe da nessuna parte. E invece, o accettiamo che le persone non cambiano e tutto deve restare così, oppure cerchiamo di vedere la persona dietro l’idea. Non dico di andare per strada a convertire i fascisti, dico solo che la mia soluzione di chiusura non è di aiuto; dico che, se una delle menti più brillanti del secolo scorso che dovremo ringraziare per sempre – Franco Basaglia –non ha visto dei malati di mente ma delle persone, anche solo nel rispetto di questa ammirazione potrei provare a smettere di non parlare con chi non la pensa come me.

Roberta Rega

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"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"



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