Annette di Marco Malvestio – amo l’amore, ma voglio il porno
Tutta colpa dei neuroni a specchio
“Cionondimeno, resta il fatto che la pornografia è un’attività essenziale solitaria. Lo è da un punto di vista sociale perché, anche ammettendo di non provare vergogna e anzi di esibire l’uso che se ne fa, certamente la sua fruizione non ha mai carattere collettivo.”
I cultori delle massime popolari e dell’arte di sottolineare per frasi il senso della vita, mi perdoneranno per la semi citazione. Ma se è vero che l’appetito vien mangiando, il foodporn neanche scherza. D’altronde, questo lo sa chi si è ritrovato almeno una volta a guardare una tavolata di persone che mangiano e bevono di gusto. La spinta della fame è fortissima e il desiderio di emulazione è quasi irresistibile. Tutta colpa dei neuroni a specchio, che si attivano quando si compie un’azione o la si vede compiuta da altri. Esempio classico: tu sbadigli, sbadiglio anch’io. Questo per dire che guardiamo i porno anche per colpa/merito dei neuroni a specchio. E qui non fate quelli che fanno finta di niente, dissimulando e negando, perché i tuoi genitori e la tua/il tuo compagn* non vedono, ma Google sì! D’altra parte, gli studi scientifici condotti da siti web come PornHub e xHamster, che del tema se ne intendono un po’, ci raccontano di una popolazione di pornomani vastissima e assolutamente eterogenea che, incurante del rischio di diventare ciechi, buttano giù qualunque tipo di stereotipo e puntano dritti all’autosufficienza sessuale sia maschile sia femminile. E qui Humphrey Bogart direbbe che “sono i tuoi neuroni a specchio, bellezza!” e tu non puoi farci niente. Si attivano alla maniera di Scajola, cioè a nostra insaputa, proprio mentre guardiamo un porno, e creano una sovrapposizione tra realtà e immaginazione tale che noi, meri osservatori esterni, finiamo per suggestionarci al punto di pensare di essere protagonisti della scena.
Ciao, sono Marco e amo una porno attrice
Il protagonista di Annette, il libro scritto da Marco Malvestio per Wojtek Edizioni conosce bene questo meccanismo. Marco – omonimo dello scrittore – è un trentenne che sbarca il lunario facendo il contabile per un’importante casa editrice (Marsilio). Spende parte del suo tempo libero coltivando due hobby legati in un certo modo al collezionismo: la porno dipendenza e improbabili relazioni sentimentali. Interpreta il ruolo di alter ego dello scrittore. Ma il particolare che lo rende un perfetto caso-studio dell’effetto dei neuroni a specchio sulla nostra vita è la sua passione nata in adolescenza per Annette Schwarz, una pornostar tedesca ritirata dalle scene dal 2014. Un amore vero, di fronte al quale i romantici potrebbero utilizzare persino frasi del tipo “il tempo non è riuscito minimamente a scalfire”.
Il ghosting è il male del secolo
A guidare la storia è il fatto che il protagonista vive l’abbandono dalle scene della pornostar tedesca come una sorta di ghosting. Da qui l’idea: trasformarsi in Alessandro Barbero, o forse, visti i tempi, meglio in Alberto Angela, per ricostruire fedelmente la carriera di Annette e abbattere così il vuoto provocato dal suo ritiro dalle scene. Per farlo, usa l’intera filmografia, le testimonianze e le interviste raccolte in rete come una sorta di bussola. Ma non potendo interagire come un biografo ufficiale direttamente con la protagonista, decidere di fare uso abbondante dell’artificio letterario, che gli consente di immaginare una sua Annette alle prese con sensazioni, impulsi, preoccupazioni, e tutto quel corollario di paturnie che condizionano le scelte di ognuno. Ad esempio, Marco spenderà una buona dose di energie intorno a due domande fondamentali: in che modo Annette Schwarz ha scoperto l’esistenza degli studi cinepornografici di John Thompson, un registra porno noto per la serie GGG incentrata sul bukkake, gang bang, umiliazione erotica e sesso violento? E cosa ha poi spinto Annette, diciottenne da qualche giorno, a partecipare al casting? Cerca dunque risposte fondamentali per una biografia che si rispetti rese più importanti dall’assoluta certezza che quell’esperienza è stata fondativa per Annette Schwarz, che passerà (lo dicono fonti biografiche certe) in un batter d’occhio dal casting, alle produzioni artigianali, fino alla grande industria del porno.
Amo l’amore, ma voglio il porno
Sarebbe riduttivo parlare di questa parte del libro solo in termini di diario personale o di biografia non autorizzata, perché chi ha letto Annette si sarà sicuramente accorto di come l’autore si sia divertito a sconfinare con nonchalance anche nel saggio sulla sessualità e la pornografia. Così facendo, lo scrittore mette noi lettori spalle al muro, nell’impossibilità pratica di fuggire alla complessità di certi temi. Come, ad esempio, quello legato al rapporto che ognun* di noi ha con il proprio corpo e più in generale con il sesso. Attraverso il porno, l’Annette immaginata da Malvestio passa dentro ognuno di noi come un caterpillar, tirando giù pregiudizi e luoghi comuni come se fossero muri. Siamo lontanissim* dal filone pornografico di registe come Erika Lust che punta a rappresentare in modo realistico il piacere femminile. Ciò nonostante, Annette capovolge ruoli e prospettive sulla sessualità e il piacere. Sia l’Annette reale che quella letteraria si pongono al centro della scena nella posizione di partenza del desiderio passivo delle fantasie maschili. Schiave sottomesse, capaci però di ribaltare la scena, di prendere il potere e di esercitarlo durante la ripresa. Ma dove le mettiamo le scene estreme, il sesso violento e degradante, direte voi? E qui Malvestio, dicendo ciao alla distanza tra autore e personaggio, lascia ad Annette la risposta: A me interessano cose estreme. Se non fosse per il porno, non avrei mai potuto sperimentare quello che mi interessava. Nel bene o nel male, penso che mi sarebbe sempre rimasta la fantasia, e le fantasie bisogna realizzarle, se non si vuole impazzire. E il porno è l’unico posto in cui certe fantasie possono prendere corpo.
Con tanti saluti a un po’ di cose di cui eravamo convint*. Perché quello che in soldoni Annette – in una sorta di apologia della libertà sessuale – dice al Marco del libro, a Malvestio e a tutt* noi, è che tutt* hanno diritto di inseguire – ovviamente nell’ambito del legale e del consenso tra le parti – i propri desideri e di soddisfarli.
Noi e il porno
“La solitudine del pornofilo si nutre anche della sua vergogna.”
Annette è una fabbrica di spunti e ci sono ancora un paio di cose che meritano di essere approfondite in modo opportuno, ma che per una mera questione di sintesi citerò velocemente. Ad esempio, la questione per cui che molti di noi – e qui mi riferisco alla categoria a cui appartengo, la più “privilegiata”, cioè quella di maschio bianco caucasico eterosessuale – fanno fatica a metabolizzare l’idea che anche le donne hanno le loro fantasie sessuali, i loro desideri, e fanno sesso per piacere. Per cui è importante avvertire quelli con problemi di digestione, perché Annette risulterà tipo un libro horror, capace di scavare in una delle loro peggiori paure. Il rischio di chiudere il libro disorientati e impauriti è dietro l’angolo. Poi c’è il tema dei siti di porn sharing che hanno fatto della pornografia un universo accessibile a tutt*, con tutta una serie di effetti collaterali. Esempio: le false illusioni che gli appassionat* fruitori/trici di porno possono farsi. Perché salvo rare eccezioni, il porno non insegue un fine didattico. Guardarli quotidianamente non farà di noi dei pornoattori o delle pornoattrici, così come seguire trasmissioni di cucina non ci renderà chef. Per cui, il porno va preso per quello che è: un mezzo capace come poche cose di alimentare le nostre fantasie e soddisfare i nostri bisogni e le nostre curiosità. Infine, mi sembra doveroso citare il modo in cui Malvestio ha trasformato Annette Schwarz in una moderna figura allegorica: un po’ Virgilio, quando interpreta il desiderio che ci spinge davanti a uno schermo, soli e indifesi, alla scoperta della nostra sessualità. E un po’ Beatrice, quando veste i panni di amore platonico dello scrittore.
Per concludere, immaginate ora che qui ci sia un Marzullo pronto a chiedermi: “D’Angelo, lei crede in quello che fa o fa quello in cui crede?… Ha letto il libro, cos’è quindi Annette? “
Di primo acchito risponderei con un “boh!”. Poi, pensandoci bene, direi che Annette è uno specchio in cui Malvestio vede nient’altro che le propria fantasie. La realtà è altra cosa.
Fabio D’Angelo





