Carle vs. Lorenzo Coltellacci e Andrés Abiuso. Intervista a Lorenzo Coltellacci
Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs., la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist* per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti. Potete leggerci ogni secondo giovedì del mese.
Per il mese di giugno abbiamo deciso di parlarvi di Escher. Mondi impossibili, il graphic novel di Lorenzo Coltellacci e Andrés Abiuso edito da Tunué e dedicato al grande genio olandese. Qui sui cefali potrete leggere le risposte di Lorenzo Coltellacci, mentre potete trovare quelle di Andrés Abiuso su Tararabundidee di Carla Gambale qui.
Escher. Mondi impossibili è un viaggio all’interno della vita e delle opere di Escher, un’artista – o grafico, come spesso preferiva definirsi – che ha affascinato il mondo intero aprendo una porta verso mondi impossibili e fino ad allora inimmaginabili. Un’avventura senza freni all’interno della sua mente, della sua arte e delle sue geometrie.

Ciao Lorenzo e benvenuto su una banda di cefali. La prima domanda della nostra intervista doppia è ormai di rito. Com’è nata la collaborazione con Andrés Abiuso e com’è stato lavorare insieme?
Era l’inizio del 2021 e stavo parlando con Tunué del prossimo libro su cui lavorare insieme e uscì fuori il discorso Escher (che mi ronzava in testa almeno dal 2019). Mi dissero subito di sì, ma serviva il disegnatore. Il fato volle che in quel momento c’era il concorso della Revue Dessineé Italia (a cui io e Andrés partecipammo, separatamente) e il tratto di Andrés, ancor prima di vincere, mi colpì subito. Ne cercai altri lavori su Instagram e la sua matita mi fece scattare un click nel cervello: era lui l’uomo che cercavo per disegnare Escher. Così gli scrissi, anzi diciamo che gli entrai proprio a gamba tesa su Instagram, ma lui fu subito entusiasta del progetto e… il resto è storia.
Da dove nasce l’idea di dedicare una biografia a fumetti a una delle menti più affascinanti e brillanti del secolo scorso? Come vi siete approcciati all’opera e alla vita di Escher e come avete scelto il modo di raccontarla?
In primis dalla mia passione per Escher e la voglia di decifrarlo, conoscerlo, scoprirlo. Qualsiasi cosa si scriva, credo che uno debba farlo prima di tutto per se stesso. In più, ho scoperto subito che non esistevano fumetti e libri su Escher, quindi non era solo una grandissima sfida per me come scrittore, ma anche una scelta giusta da un punto di vista più “commerciale”. Unire l’utile al dilettevole. Volevo provare a rendere giustizia all’artista raccontando la sua storia, in modo che potesse arrivare a più gente possibile, anche a chi non lo conosceva ancora. Per questo l’ho studiata nei minimi dettagli, mi ci sono immerso, ho assorbito le sue idee e Andrés ha fatto lo stesso con le sue architetture. Un lavoro immersivo, che forse era l’unico modo per raccontare un artista del genere.
Per narrare la vita di Escher avete tenuto presente la tematica del viaggio. L’artista era un grande viaggiatore e il fumetto ne segue le orme; lo stesso lettore, guidato da una specie di Virgilio, fa un viaggio intorno agli avvenimenti legati ad Escher. Come mai avete deciso di creare un continuo andirivieni nel tempo e nello spazio per raccontare questo artista?
Oltre alla sua vita, volevamo raccontare una storia che fosse avvincente e a sé stante. Volevamo trasportare il lettore nei suoi mondi e, considerati i paradossi delle opere di Escher, abbiamo pensato che saltare da un momento all’altro della sua vita, invece di creare un viaggio lineare – e potenzialmente noioso – fosse il metodo di narrare più simile al suo modo di disegnare e incidere. Era un escamotage per riprendere l’idea di relatività e diversi punti di vista, tanto esplorati nelle sue opere. La sua stessa arte è fatta di continui salti temporali, riferimenti al passato e ricerca del futuro – e dell’infinito.

Le opere di Escher con le sue composizioni ipnotiche e i giochi prospettici sono molto famose, a differenza della vita dell’artista che non è molto conosciuta. Quando è avvenuto il tuo primo incontro con l’arte di Escher e quale aspetto ti ha più affascinato della sua vita?
Non ricordo il momento preciso, ma so che le sue opere sono sempre tornate a “bussare” nella mia vita, a cadenza più o meno regolare. Forse il primo approccio fu con il suo occhio con teschio, quello ben visibile in Donnie Darko, film che ha segnato la mia adolescenza. Poi l’ho “ritrovato” nel 2014, quando andai a vedere la sua esposizione al Chiostro del Bramante a Roma. E ancora, qualche anno dopo, mi sono tatuato su un braccio il suo giullare che tiene il cubo di Necker, in un periodo “paradossale” della mia vita. E il caso ha voluto ancora che lo ritrovassi a inizio del 2019, quando andai a vedere una mostra di un altro artista ma uscii dallo shop con il catalogo della mostra di Escher a Messina… momento da cui in poi decisi che volevo “raccontarlo”.

Nel vostro fumetto avete inserito alcune opere di Escher integrandole perfettamente all’interno della storia e rendendole un elemento fondamentale dell’architettura narrativa. Come avete scelto quali inserire?
All’inizio avevamo pensato di creare delle strutture “nuove”, ispirate a quelle di Escher. Ma ci siamo accorti subito che era fin troppo complesso e che non era poi così giusto nei confronti dell’artista. La cosa giusta da fare, invece, era usare le sue opere, ma inserendole in modo funzionale alla storia. Così, catalogo alla mano, ho fatto un lavoro a doppia direzione: o provavo a inserire le sue opere all’interno dei momenti più “adatti” della storia, oppure sceglievo un’opera e cercavo di plasmarci la storia intorno.

E a proposito di opere, ne hai una preferita tra quelle di Escher e perché?
Come accennato prima, l’uomo col cubo di Necker ha una certa importanza per me. E più in generale direi Belvedere, opera più grande che racchiude quell’omino. Non a caso, una tela enorme di questa opera è stata una delle primissime cose che ho appeso a casa quando era ancora tutta da arredare.
A un certo punto nel fumetto parlano anche Magritte, Einstein, Dalì e si chiedono se Escher sia più matematico o artista, tu con chi ti schieri?
Domanda difficile a cui rispondere. La mia parte più cerchiobottista mi fa schierare con Mauk, quindi in mezzo… ma la mia parte più autoriale credo mi faccia pendere leggermente verso Dalì e Magritte. Forse perché non sono un matematico e quindi non riesco a capire a pieno la “bellezza geometrica” delle sue opere, o forse perché vedo in Escher la stessa genialità e avanguardia di Dalì e Magritte. In fondo non vedo una enorme differenza, parlando di metodo, sperimentazione e dedizione, tra la ricerca geometrica e matematica di Escher e le metafore visive di Magritte…

Le biografie di artist* sono sempre più diffuse nel mondo del fumetto e in fondo anche il fumetto stesso è arte, quando si parla di artist* quindi è più facile raccontare le loro vite a fumetti?
Al contrario, credo sia più difficile. In primis perché devi fare i conti con delle personalità spesso molto estrose, particolari, impossibili da inquadrare. E poi perché oltre a raccontare la loro vita – nel modo più fedele ma anche più originale e interessante possibile – devi fare conto con le loro opere, la loro poetica. È come se avessi un editor in più: non solo il tuo editore, ma il fantasma dell’artista di cui ti accingi a raccontare vita, morte e miracoli.
Cosa prevede il tuo futuro lavorativo? Lavorerai ancora con Andrés?
Io non riesco a stare mai fermo. Al momento sto lavorando ad almeno altri 3-4 progetti contemporaneamente: alcuni di questi presto usciranno in Francia, altri in Italia e uno lo sto portando avanti proprio con Andrés. Siamo agli inizi, ma dietro c’è un’idea forte e condivisa. Tempistiche a parte, l’intenzione è continuare a lavorare insieme perché abbiamo trovato una fortissima affinità professionale e personale. Con lui mi sento libero di poter osare, di divertirmi quando scrivo e so di avere un collega affidabile a fianco.
Grazie di cuore agli autori per aver risposto alle nostre curiosità e ci rivediamo alla prossima intervista doppia di luglio.
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