Fumetti

Published on Marzo 2nd, 2023 | by Carla De Felice

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Carle vs. Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. Intervista a Lelio Bonaccorso

Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs., la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist3 per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti. Potete leggerci ogni primo giovedì del mese. Per il mese di marzo abbiamo deciso di parlarvi di Per amore di Monna Lisa, il graphic novel di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso edito da Feltrinelli Comics.
Per amore di Monna Lisa è la storia romanzata di Vincenzo Peruggia, un emigrante italiano, che, approfittando del suo lavoro al museo del Louvre, nel 1911 trafugò la Gioconda di Leonardo Da Vinci per riportarla in Italia, il paese a cui riteneva appartenesse. Da noi potete leggere le risposte di Lelio Bonaccorso, mentre per leggere quelle di Marco Rizzo dovrete nuotare su Tararabundidee di Carla G.

Per amore di Monna Lisa

Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, Per amore di Monna Lisa, Feltrinelli Comics, Pag 112, € 17,00

Ciao Lelio e benvenuto su una banda di cefali, è un piacere ospitarti. La prima domanda della nostra intervista doppia di #carlevs è ormai di rito. Tu e Marco Rizzo avete già lavorato molte volte insieme. Com’è nata la vostra collaborazione e come organizzate il vostro lavoro?
Io e Marco ci siamo conosciuti alla scuola di fumetto di Palermo dove io ero studente e lui era l’insegnante di sceneggiatura. Tra l’altro, nonostante lui sia un anno più piccolo di me, già insegnava… proprio un ragazzo prodigio! La collaborazione è nata per un’antologia pubblicata da Beccogiallo che si chiama Resistenze ma il vero primo libro insieme è stato con Peppino Impastato – un giullare contro la mafia (Beccogiallo) nel 2009. Il nostro lavoro è all’insegna della contaminazione, c’è molto scambio tra di noi anche perché dopo più di 15 anni ci conosciamo bene e sappiamo cosa piace all’altro e cerchiamo di venirci incontro. Abbiamo un metodo di lavoro articolato per blocchi, e cioè lavoriamo su blocchi di 5 o 6 pagine. Questo ci permette di avanzare piano piano un pezzettino per volta.

Per amore di Monna Lisa racconta di un fatto di cronaca avvenuto nel 1911, il furto della Gioconda da parte di un immigrato italiano che voleva riportarla in Italia, il paese a cui credeva che appartenesse. È una storia che mescola fiction e fatti realmente accaduti, diversa quindi da quelle a cui avete lavorato insieme in precedenza. Perché avete scelto proprio questa storia e da dove nasce l’idea di raccontare dal punto di vista del ladro?
Come dicevo, il lavoro con Marco è un lavoro collettivo caratterizzato da uno scambio continuo:  tra di noi non esistono confini tra sceneggiatore e disegnatore. L’idea di Vincenzo Perugia, però, è stata mia e poi lo sviluppo del soggetto di Marco. Avevo letto di questa storia sul giornale, l’ho trovata molto interessante e l’ho proposta a Marco per poi proporla a Feltrinelli. A Marco è piaciuta subito ed anche a Tito Faraci. Raccontare il punto di vista del ladro ci ha dato la possibilità di entrare nell’immaginario di Vincenzo Peruggia per cercare di capire le ragioni del suo gesto (anche se non le sapremo mai con certezza): un misto di rivalsa, gesto istintivo, il desiderio di poter guadagnare. Tutta una serie di sfumature variopinte che ci hanno permesso di raccontare la personalità complessa e affascinante di Peruggia che potrebbe essere considerato un antieroe ma in realtà è piuttosto una vittima, come tanti emigrati italiani di quel periodo. Non va trascurato neppure l’aspetto sentimentale ed amoroso che si incrocia con il furto della Gioconda.

Quanto è stato complesso ricercare notizie su Vincenzo Peruggia e anche su tutte le altre persone coinvolte nel leggendario furto, compresi Picasso e Apollinaire? Come avete fatto a creare questi personaggi storicamente esistiti e portarli in un fumetto?
Lavorare su storie esistenti è uno dei nostri cavalli di battaglia. Penso che sia ancora più interessante e facile raccontare qualcosa intriso di un’emotività reale per chi racconta ed è fondamentale per entrare a contatto con esperienze di vita vissuta. Naturalmente questo ti permette anche di portare il tuo punto di vista. Quando racconti una storia reale è importantissima la documentazione, sia dal punto di vista testuale che iconografico. In questo caso la vicenda si svolge nella Parigi del 1911 che in quell’anno aveva subito un’esondazione della Senna incredibile per cui siamo riusciti a reperire delle fotografie e molto altro materiale. Io sono sempre molto attento alle fonti e le cerco con cura, su siti italiani ma non solo. Poi questa è una storia molto nota all’epoca e perciò siamo stati fortunati nella ricerca delle notizie. Per tutta la parte di messinscena devi cercare di rendere l’idea di quello che stai raccontando.

Il furto di Monna Lisa da parte di Vincenzo Peruggia è più un atto politico che criminale. Dopo essere stato arrestato, infatti, Vincenzo Peruggia viene celebrato come un eroe in Italia e come un criminale da quattro soldi in Francia. Qual è il tuo rapporto con il protagonista e da che parte ti schieri?
È inevitabile prendere le parti di Vincenzo Perugia perché è un personaggio tragicomico e soprattutto umano. Lui ha i suoi pregi e i suoi difetti:. Sappiamo che ha chiesto dei soldi per il furto della Gioconda quindi il suo è un atto politico ma ha anche tanti ripensamenti, tanti dubbi. Soprattutto dall’inizio percepiamo la sua condizione di sconfitto perché ha subito delle ingiustizie. Tutto questo lo rende un personaggio simpatico. L’ho amato così tanto che mi è dispiaciuto dover chiudere con l’ultima pagina.  Ho giocato molto sulla recitazione e questo mi ha permesso di muoverlo in maniera varia. Il suo gesto è stato però anche guidato dall’ignoranza: come tanti Italiani dell’epoca lui pensava che questo quadro fosse stato rubato da Napoleone e quindi ha anche lui le sue colpe. Ma alla fine della lettura è impossibile non amarlo.

Per amore di Monna Lisa

Nonostante le piccole dimensioni, la Monna Lisa è un quadro leggendario e circondato da sempre da miti, leggende e rivalità, dall’enigmatico sorriso a questa paternità divisa tra Francia e Italia. Perché, secondo te, tra tutti i quadri di Leonardo, questo dipinto è diventato così emblematico? C’entra qualcosa Peruggia?

Sicuramente il gesto di Perugia ha portato alla ribalta la Gioconda che non era conosciuta come tanti altri quadri. Più che per il valore artistico in sé, questo quadro è importante per tutto quello che si porta dietro: dal momento che anche chi non si occupa di arte sfrutta questo oggetto/soggetto per fare una sorta di guerra ideologica significa che rappresenta qualcosa di veramente importante.  Questo gesto ha insegnato che era possibile spostare migliaia di curiosi per vedere un quadro, che diventa uno strumento di business. Forse è proprio qui che l’arte diventa pop, uno strumento di guadagno e di speculazione.

Insieme a Vincenzo Peruggia, anche la Monna Lisa è co-protagonista del fumetto. L’hai mai vista dal vivo e che sensazioni hai provato dinanzi ad un’icona così importante?
Ho visto la Gioconda qualche tempo fa al Louvre e onestamente non mi ha provocato nessuna emozione particolare. Piuttosto mi sono domandato come mai la maggior parte delle persone si concentrasse davanti a questo quadro facendo file incredibili trascurando opere altrettanto importanti presenti nel museo. È interessante, però, poterne raccontare la storia perché alla fine sullo sfondo c’è sempre lei.

Per amore di Monna Lisa

Per amore di Monna Lisa mescola continuamente il piano della realtà con quello della finzione. Che ruolo svolge per te l’immaginazione e quanto è importante nella tua creazione artistica?
Io e Marco abbiamo immaginato subito la storia molto surreale con la parte di sogno perché ho potuto mettere in scena qualcosa che fosse a cavallo tra la realtà storica e il mondo interiore di Vincenzo. È stato molto interessante: è proprio il tipo di fumetto che io amo fare e sono molto contento e non riesco ad immaginare un modo diverso di raccontare questa storia.

A livello grafico il fumetto è ricco di riferimenti al Liberty e all’Art Decò, che erano le correnti artistiche prevalenti ai primi del ‘900 a cui però nessuno dei protagonisti sembra essere interessato, tutti presi dall’arte classica e dalla Monna Lisa, come avete deciso di impostare i disegni in questo modo?
Ho voluto mettere tanti riferimenti a opere e artisti e dare al lettore la possibilità di ritrovarli. A livello grafico c’è un approccio che parte da uno studio dei cartoni della Warner Bros degli anni ’50 e ’60 come i Looney Tuns o la Carica dei 101. È stata una sperimentazione molto interessante che ho intenzione di continuare in futuro.

Anche l’ultima domanda della nostra intervista doppia è ormai di rito. Hai altri progetti in cantiere? Lavorerai ancora con Marco Rizzo?
In questo momento sto lavorando a vari progetti in Francia con  vari sceneggiatori, ho una collaborazione con Disney e ho finito da poco alcune illustrazioni per documentari per la TV (sia italiani sia stranieri). E naturalmente continueremo a lavorare anche con Marco perché finché non arriveremo a 50 volumi insieme non credo che ci fermeremo 🙂

Ringrazio ancora Lelio e Marco per la disponibilità! Ci rivediamo ad aprile con il nuovo fumetto di Carle vs.

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L'unico vero realista è il visionario.



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