Il cefalo coreano – The Glory: un racconto di bullismo e vendetta
Titolo: The Glory
Anno: 2023
Regia: Ahn Gil-ho
Genere: vendetta, crime
Stagioni: 1
Episodi: 16
Durata: 42 – 72 min.
Distribuzione: Netflix
Tra ciò che le vittime hanno perso, cosa pensi che possano riconquistare? Solo la gloria e la dignità. Nient’altro. Alcuni le recuperano con il perdono e altri con la vendetta.

A partire dalla celeberrima trilogia di Park Chan-wook, passando per “Pietà” di Kim Ki-duk e “I Saw the Devil” di Kim Jee-woon, il cinema coreano ci ha abituati a memorabili film sulla vendetta. Con The Glory, la serie targata Netflix uscita in due parti tra dicembre e marzo, anche la serialità coreana ha conquistato la sua grandiosa storia di vendetta, che è stata vista e apprezzata da milioni di persone in tutto il mondo.
Siccome la vendetta è un piatto che va servito freddo, The Glory si prende i suoi tempi distribuendo la narrazione in 16 puntate che procedono come una lunga partita di go (바둑, baduk in coreano), il gioco di strategia giocato dalla protagonista e perfetta metafora dell’intera serie e della sua struttura narrativa.
Al centro del racconto c’è Moon Dong-eun, insegnante di scuola elementare che da adolescente ha subito le violenze fisiche e psicologiche da un gruppo di compagni di scuola capeggiati da Park Yeon-jin, una ragazza così crudele da arrivare a infliggerle molteplici bruciature sul corpo con una piastra per capelli. Segni evidenti e sempre visibili di ciò che ha patito e che continueranno a bruciare, prudere e sanguinare anche a distanza di anni.
A causa dei soprusi Dong-eun lascia la scuola e resta da sola, abbandonata sia da quegli insegnanti che avrebbero dovuto tutelarla all’interno dell’istituzione scolastica, sia da una madre alcolista e indifferente alle sorti della propria figlia. Nonostante ciò, Dong-eun sceglie di non abbattersi, trova lavoro, riprende gli studi e nel frattempo progetta la sua lucida vendetta.

Nel gioco del go (baduk) i due giocatori che si affrontano devono posizionare le proprie pedine, dette “pietre”, sulle intersezioni di una “scacchiera” con lo scopo di controllare un’area più ampia rispetto all’avversario. Dong-eun posiziona la sua prima pietra quasi vent’anni dopo aver lasciato la sua scuola, quando diventa la maestra di Ye-sol, la figlia di Park Yeon-jin e del marito, CEO di una grande impresa di costruzioni. Da quel momento inizia l’accerchiamento dei bulli, le sue azioni destabilizzano il gruppo di amici che ancora si frequentano, costringendoli passo dopo passo, pietra dopo pietra, a muoversi nella direzione da lei voluta, quella che li porterà a pagare per le meschinità compiute non solo nei suoi confronti, ma anche di altre incolpevoli ragazze bullizzate dal branco.
In questo percorso Dong-eun non è sola, ad aiutarla e a formare il suo “gruppo” ci sono una ragazza conosciuta sul lavoro che, piano piano, diventa quanto di più simile a un’amica lei possa avere; una domestica che subisce le violenze del marito e che per lei si trasforma in una sorta di detective; l’ex infermiera della scuola che non è stata in grado di aiutarla quando era ragazza e un giovane medico che le insegna a giocare a go (baduk), gioco che nella sua strategia sarà il punto di contatto con il marito di Yeon-jin. Ognuno di loro sarà fondamentale per la riuscita del suo piano e le resterà al fianco per sostenerla nella sua vendetta.

Come nella migliore “tradizione” coreana la serie nasconde molto poco, viene mostrato il peggio dell’essere umano e ci sono momenti in cui è difficile mantenere lo sguardo sullo schermo. Il piacere sadico con cui Yeon-jin procura dolore e la totale indifferenza nei confronti delle persone a cui lo affligge sono faticosi da sostenere, così come lo sono la pochezza umana, la cattiveria gratuita e la completa insensibilità degli altri membri del gruppo. Tutti sono esteticamente bellissimi, perfetti nei loro vestiti e nelle loro acconciature, ma le loro anime sono mostruose e imperdonabili i loro gesti.
L’efferatezza delle azioni compiute dai componenti del branco mette in luce il problema che scatena l’intero racconto: quel bullismo scolastico così poco marginale nella vita dei ragazzi coreani da essere trattato anche in molti drama pensati per il pubblico più giovane. Quel bullismo spesso agevolato dalle figure che dovrebbero prevenirlo e sanzionarlo. Quel bullismo che è figlio di una violenza più ampia e pervasiva che consente a un marito di colpire la propria moglie, a un genitore di colpire il proprio figlio, a un professore di colpire un proprio studente.
Secondo Kim Eun-sook, l’autrice di The Glory, a tutte queste vittime, alle quali tanto è stato tolto, non resta altro che provare a riconquistare gloria e dignità. Per farlo non hanno che due possibilità: il perdono o la vendetta. Lei ha scelto di raccontarci la vendetta.
Articolo a cura di Eleonora Serra.
The Glory è disponibile anche su Netflix Italia.



