Carle vs Tommaso Renzoni e Raffaele Sorrentino. Intervista a Raffaele Sorrentino
Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs., la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist3 per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti. Potete leggerci ogni primo/secondo giovedì del mese. Per il mese di aprile abbiamo deciso di parlarvi di Fehida di Tommaso Renzoni e Raffaele Sorrentino (Minimum Fax) che, liberamente ispirato a fatti reali, narra com’è vivere e morire dentro una faida di ‘ndrangheta, in una spirale di sangue capace di annientare i sogni, i desideri e le speranze di tutti coloro che ne fanno parte. Da noi potete leggere le risposte di Raffaele Sorrentino, mentre per leggere quelle di Tommaso Renzoni dovrete nuotare su Tararabundidee di Carla G.
Buona lettura!

Tommaso Renzoni e Raffaele Sorrentino, Fehida, Minimum fax. Pag. 191, € 19,00
Ciao Lele e benvenuto su Una Banda di Cefali. Sono felicissima di ospitarti nel nostro acquario. La prima domanda della nostra intervista doppia è ormai di rito. Com’è nata la collaborazione con Tommaso Renzoni e come avete lavorato insieme a questo graphic novel?
Ciao Carla, grazie a te per l’invito! La collaborazione tra me e Tommaso è iniziata nel 2021. Ci ha messo in contatto Carlotta Colarieti, che è l’editor della collana Cosmica (la collana di fumetti di Minimum Fax), proponendoci di collaborare alla realizzazione di un fumetto. Siamo quindi partiti da un soggetto di Tommaso e abbiamo lavorato
insieme alla scrittura della sceneggiatura. Tanto che è complesso oggi dire chi ha scritto cosa. Sono stato molto fortunato perché con Tommaso abbiamo trovato subito un ottimo feeling!
Fehida parla di criminalità organizzata, in particolare di ‘ndrangheta, è liberamente ispirato alla faida di San Luca degli anni ‘90 ed è ambientato tra l’Italia e la Germania. Lele tu sei campano di origine trapiantato a Bologna; dove nasce l’idea di raccontare la ‘ndrangheta calabrese in un fumetto e come mai proprio questo periodo?
La scelta di raccontare quel racconto in particolare nasce dalla proposta di Tommaso e Carlotta. Il modo in cui abbiamo scelto di raccontarlo e il come invece erano le cose che mi interessavano maggiormente. Era da qualche anno che volevo tornare a fare fumetti e sapevo di voler raccontare una storia come quella narrata in Fehida, quindi il materiale di partenza è stato l’ideale. Rispetto a Tommaso ho scelto di non approfondire totalmente la vicenda da cui prendiamo ispirazione. Non volevo che potesse influenzarmi troppo rischiando di bloccarmi in qualche modo. Per questo lavorare insieme alla sceneggiatura è stato essenziale. Tra l’altro ho cercato di trasportare quelli che sono i posti della mia infanzia all’interno del volume, cercando di far sì che il racconto potesse parlare anche di cose che conosco in prima persona e renderlo più universale.
Già dalle prime tavole, al momento del sorteggio, si comprende quello che sarà uno dei protagonisti di Fehida: il destino. Che ruolo svolge nella storia e nella vita dei protagonisti?
Il destino o meglio ancora la libertà e le aspettative sono due dei temi centrali del volume. All’interno della storia i protagonisti vengono trascinati in una spirale di violenza fatta anche di false scelte. Non hanno mai davvero il controllo di quello che sta avvenendo e nonostante ci siano figure decisionali a muovere i fili della vicenda anche queste sembrano poi muoversi in balia di eventi incontrollabili.

Fehida non è soltanto una storia di ‘ndrangheta, ma anche quella di un rapporto amoroso proibito tra i due ragazzi che diventano una sorta di Romeo e Giulietta ostacolati dalle rivalità tra le due famiglie. La loro relazione, se scoperta, potrebbe generare una nuova faida. In un’organizzazione dove il machismo è la base, come viene sentita l’omosessualità e perché avete deciso di inserirla nel fumetto?
Volevamo raccontare in primis delle persone e la storia, di quei due personaggi, era essenziale per rapportarci con quello che è un altro dei fili del volume: la mascolinità. Pur raccontando una storia di criminalità (solitamente associata a caratteri maschili machisti negativi) volevamo raccontare tante forme di mascolinità e di idee di
maschio. Dove la virilità è solo una maschera che ci viene spesso cucita addosso. Il rapporto tra i due ragazzi è nato molto spontaneamente anche da questa esigenza narrativa.
I personaggi sono tutti uomini, rivali, assetati di vendetta, ma sono anche ragazzi svezzati a pane e pistole. In un mondo in cui il rito d’iniziazione è farsi una sega e poi sparare, perdendo in un attimo innocenza e sogni, mi sono
ritrovata ad empatizzare con alcuni personaggi, che rimangono vincolati a queste leggi, ma che sognano altro. Faceva parte del vostro piano fare in modo che i lettori provassero pena per i personaggi, anche se commettono bestialità indicibili?
Assolutamente, come ti dicevo prima, volevamo raccontare delle persone e il processo di empatia era essenziale. Sono tutti cattivi è vero, ma la loro vita è la vera tragedia. Del resto, hanno mai avuto davvero scelta?

Parlare di criminalità organizzata può rivelarsi un’arma a doppio taglio perché, sebbene gli intenti siano altri, si rischia di offrirne un ritratto in qualche modo positivo. Come avete trovato la chiave giusta per parlarne restando umani ma obiettivi al tempo stesso?
L’importante era raccontare il basso, lo schifo, creare dei personaggi umani senza mai arrivare a mitizzare nulla di quello che avviene. Gli omicidi sono sempre rapidi, non c’è alcuna gloria, solo polvere e vittime.
A livello grafico hai fatto una scelta precisa riguardo ai colori perché la palette ha ruolo attivo all’interno della storia e cambia in base alla fazione della faida. Da dove viene questa scelta?
I colori sono merito di Riccardo Pasqual, ci siamo confrontati per alcuni mesi su quelle che potevano essere le tonalità adatte a raccontare il volume. In ogni caso come riferimento ci siamo dati l’idea che il colore fosse in qualche modo narrativo, le famiglie hanno colori diversi e certe volte, non è un caso che questi possano anche mischiarsi.
Insomma l’idea era un colore irreale ma che potesse sposarsi e raccontare fondendosi con il disegno. La scelta di Riccardo ai colori è stata essenziale, in passato abbiamo già lavorato assieme e credo di parlare per lui, dicendo che abbiamo l’uno una fortissima stima del lavoro dell’altro. Vale la pena ricordare che ai colori ci hanno dato una mano
per completare il volume anche Giopota, Vyles e Alessandro Piras.
Anche l’ultima domanda della nostra intervista doppia è ormai di rito. Hai altri progetti in cantiere? Lavorerai ancora con Tommaso Renzoni?
Per quanto riguarda Tommaso ti direi immediatamente “sì”, ma spero possiate scoprirlo di persona molto presto.
Per quanto il resto, attualmente sto lavorando a un fumetto che spero possa concretizzarsi prossimamente, si tratta di un volume con un altro autore che stimo tantissimo, Dario Sostegni. In quel caso mi sto occupando di co-scriverlo con lui (come per Fehida), mentre a lui toccherà disegnarlo.
Un grazie di cuore a Raffaele Sorrentino per la disponibilità e ci rivediamo il mese prossimo con una nuova intervista di #carlevs.
Potete acquistare Fehida sul sito dell’editore cliccando qui.



