Carle vs Fortezza Volante. Intervista a Miguel Vila
Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs., la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist3 per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti.
Prima di salutarci per le vacanze estive abbiamo deciso di parlarvi di Fortezza volante di Lorenzo Palloni e Miguel Vila (Minimum Fax – collana Cosmica) un racconto di fantascienza-rétro in chiave italiana che si ispira a uno degli eventi di cronaca più strani mai registrati nella storia d’Italia. In una notte d’estate del 1933 un velivolo misterioso si schianta al suolo nei pressi di Vergiate, nel varesotto, lasciando dietro di sé una densa coltre di fumo rosa e un omicidio irrisolto. Mussolini in persona ordina da subito che l’accaduto venga insabbiato e istituisce un Gabinetto Speciale per indagare in segreto sull’oggetto volante non identificato. Ciò che i personaggi scopriranno li obbligherà a misurarsi per la prima volta nella storia con forze extraterrestri e tecnologie aliene, in un vorticoso intreccio di spionaggio internazionale che anticipa di trent’anni gli incidenti di Roswell e riscrive i contorni dell’ufologia. Qui su una banda di cefali potrete leggere le risposte di Miguel Vila mentre per leggere quelle di Lorenzo Palloni dovrete fare un bel tuffo da Tararabundidee di Carla G.
Buona lettura!
Ciao Miguel e benvenuto su una banda di cefali. Grazie mille a entrambi per esservi prestati a questa doppia fatica. La prima domanda della nostra intervista è ormai di rito: com’è nata la collaborazione con Lorenzo Palloni e come avete lavorato insieme a questo graphic novel?
Ciao, piacere. Grazie a te per l’invito. Tutto è cominciato nel 2021 quando Carlotta Colarieti, curatrice della neonata collana Cosmica di Minimum Fax, mi ha chiesto se volessi disegnare una storia di Lorenzo Palloni. Io stavo finendo Padovaland e più tardi avrei cominciato Fiordilatte, ma ho accettato poiché sapevo già che sarebbe uscito fra il 2022 e il 2023. Di tempo ce n’era.
In Fortezza volante raccontate un episodio alquanto sconosciuto e insolito accaduto durante il regime fascista, quando nel 1933 quando “un velivolo non convenzionale” si schiantò al suolo nei pressi di Vergiate, nel varesotto, e lasciò dietro di sé una densa coltre di fumo rosa e un omicidio irrisolto. Un mix di storia e fantascienza, insomma. Da dove nasce l’idea di crearci un fumetto? Com’è nato il titolo?
L’idea è stata elaborata da Lorenzo e Carlotta, io sono arrivato dopo. Una storia ambientata nella Lombardia degli anni ’30 mi ispirava molto, tuttavia non avevo mai toccato il genere fantascientifico. Ero comunque incuriosito nel provare qualcosa di nuovo e non ci ho pensato due volte. Non ne ho mai parlato con Lorenzo, ma credo che il titolo Fortezza Volante citi il nome di un bombardiere americano della Seconda guerra mondiale.
Siete riusciti in qualche modo a reperire materiale storico su questo episodio nonostante la censura fascista? Vi è capitato di trovarvi dinanzi a fake news o bufale dell’epoca?
Non saprei, Lorenzo si è occupato di tutta la documentazione storica. E, a dire il vero, pure io mi sono fatto le mie ricerche perché facevo una grandissima fatica a disegnare le vite di Vergiate in epoca fascista. Di foto vecchie se ne trovavano davvero poco. A me interessava soprattutto essere fedele alle architetture, tuttavia il paesino era cambiato tantissimo in 80 anni e alla fine ho dovuto immaginare tanti dettagli, cosa che di per sé si è rivelata positiva perché offriva più spazio alla creatività.
In realtà, in Fortezza Volante il fatto reale rappresenta solo il punto di partenza per un viaggio nella fantascienza, nel romanzo storico, di spionaggio, d’azione. Come avete trovato la chiave giusta per mescolare tutti questi generi?
Dal mio punto di vista ho preferito non ragionare coi generi e, soprattutto, ho fatto finta che il soggetto di Lorenzo fosse stato mio; è difficile da spiegare ma ci proverò: mi son trovato ad aggiungeredettagli che nelloscritto non c’erano e non sempre erano necessari. Creavo così un’atmosfera personale e, di conseguenza, un legame stretto con un libro il cui genere, appunto, non c’entrava molto con i miei gusti.Bisogna dire che questa “riscrittura” visiva è stata possibile perché Lorenzo è uno sceneggiatore che dà moltissima libertà a chi disegna i suoi lavori.
Dal punto di vista della sceneggiatura la storia è strutturata in modo abbastanza lineare (suddivisione in atti, luoghi e tempi indicati in modo preciso ecc.) con un intreccio mai banale. Dal punto di vista grafico, invece, le tavole sono incredibilmente destrutturate, con le vignette che cambiano continuamente di forma, struttura, posizione. Come avete trovato l’equilibrio tra storia e disegni?
È stata una sfida molto rischiosa, perché Lorenzo ha un modo di narrare le storie completamente diverso dal mio, tanto che in più momenti abbiamo dovuto entrambi adattarci allo stile dell’altro. Perciòè stato necessario mettere in discussione le scelte rigide che eravamo abituati a prendere nei lavori precedenti (più da parte mia perché non avevo mai lavorato assieme a uno scrittore prima d’ora).
Come mai il fumo, la fortezza e tante altre cose sono rosa in questa storia? Pensando a un’associazione banalissima di colori, tra fascismo, spie e ufo, l’ultimo colore che mi verrebbe in mente è il rosa, non è per la Barbie Fever, vero?
Penso che i colori siano un elemento fondamentale per la narrazione fumettistica, molto più di quanto si creda. Inizialmente mi volevo accontentarecondelle palette monocromatiche,sullo stile della videocomunicazione Luce ecc. poi ho intuito che un una tinta poco diffusa nelle arti del Ventennio come il rosa avrebbe palesato meglio lo “shock” tanto dei popoli quanto delle autorità terrestri nei confronti della bizzarra civiltà aliena che approda in Lombardia.
I personaggi di Fortezza volante sono fascisti a vari livelli e sono tutti caratterizzati da una profonda ambiguità perché ciascuno, in modo diverso, vuole soltanto perseguire i propri obiettivi. Neanche chi all’apparenza sembra più buono si salva. È questo frutto del loro essere fascisti?
Questo aspetto della storia mi piaceva molto perché i personaggi ambigui sono molto stimolanti da disegnare. Detesto quando i protagonisti si rispecchiano nella loro morale a 360 gradi;mentre in una storia dove non è chiaro chi davvero sia il buono e il cattivomi sento libero d’interpretare gli individui in una chiave più umana, e quindi non distaccata dalle mie esperienze di vita.
Il fumetto si apre alla fine degli anni ‘90. Quando chi legge si approccia al fumetto, all’inizio si trova in un clima familiare fino a che non si arriva al primo capitolo e allora si viene catapultati in una storia così ben costruita che si dimenticano quasi i piani temporali: ma siamo nell’Italia degli anni ‘30 e contemporaneamente ci sono tanti richiami al presente: contraddizioni enormi, storie sociali che si intrecciano, discriminazioni. Dove avete trovato il tempo di collegare anche passato e presente? Stiamo rischiando di ripetere gli stessi errori del passato?
Il fumetto tratta moltissime tematiche attuali, io ci ho visto soprattutto la sete di supremazia che mette mano sulle nuove scoperte scientifiche; mi riferisco in questo caso alle tecnologie extraterrestri che vengono sfruttate per la creazione di un raggio letale e invincibile. A me tutto ciò ricorda la proliferazione delle armi nucleari, un problema ancora oggi persistente. In poche parole, la narrazione del passato evidenza vizi umani che difficilmente si dissolvono nel tempo.
Sono cresciuta a suon di X-Files, Roswell e Doctor Who e perciò sono curiosa di sapere quali serie, film vi hanno ispirato per le atmosfere di Fortezza Volante.
Non sono un grande fan di serie televisive, ma fin da giovane ho sempre apprezzato il classico cinema di fantascienza. Alien era tra i miei preferiti, lo xenomorfo di Gigerè una rappresentazione credibile di un mondo ostile che non ha nulla a che fare con la vita terrestre. Per le scene di violenza mi son venuti in mente i body-horror, quindi i classici di Cronenberg (La mosca, Pasto nudo, Videodrome) ma anche altri film deliranti come La Cosa o Allucinazione Perversa. Per gli scenari con i contadini e la vegetazione monocroma avrei voluto ispirarmi alle opere di Tarkovskij ma non ci son riuscito.
Anche l’ultima domanda della nostra intervista doppia è di rito: progetti in cantiere? Lavorerai ancora con Lorenzo?
Al momento sto lavorando a Comfortless, un terzo volume per Canicola che chiuderà la Trilogia del Nordest assieme a Padovaland e Fiordilatte. Una nuova collaborazione con Lorenzo in futuro è altamente probabile.
Intervista a cura di Carla De Felice







