Intervista a Emiliano Longobardi
Rusty Dogs è stato un webcomic seriale crime-noir originariamente pubblicato online dal 2009 al 2019, scritto da Emiliano Longobardi, libraio e sceneggiatore sardo, e disegnato da cinquanta disegnatori italiani impegnati con i più importanti editori italiani e stranieri. Nel 2019, a chiusura della serie sul web e per festeggiare i dieci anni del webcomic, Rusty Dogs è stato raccolto in un volume cartaceo che raccoglie tutti i 50 episodi. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il gentilissimo Emiliano che ci ha raccontato qualcosa di più su questo lungo e interessante progetto.

Ciao Emiliano e benvenuto su una banda di cefali. Siamo molto felici di ospitarti nel nostro sito.
Rusty dogs è nato nel 2009 come webcomic, si è concluso nel 2019 al cinquantesimo episodio diventando un libro cartaceo. Come e quando è nata l’idea alla base del fumetto e come l’hai sviluppata?
L’idea è nata nel 2007/2008, in maniera del tutto casuale e sulla base di un’auto-provocazione giocosa: ai tempi – in epoca pre-social – i contatti online si mantenevano o via forum o via blog. In quegli anni, reduce dall’esperienza di critica fumettistica online su Rorschach prima e Comics Code dopo – avevo aperto un blog personale che aveva un cospicuo numero di contatti giornalieri e una lunghissima sezione link: una sera, mentre come d’abitudine partivo da lì per vedere quali autori di fumetti avessero aggiornato i propri blog, ho notato come molti di quei disegnatori – pur nelle grandi differenze stilistiche – avessero un certo rapporto con il nero e le atmosfere scure e ho pensato che sarebbe stato bello se un editore li avesse coinvolti in un progetto crime/noir. Mentre mi trastullavo con quest’idea mi sono anche chiesto a chi avrei fatto scrivere una roba simile e – con tutta la presunzione di cui sono capace – la risposta è stata che mi sarebbe piaciuto essere io a farlo. Da lì in poi, questo aspetto onanistico è diventato un piccolo, piacevole tarlo, che in breve tempo ha dato origine all’idea di Rusty Dogs: storie brevi di genere crime, scritte tutte da me, ma ognuna disegnata da un diverso disegnatore, tutte leggibili autonomamente, ma ambientate nello stesso quartiere fittizio e fra loro collegate in maniera diversa (ora allusiva, ora più stringente).

Una delle particolarità di Rusty dogs è la miriade di fumettist* che vi hanno lavorato. Come sei riuscito a reclutare così tant* fumettist* divers* e a farl* appassionare al tuo progetto? Com’è stato mettere insieme così tante teste?
Non essendo un editore e non avendo capitali a disposizione, ho proposto l’idea ai diversi disegnatori come progetto amatoriale zero-budget da portare avanti per il solo gusto di divertirci coi codici del genere. Sono partito da quei disegnatori con cui già avevo un rapporto o di amicizia o comunque di solida stima reciproca per evitare fraintendimenti proprio sulla natura del progetto e sul motivo per cui non mi fossi presentato con una proposta economica. L’idea è stata progressivamente accolta con divertimento ed entusiasmo e dalla trentina di disegnatori che ho coinvolto e pensavo di coinvolgere all’inizio siamo col tempo arrivati a cinquanta anche perché molti si sono proposti di loro iniziativa. Colgo l’occasione per ricordarne tutti i nomi: ArmitanO, Elisabetta Barletta, Antonello Becciu, Michele Benevento, Giacomo Bevilacqua, Lelio Bonaccorso, Riccardo Burchielli, Giancarlo Caracuzzo, Raul Cestaro, Luca Claretti, Massimo Dall’Oglio, Davide De Cubellis, Andrea Del Campo, Werther Dell’Edera, Fabio Detullio, Fabrizio des Dorides, Michele Duch, Pasquale Frisenda, Andrea Gadaldi, Pier Gallo, Davide Garota, Gianfranco Giardina, Giulio Giordano, Giuliano Giunta, Emanuele Gizzi, Simone Guglielmini, Antonio Lucchi, Giuseppe Marinello, Alberto Massaggia, Francesco Mortarino, Guido Nieddu, Lorenzo Palloni, Giuseppe Palumbo, Davide Pascutti, Michele Petrucci, Rossano Piccioni, Giorgio Pontrelli, Maurizio Ribichini, Andrea Rossetto, Armando Rossi, Lorenzo Ruggiero, Antonio Sarchione, Daniele Serra, Marco Soldi, Cristiano Spadoni, Claudio Stassi, Joachim Tilloca, Riccardo Torti, Iacopo Vecchio e Walter Venturi. Scegliere tutte queste teste è stato l’aspetto più semplice, data la loro bravura (al netto di qualche esordiente o emergente di ottime prospettive, si trattava e si tratta di alcuni fra i più importanti disegnatori italiani, al lavoro stabilmente con le più importanti realtà editoriali sia italiane che estere), è stato decisamente più impegnativo misurarmi in maniera specifica con ognuno in particolare per cercare di scrivere proprio per ognuno di loro una storia che gli fosse congeniale da una parte e che non tradisse i presupposti della serie dall’altra. In questo senso è stato cruciale il contributo dell’editor del progetto, Andrea Toscani, e – sotto il profilo pratico – quello di Mauro Mura, che ha curato graficamente il blog e ogni episodio, oltre a realizzarne il lettering.
Hai adattato la sceneggiatura a* disegnator* o hai scritto ogni storia per * disegnator* precis*?
Come accennavo, ho cercato di scrivere per ogni disegnatore una storia su cui si sentisse stimolato a lavorare perché ci poteva trovare o atmosfere o personaggi o situazioni che lo appagassero a prescindere dal genere della serie, ma – allo stesso tempo – ogni storia doveva rispondere a una logica di coerenza interna, essendo tassello di un mosaico più ampio e coeso. A distanza di ormai quasi cinque anni dall’uscita del volume, a risfogliarlo e rileggerlo, una delle soddisfazioni maggiori è la consapevolezza di esserci riuscito.

Tra i protagonisti di Rusty Dogs, e non solo per il titolo, ci sono i cani che tornano in molti episodi. Cosa ti ha ispirato in questa scelta?
Sono gli animali che prima e più di altri hanno accettato la convivenza con l’uomo, sono uno specchio metaforico e allegorico in cui l’uomo trova i riflessi del proprio meglio e del proprio peggio.
Tutte le tue storie sono brevi e hanno una struttura regolare. È stato difficile sviluppare tutte le varie storie in questo spazio relativamente ridotto?
All’inizio, prima che il progetto partisse produttivamente, le storie sarebbero dovute essere di lunghezza variabile fra una, due, tre e quattro pagine, ma quando poi ho iniziato a scriverle mi sono reso conto che l’unità narrativa minima (che potesse permettere a ogni episodio singolarmente e a tutti gli episodi insieme di avere il respiro che mi sarebbe piaciuto avesse la narrazione) fosse quella delle quattro pagine: una pagina di apertura, il giro-pagina che porta a una coppia di tavole affiancate in cui concentrare il cuore e una tavola di chiusura sul secondo giro-pagina. Dopo aver scritto i primi episodi, mi sono ritrovato perfettamente a mio agio su quella distanza, non nel senso che mi sia venuto facile scrivere, ma mi veniva naturale pensare che quello fosse il passo giusto, un po’ come per i 3 minuti e mezzo di una canzone. Inoltre, ma questo è un discorso “produttivo” più che creativo, non me la sarei davvero sentita di chiedere un impegno gratuito più lungo ai disegnatori, ai quali sarò sempre grato per aver accettato di lavorare a quelle condizioni di partenza.

Il web-comic ha avuto una vita molto lunga, di ben dieci anni. In quegli anni è cambiato molto anche il modo di vivere e usare la rete. Mi chiedevo allora se il pubblico di lettor* ti è rimasto fedele nel corso degli anni o se ci sono state delle variazioni nei numeri e nell’engagement.
Le variazioni sono state tantissime: nei primi due/tre anni abbiamo avuto un seguito più che discreto e in continua crescita, ma le uscite non sono mai state regolari e abbiamo avuto più di un rallentamento anche consistente, per cui abbiamo pagato dazio e – al netto di uno zoccolo duro di qualche migliaio di persone sempre fedeli – abbiamo ogni volta dovuto riconquistare la curiosità e la fiducia del grosso del pubblico, che nel tempo si è rinnovato tantissimo. Una volta che Facebook è però esploso, ma non era ancora dominato da certi limiti imposti dall’algoritmo, però, quella piattaforma è stata importantissima per promuovere il progetto con continuità e contrastare l’erosione ancora più gravosa di lettrici e lettori dovuta ai lunghi tempi di latenza/latitanza fra i diversi episodi.
7. Per esperienza ho capito che più passano gli anni, più aumentano gli impegni, più diventa difficile conciliare gli impegni lavorativi veri alle passioni. Il fatto che il tuo progetto sia durato per ben dieci anni è veramente apprezzabile. Come sei riuscito a trovare il tempo e le energie da dedicare a Rusty Dogs per così tanto tempo?
Tigna. La voglia di vederlo concluso, sia per me sia per i disegnatori che ci lavoravano: una volta partiti sarebbe stato gravissimo lasciare il progetto a metà. E ha avuto un peso anche non voler fare la figuraccia con chi leggeva: era un progetto gratuito per noi che ci abbiamo lavorato e per chi ne fruiva, è vero, ma – da lettore quale sono, innanzitutto – credo molto nel patto fra autore (ed editore…) e pubblico, a qualsiasi livello.

Com’è stato il passaggio dal web alla carta? Come mai questa scelta?
Rusty Dogs è nato per essere un web-comic ed è quella cosa lì, è stato ed è quello. Però, nel corso del tempo, più di una volta mi sono interrogato sulla possibilità di dargli forma cartacea: sia perché amo i libri come lettore sia perché li amo come libraio sia perché nulla avrebbe vietato al progetto di prendere anche quella forma. Sempre nel corso del tempo si sono anche affacciati diversi editori apparentemente interessati a farne un volume, ma la cosa non è mai andata oltre la generica manifestazione di interesse perché non è mai stato fatto seguito a una serie di condizioni, fra cui quella economica, che ponevo. Quando poi ho avuto certezza che l’esperienza online avrebbe avuto una sua naturale conclusione, allora ho deciso di produrre io il volume, che è uscito proprio a coronamento e “celebrazione” della conclusione del percorso online e dei suoi dieci anni.
Qual è il bilancio complessivo della lunga esperienza di Rusty Dogs? La ripeteresti?
Il bilancio è quello di una delle esperienze più importanti, esaltanti, deprimenti, coinvolgenti, angoscianti, ossessive, formative e stimolanti della mia vita. Penso basti questo a rispondere a tutto.
Ultima domanda di rito: progetti per il futuro? Stai lavorando a qualche nuova sceneggiatura?
Sto lavorando a tre storie lunghe non a episodi, tutte e tre a cavallo tra i generi (fantascienza, fantasy e horror) e ho iniziato a occuparmi di comunicazione aziendale attraverso il fumetto.
Intervista a cura di Carla De Felice



