Ne è valsa la pena: intervista
Germano Nicolini, anche detto Comandante Diavolo, è una delle figure iconiche della storia partigiana. Ha vissuto mille vite, tutte raccontante in Ne è valsa la pena, graphic novel a sei mani pubblicato da Ottocervo. Abbiamo deciso di porre un po’ di domande ai tre autori, Marco Aldrighi, Christian Galli e Alberto Bugiù, e qui potete leggere la nostra intervista. Buona lettura.
Ciao ragazzi e benvenuti su una banda di cefali. Ne è valsa la pena è un fumetto realizzato “a 6 mani”. Com’è nata questa collaborazione e come avete organizzato il vostro lavoro insieme?
Grazie per l’invito, è un piacere essere ospiti della vostra rivista. Questo progetto nasce dal desiderio di tante persone di espandere l’esperienza di Germano Nicolini, anche detto Comandante Diavolo, a un nuovo medium: il fumetto. Una serie di circostanze ha portato al coinvolgimento di noi tre autori, Marco Aldrighi, Christian Galli e Alberto Bugiù, e a un anno e mezzo di intenso lavoro, tra ricerca, scrittura, disegno, colorazione, lettering, ecc. Lavorare a quattro o, come in questo caso, sei mani non è mai facile. Se non si crea fin dall’inizio la giusta sintonia tutto è perduto. Fortunatamente per noi, siamo riusciti a trovare quasi subito un buon ritmo di lavoro e a procedere di pari passo, consigliandoci e senza calpestarci i pedi.
Sul partigiano Germano Nicolini noto anche come “Comandante Diavolo”, sono stati scritti numerosi libri e tra le varie, è anche il protagonista della famosa canzone dei Modena City Ramblers Al Dievel. Da dove nasce l’idea di dedicargli una biografia a fumetti?
È vero, su Germano è stato scritto e fatto tantissimo! Romanzi, articoli di giornale, documentari e, persino, podcast. Ciò che mancava era un graphic novel che ne ripercorresse, con un tono più narrativo, i momenti salienti della sua vita: il partigianato, il carcere, il processo, ecc. Un vuoto che ha portato la famiglia Nicolini a rivolgersi a noi autori e a Circolo Culturale Primo Piano per tentare di colmarlo, dando vita a una biografia a fumetti in grado di consegnare questo bagaglio di esperienze a nuovi lettori, anche più giovani. Il tutto in stretta collaborazione con gli sponsor e l’editore Ottocervo, che ha abbracciato il progetto con entusiasmo inserendolo subito nel suo catalogo.
La memoria è un atto di civiltà, forse anche per questo quando muore un partigiano, veniamo (noi cefali sicuramente sì) presi da un senso di colpa, perché a mancare è un pezzo della nostra storia. Nell’idea di questo progetto c’è anche l’urgenza mettere a riparo queste storie dal rischio dell’oblio?
Sì, ma indipendentemente dal partigianato. In quanto autori, sentiamo sempre l’esigenza di mettere al riparo dall’oblio le storie che vogliamo raccontare, qualunque sia la loro provenienza, se ispirate a vite reali o inventate. Un po’ perché ci affezioniamo ai personaggi che attraversano la nostra fantasia, fino a farli diventare veri e propri amici, un po’ perché l’idea di tenerli chiusi nel cassetto ci spaventa. A maggior ragione quando portano con sé valori umani universali come quelli di Germano Nicolini, ancora oggi in grado di ispirare e di far riflettere intere generazioni.
Germano Nicolini è una figura chiave della nostra Resistenza. La sua vita è stata romanzesca, intensa e vissuta pienamente fino alla fine. Come avete scelto su quali aspetti focalizzarvi?
Ha richiesto un grandissimo sforzo di ricerca e, successivamente, di selezione e sintesi. Il pericolo di raccontare personaggi come il Comandante Diavolo è quello di lasciarsi travolgere dalla “valanga” di avventure che ne hanno segnato la vita, senza riuscire a trovare i giusti focus narrativi. Ecco perché siamo ripartiti dall’inizio, estraniandoci da tutto ciò che sapevamo di Germano e provando a riscoprirlo come dei perfetti sconosciuti, attraverso fotografie, interviste, pagine di diario, ecc. Solo dopo tutta questa fase di analisi siamo riusciti a trovare gli episodi giusti da raccontare all’interno del fumetto, quelli cioè che secondo noi riuscissero a trasmettere un’immagine il più definita possibile di chi è stato Germano Nicolini in vita e delle ragioni della sua lotta. I colori di Alberto Bugiù, poi, hanno reso tutto più semplice: donando a ogni flashback una tinta monocromatica differente che lo rendesse immediatamente riconoscibile.
Il vostro fumetto comincia subito dopo la morte del Diavolo e ci mostra Irina, la sua badante negli ultimi dieci anni, che ritrova alcuni cimeli del Comandante mentre sistema la casa. Questi cimeli fanno poi da introduzione alle storie del protagonista. Da dove nasce l’idea di raccontare la storia dei Diavolo attraverso dei ricordi e flashback?
Da due cose: un’esigenza narrativa e una passione. Nel primo caso, perché ci serviva una “cornice” in grado di racchiudere i momenti salienti della vita di Germano, permettendo anche ai lettori neofiti di avventurarsi più facilmente in queste pagine di storia così ricche e complesse. Una passione, invece, perché Marco Aldrighi, lo sceneggiatore del fumetto, ha un’ossessione molto particolare: quella per le valigie. È incuriosito da sempre da questi “contenitori” temporanei in cui mettiamo più o meno alla rinfusa i nostri effetti personali. A volte per partire, altre per tornare e altre ancora per restare. Allora quale modo migliore per raccontare una vita così densa di ricordi come quella di Germano, se non proprio sfruttando la forza simbolica della valigia?
Nicolini sognava un mondo più giusto e la sua vita è stata un esempio di integrità, lealtà, onestà. Questo però è un tratto che possiamo ritrovare in molti testimoni della resistenza. Sentivano la responsabilità di essere artefici della Costituzione Repubblicana?
Sentivano la responsabilità di costruire un mondo diverso, per sé stessi e per i loro figli, ostacolando un nemico che rappresentava la negazione totale della libertà di pensiero e di essere dell’individuo. Non era solo il sogno di un mondo “migliore” e più giusto, altrimenti non sarebbero scesi in campo mettendo a repentaglio la loro stessa vita, ma anche la volontà di dargli forma. Dal ’43 al ’45 uomini e donne come Germano hanno lottato con tutte le loro forze contro il nazi-fascismo per restituire all’uomo il suo spazio, i suoi diritti e il suo futuro. Erano persone comuni che volevano fare la cosa giusta, agendo nell’immediato. Christian lo sa bene, perché anche suo nonno è stato uno di loro e non ha mai fatto mistero che mentre combatteva non pensava certo alla Costituzione, ma alla libertà.
Il nostro Paese ha avuto sempre un rapporto turbolento con i resistenti e la Resistenza. Esempio può essere proprio Germano Nicolini, la cui vicenda può essere presa come caso scuola di un certo desiderio che perlopiù viaggia sotterraneo di riscrivere la nostra storia più recente. Pensate che questo desiderio si possa trasformare in rischio concreto?
Il rischio è concreto e lo stiamo vedendo realizzarsi proprio oggi, davanti ai nostri occhi. Basti pensare, per fare qualche esempio concreto e attuale, a quello che sta succedendo in Sicilia, nel Centro per il Rimpatrio per migranti recentemente inaugurato a Pozzallo, o con l’accordo Italia-Albania sempre sui Cpr. Sono la morte di tutti quei valori che hanno contraddistinto la lotta partigiana e, a loro modo, una riscrittura della storia. Più i confini geografici vengono rafforzati, più si inspessiscono le barriere intorno al cuore e alla mente della gente, aumentando i sentimenti di rabbia, frustrazione e angoscia. Nonché il pericolo di ulteriori privazioni di diritti ritenuti universali. Vogliamo comunque mantenere un atteggiamento positivo e ottimista, vogliamo credere che per quanti bugiardi e detrattori della storia partigiana e dei valori costituzionali possano nascere, ce ne sarà sempre uno in più che voglia tramandare quello che la Resistenza ha realmente fatto per questo paese. Bisogna combattere con la dialettica e la cultura, con fumetti come questo.
La curiosità è cefala, per cui non possiamo risparmiarvi l’ultima domanda di rito: qual è il bilancio di questo lavoro collettivo? Avete in programma di scrivere altro insieme?
Il bilancio è assolutamente positivo. Il fumetto ha trovato i favori del pubblico, intercettando anche nuovi lettori e curiosi di scoprire di più sulla vita di Germano o, in generale, sul periodo della Resistenza. Abbiamo ricevuto tantissimi feedback e ascoltato storie simili a quella raccontata nel fumetto. È sempre bello vedere come un libro riesca ad aprire le porte sul vissuto delle persone. Per quanto riguarda noi autori, al momento stiamo lavorando a nuovi progetti individuali ma speriamo, un domani, di poter tornare a collaborare insieme.
Intervista a cura di Carla De Felice e Fabio D’Angelo
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