Il cefalo coreano – Mask Girl: il dolore dietro la maschera

Uscita su Netflix a fine agosto, Mask Girl è stata l’ennesima serie sudcoreana ad entrare nella top 10 delle serie più viste sulla piattaforma. Una conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, dell’interesse verso il mondo dell’intrattenimento coreano, soprattutto per quei prodotti in grado di uscire dagli schemi, di raccontare storie non facili e che portano con sé una buona dose di turbamento.
Tratta da un webtoon (una forma di graphic novel pensata per il web e nata in Corea del Sud nei primi anni 2000) uscito tra il 2015 e il 2018, nella sua versione con attori in carne e ossa Mask Girl è stata scritta e diretta da Kim Yong-hoon, regista di Beasts Clawling at Straws (in italiano: Nido di vipere), thriller che ha ricevuto riscontri positivi da parte della critica e che è stato presentato al Far East Film Festival del 2020.
Nella serie tutto ha inizio con Kim Mo-mi, una bambina che ama cantare e ballare. Una bambina molto carina che sogna di continuare a esibirsi davanti a un pubblico che la ammira e la applaude, ma che vede il suo sogno infrangersi quando, crescendo, perde completamente la sua bellezza.
In un Paese in cui la perfezione estetica è pretesa e ricercata, con quel volto allungato e quei tratti spigolosi che la collocano tra le persone considerate “brutte”, non le resta altro che diventare una delle tante e anonime impiegate che popolano gli uffici nei grattacieli di Seoul. La scintilla del sogno può restare viva solo la notte quanto, con una maschera a coprirle il volto, si esibisce come cam girl di successo.

Mask Girl inizia da qui per poi andare molto oltre, scavando non solo nelle conseguenze dell’ossessione per la bellezza, la perfezione e l’apparire, ma anche nella brama di alcuni uomini nei confronti delle donne, considerate come meri oggetti sessuali da possedere, o nella sete di vendetta che cancella qualsiasi filtro etico e morale pur di raggiungere il proprio scopo.
Nella serie, che copre un arco temporale di circa 20 anni, diversi personaggi si alternano sulla scena, diventando di volta in volta il motore della storia, insieme alla protagonista. Ognuna delle 7 puntate in cui è suddivisa è infatti narrata da un punto di vista diverso, in base al personaggio che porta avanti il racconto e lo fa evolvere.
Tra le particolarità di Mask Girl c’è anche il fatto che la protagonista, nelle varie fasi della sua storia, è interpretata da 3 attrici diverse che rappresentano non solo il passaggio dell’età, ma anche e soprattutto le 3 differenti vite che Kim Mo-mi si trova a vivere.

Parlando di Mask Girl è difficile entrare troppo nel dettaglio della trama, perché il rischio di spoilerare e dire qualcosa che sarebbe stato meglio evitare è sempre dietro l’angolo. La serie è piena di deviazioni e cambi di registro, non appena si pensa che abbia preso una direzione, questa cambia e il racconto va da tutt’altra parte.
Quello che si può certamente affermare è che Mask Girl è tante cose insieme: è dark comedy, così come satira sociale; ci sono spargimenti di sangue degni di un horror e momenti commoventi; è un thriller e, insieme, un racconto intimo, introspettivo e pieno di dolore.
Mask Girl non è una serie da binge whatching, ogni puntata ha bisogno di mantenersi a una certa distanza dalla successiva per il carico emotivo che porta con sé, ma è una serie da guardare per seguire il percorso complesso e tortuoso compiuto da una protagonista che fa scelte sbagliate per il “semplice”, profondo e umanissimo desiderio di essere vista e amata.
Eleonora Serra



