Chiedi chi era Paolo Benvegnù
Paolo Benvegnù ci ha lasciati il 31 dicembre. Un pezzo del mio mondo se n’è andato con lui. Le sue canzoni mi hanno accompagnato in tanti momenti della mia vita, sono state una presenza costante. Pochi giorni prima della sua scomparsa, Paolo Benvegnù era stato ospite di ‘Via dei Matti n° 0’. Nel 2024 aveva finalmente ricevuto il meritato riconoscimento con la Targa Tenco per il miglior album, È inutile parlare d’amore.
Dai tempi degli Scisma, pietra miliare del rock italiano anni ’90, fino a una carriera solista ultraventennale che lo ha portato su palchi di ogni tipo, Benvegnù ha saputo creare un legame unico con i suoi ascoltatori. Una vera e propria comunità, la sua, unita dalla fiducia e dalla condivisione delle proprie fragilità. Le sue canzoni hanno saputo parlare al cuore di molti di noi, offrendo un conforto insperato nei momenti di sconforto. Aveva il dono di trasformare il personale in universale, di tracciare una mappa emotiva in cui ognuno poteva ritrovare le proprie cicatrici.
Paolo Benvegnù è stato un cantautore autentico, lontano dalle logiche del successo a tutti i costi. Un artista libero, una delle voci più significative della sua generazione. Non ha mai tradito sé stesso, non si è mai costruito un personaggio. Ha semplicemente cantato la sua verità, senza filtri. E in questa verità risiedeva la bellezza disarmante delle sue canzoni, la poesia dei suoi versi, che resteranno per sempre con noi.
Qui ci sono dieci sue canzoni scelte da me, per ricordarlo bene.
Il mare verticale
Come scavare a mani nude nella terraPer sentire il sangue mescolarsi con la pioggiaCauterizzare le ferite, vivere per il solo senso che ha
La schiena
Nel silenzio
Ma io devo ritornare a camminare verso ciò che non soAnche se ieri ti ho sentito respirare in ogni cosa che hoDesiderato
Io e il mio amore
E ci sono stato anch’io vicino al mareE in fila come tutti per vedereSe le stelle hanno il profumo di un maestro elementare o la dignità degli alberiE tu sei libero ma non ne apprezzi il sensoE i giorni li trascini l’uno dopo l’altroE maledici il destino ma non la tua paura
Cerchi nell’acqua
E fermarsi un istante per considerare
che il respiro è un dettaglio che ci rende uguali
Come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare e si infrangono
Orlando
Mettere a fuoco i campi e uscire dagli abissiPer farsi perdonare, per seminare figliChe non sappiano nulla, eccetto l’illusioneSognare da immortali, seguendo una visione
È solo un sogno
L’oceano
E la fine di ogni cosaSarà l’inizio di ogni cosa
Catherine
E non mi importa di restare quiNon mi importaDi restarmene ferma per sempreCome se fossi un fioreE tu la pioggia e cadessi per meCome se io fossi il tuo fiore
Avanzate, ascoltate



