Recensioni

Published on Febbraio 16th, 2016 | by Noemi Borghese

Vinyl

 Ideatore: Martin Scorsese, Mick Jagger, Rick Cohen, Terence Winter

 Genere: Drama, history

 Durata: 1h 44 (a episodio)

 Lingua originale: inglese

 Stagioni: 1

 Episodi: 1 puntate

 Cast: Bobby Cannavale, Paul-Ben Victor, P.J. Byrne, Olivia Wilde, Juno Temple

Prima Tv: 14 Febbraio 2016, USA

Distribuzione: HBO

Ad alcuni di voi basterà sapere che il pilot di Vinyl è diretto da Martin Scorsese, ideatore e creatore dell’intero show insieme a Mick Jagger, Rick Cohen e Terence Winter. Qualcun altro avrà bisogno di rinfrescarsi la memoria e collegare al nome di Winter la scrittura di The Sopranos e Boardwalk Empire, la collaborazione in The Wolf of Wall Street con lo Scorsese di cui sopra.
A qualcun altro ancora, basterà il primo fotogramma del pilot, che recita “New York, 1973”.

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When I started in this business, rock n roll was real, and pure.

Sono davvero pochi gli amanti di piccolo e grande schermo che resteranno impassibili all’arrivo di una delle serie più attese di casa HBO: se non altro perché, come spesso succede – non siamo robot e non abbiamo un’unica direttiva – nel mare magnum dei cinefili della prima ora, e nell’oceano gargantuesco dei seriofili dell’ultimo lustro, sopravvive ancora un feroce e fedelissimo zoccolo duro di appassionati di musica.

Per musica, chiaramente, intendiamo – non me ne vogliamo i twittatori più accaniti, rientro fieramente tra le file di costoro – non quella leggera, sanremesca e pane per social media manager, né la produzione sbrodolante e senza soluzione di continuità di talent show e programmi tivvù sforna-celebrità.

Ma prima di venire tacciata di far parte segretamente del filone degli apocalittici quando ho sempre difeso a pieni polmoni la natura profondamente pop dei figli di papà streaming, vi avviso: questa recensione di Vinyl non è per nostalgici.

Cominciamo dall’inizio e riprendiamo la premessa: la serie è scritta nientepopodimenoche a 8 mani. Lo schieramento piovra ha lavorato per mesi alla storia della casa discografica di Richard Finestra, American Century, il cui destino sembra segnato a causa di problemi di contabilità che 99 agenzie creative su 100 conoscono fin troppo bene.

Vinyl

I’m looking for sugar.

Auto, bottiglia quasi finita, Richie è in macchina e ha toccato il fondo: dopo aver acquistato ad un angolo della strada una dose doppia di sugar, chiuso nella sua autovettura e alle prese con lo specchietto e dollar arrotolato, si ritrova improvvisamente al centro di un fiume di persone che corrono verso una porta.

È in quel momento che Richie esce dall’auto ed entra al Mercer Arts Club, teatro di momenti che hanno fatto la storia, e che proprio quella sera, ospita un’esibizione dei New York Dolls.

Facciamo un passo indietro di cinque giorni e ci troviamo al momento delle trattative per l’acquisizione dell’etichetta da parte di Polygram: vediamo Richie, italoamericano, e i suoi tre soci ebrei Zak Yankovich, P.J. Byrne e Skip Fontaine, alle prese con i cattivissimi rappresentanti tedeschi a 72 denti, e assistiamo ad una delle scene più divertenti di tutto il pilot.

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New, fresh, fast, exciting: that’s what I’m talking about

La storia è in ogni inquadratura, è la storia che ha mosso migliaia di persone a sognare la Grande Mela, che ha spinto centinaia di migliaia di adolescenti e non-più-adolescenti a lasciar crescere i capelli lunghi, ad imparare a suonare le chitarre e piegare ginocchia in avanti e collo all’indietro su un palco, è quella storia talmente vivida nei nostri immaginari che Instagram ci ha fatto una fortuna con quei maledettissimi filtri per scatti assolutamente inutili che vogliono sembrare vissuti.

Ecco qua, siamo arrivati al punto dove volevo portarvi: la forza di Vinyl, – e aspettiamo a dirlo di tutta la serie, anche se il pilot è assolutamente fantastico – è nella scelta di un momento storico talmente forte da aver segnato la mia generazione, quella dopo la mia e un paio di generazioni precedenti alla tua: genitori, nonni, fratelli grandi e piccoli, ed aver educato tutte queste persone in una direzione.

Non parliamo soltanto di musica o stili di vita, di moda, di rivoluzione sociale, di diffusione massiccia dei mezzi di comunicazione e dei primi effetti forti delle rivoluzioni del ’68. Parliamo, anche, di quelle piccole persone che hanno lavorato in piccole aziende di produzione artistica quando i tanti soldi esistevano già, la fame della guerra era stata placata e la realtà era già molto vicina alla nostra. Ed è grazie a tutte quelle piccole persone se i nostri gusti oggi sono così.

Il pilot ci porta a imboccare quella direzione, seguendo il punto di vista di Richie e rendendo la serie la sua storia.

Sfido chiunque lavori in un’agenzia creativa a non entrare con Jamie Vine negli uffici dell’American Century Records e a non sentire il brivido del panico dei contratti, le scadenze, le ansie da prestazione, il terrore di non piacere al pubblico, ai clienti, ai capi, ai colleghi, allo specchio.
Certo, loro avevano i Led Zeppelin, ma insomma, ci siamo capiti.

 

Perché guardare Vinyl?

Per Richard, perché bentornata HBO, per tutto il cast, perché ho ancora un paio di pantaloni a zampa nell’armadio, perché ROCK-N-ROLL.

Perché non guardare Vinyl?

Perché non mi ricordo niente del ’73, perché fumano troppo, perché sono andato al family day, perché a me sembra solo rumore, perché da Scorsese mi sarei aspettato tette migliori.

Noemi Borghese

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5

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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