Il sangue – Vincenzo Fasano
Ah, che fatica stare tra gente divertente.
Come scartavetrarsi gli occhi. Come raschiare il fondo del barile, per avere qualcosa da fare, per dimagrire le dita. Vincenzo Fasano – nel nome del padre e nel cognome della madre – mette in musica il sangue delle piazze, la saliva che cola dalle labbra, per troppo ardore, e che diventa sputo, per troppa rabbia. Correre per evitare di fermarsi, uccidere per non combattere, in una parola resistere: alle sigarette da quattro soldi, agli sguardi stropicciati del mattino, al mal d’Africa, al mal d’Italia, all’evidenza del mondo. Un paese di formiche giganti, il nostro, senza rispetto per le briciole. Un paese di poeti poveri, di oroscopi scaduti, di navigatori satellitari. Un paese di persone sole, che si perdono e cadono, comunque e sempre, a un metro dal traguardo, a un metro dal futuro. Non ritiro quel che ho detto, e la voce non trema. Vincenzo Fasano si sgola, canta il disagio e la fatica di un’intera generazione, e poi l’etica, le maschere, l’amore. Quanto ci manca l’amore. Quanti uomini sono stati puniti. Quante braccia e quanti cuori sono stati spezzati e quante bocche, quante mani sono state baciate per l’ultima volta. Mai rispondere “non c’è male”. Mai infilarsi due dita in gola nei cessi pubblici. Inciampare, cadere, rialzarsi e camminare: la formula vincente. Dall’alba al tramonto, dal risveglio al tracollo, noi non abbiamo altro che noi e qualche biglietto da visita di chi in fondo non si è presentato mai. D’altronde, non serve aver nulla per essere pezzenti. Parole di uno come tanti.
Gianluigi
TRACKLIST
1. Non ritiro quel che ho detto
2.Il sangue
3. Mal d’Africa
4. Paiettes
5. Uccidere per combattere
6. Se fossi in me
7. La sindrome di Stoccolma
8. A bocca aperta
9. E’ come un gioco
10. Il farmaco etico
Summary:




