Il cadavere di Nino Sciarra non è ancora stato trovato

Il cadavere di Nino Sciarra non è ancora stato trovato – Davide Morganti – Wojtek Edizioni 2019 – Collana Orso Bruno – pagine 120.
«[…] però la letteratura non dimentica nessuno che è nato e nessuno che è morto, li raccoglie tutti, pagina dopo pagina, chiusi dentro libri intonsi e libri letti».
In una grande villa a Lago Patria, si cercano i cadaveri di due fratelli, i fratelli Sciarra, proprietari eredi di una villa dichiarata inagibile e da abbattere. Mentre quello di uno dei fratelli viene subito ritrovato, il cadavere di Nino Sciarra non si trova, per cui un uomo è incaricato di addentrarsi nell’immensità della villa per cercarne il corpo. Durante la ricerca, stanza dopo stanza, l’uomo ha a che fare con il risultato di anni e anni di accumulo di oggetti: migliaia e migliaia di cose sparse ovunque che rendono difficile anche solo il suo semplice avanzare tra le mura. Accatastato ovunque c’è di tutto, soprattutto libri; e più l’uomo si addentra nel ventre pieno della villa, più i libri si fanno spazio nel suo mondo, sembrano come moltiplicarsi, farsi avanti e pretendere di essere notati e letti, si ficcano sotto i suoi passi per essere schiacciati, fino a farsi infine addirittura minacciosi.
«Questa pagina sembra più grande di me, mi stringe, mi stritola, le parole sono mine pronte a farmi saltare in aria.»
L’amore per i libri e la letteratura non è solo quella cosa melensa per cui le “anime belle” si innamorano di frasi estrapolate citandole all’occorrenza o che si prova sniffando l’odore della carta per sentirsi più dentro alla storia.Leggere, ricordare e mettere insieme una letteratura sommersa, altissima e – a quanto pare – indispensabile è il vero atto d’amore.
Davide Morganti riesce a raccontare una storia tra il reale e l’assurdo trasformandola in un vero e proprio tranello in cui il lettore, consapevole e non, si ritrova a fare i conti con le parole dimenticate, abbandonate, ammuffite su pagine fitte di quella letteratura che fa la letteratura: quella onesta. Partendo dalla ricerca di un corpo morto ci si ritrova a leggere del ritrovamento di un essere vivo e pulsante, nonostante il suo corpo di carta e inchiostro sia ridotto malissimo.
Ma questo “strano” romanzo non contiene soltanto un manuale antologico degli scrittori e dei testi dimenticati, perché Morganti – a volte tra le righe, a volte con rabbia, altre con estrema lucidità – ci dice la sua sulla letteratura contemporanea, su quello che sta diventando l’editoria italiana oggi e con tratto pesante disegna la figura del “lettore di libri” dei giorni nostri, che vuole essere e chiede di essere rassicurato, che fugge dalle cose scomposte, fuori dagli schemi, che vuole sapere già da subito come andrà a finire ma nonostante questo arrivare fino in fondo alle pagine con emozione. Ma la letteratura – anche secondo me, lo affermo da tempo – non deve mai e dico mai rassicurare: deve prendere alla sprovvista, deve destare meraviglia, deve fare in modo che il lettore non si senta a proprio agio ma catapultato in un universo diverso dal suo solito, perché è solo così che si possono aprire e scoprire nuovi mondi interiori.
E Il cadavere di Nino Sciarra non è stato ancora trovato di Davide Morganti è esattamente questo: un libro che destabilizza, che prende alla sprovvista, che racconta una storia ma anche una letteratura e anche un pensiero e anche tante altre cose che non sto qui ad elencare (come per esempio la perdita di spiritualità della società odierna, ridotta a un’idea di cliché che strizza l’occhio all’oriente ma si fa borghesuccia nei modi e nelle pratiche o che rimanda solo ai freddi e neutri dettami da pretuccio di chiesa).
Io l’ho trovato in libreria grazie al coraggio di Wojtek, ma non mi sorprenderei di trovarlo prima o poi in qualche villa abbandonata – hai visto mai – alla ricerca di qualcosa di morto e trovando invece qualcosa di vivo.
In questo libro la morte è ovunque, tranne dove ci si aspetta che sia.
Potrebbe sembrare una lapidaria e definitiva parola di Morganti sul romanzo contemporaneo, ma non credo sia così. Ho come l’impressione che l’autore ci indichi una strada per ritrovarlo: «Ho capito che ci sono parole che preferiscono vivere povere, senza baci, urla, interviste, sono come olivi nella sabbia, non seccano mai e sanno stare in solitudine, facendo a meno degli occhi e della voce degli uomini.», attraverso una critica spietata all’editoria: «[…] sembra che si debba ridere – infatti non si fa che ridere – e invece è appena accaduta la morte.»
In merito a questa analisi, mi viene in mente il detto napoletano: “Ie torno d’ ‘o muorto e vuje dicite ch’ è vivo!”
Insomma, un cadavere c’è, ma non è quello che pensate voi.
E se proprio volete seguire il consiglio di Morganti, cercatevi un cadavere da trovare.
Posizione:
Sempre nella stessa stanza, non mi sono mai mosso.
Raffaele Mozzillo

Estratto dal volume, scelto (strappato e nascosto) da mia figlia, trovato durante la lettura. Si legge: «crudele, inutile, cattiva, robetta […] più nessuno ’sto libro, forse […] si legge e basta, ma questo […] morto, a parte la luttuosa […] e amici, i pianti della […] strana e conturbante.»



