Interviste full time blues

Published on Marzo 13th, 2020 | by cefalo precario

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Full Time Blues. Un diario-cronaca degli anni Settanta. Claudio Metallo Intervista Antonio Festival, autore del libro.

Full Time Blues

Antonio Festival, Full Time Blues, Magnata Edizioni

Full Time Blues di Antonio Festival (Magmata, 2011. II ediz. 2017) è il miglior romanzo-cronaca che abbia letto sugli anni ’70 in Italia. Può sembrare un’affermazione esagerata, ma in queste circa quattrocento pagine c’è tutta la voglia di vivere, di cambiare e di lottare di quella generazione. Il viaggio in cui ci porta Antonio Festival ci fa scoprire un periodo che era fatto di scontri di piazza, picchetti, assemblee, ma anche di curiosità, scoperta di se stessi e allegria contagiosa, collettiva, irrefrenabile. Andrea, il protagonista del romanzo, è soltanto un ragazzino napoletano che vive al centro storico. Non ha mai fumato una canna, non è mai stato con una ragazza, non ha mai visto un grande festival musicale e non ha mai partecipato a un corteo. Pian piano questo adolescente cresce ed è questa crescita che ci viene raccontata nel romanzo. Viaggiamo insieme ad Andrea tra il festival di Licola, Umbria Jazz, le prime vacanze senza genitori e i viaggi per le manifestazioni. Il tutto ha i contorni lisergici e straordinari della creatività e della vitalità politica del movimento del ’77.

Full Time Blues è un insostituibile tassello per chi vuole capire quella generazione, che dovremmo riscoprire e con cui bisognerebbe fare i conti. La generazione che ha subito la repressione più cieca e violenta della storia repubblicana. Quella a cui è stato fatto di tutto e che è stata consegnata all’oblio, grazie alla sapiente propaganda di stato che ci parla di terrorismo, di bombe, di violenze di piazza, di guardie e ladri. Un poliziottesco continuo che Full Time Blues demolisce ad ogni pagina. Ho fatto qualche domanda all’autore per scoprire qualcosa di più.

Come mai hai deciso di scrivere questo libro?

Per bisogno interiore… per proporre un sogno vissuto da una certa parte dei giovani di quel periodo.
Un diario che serva principalmente a trarre conoscenza e “vantaggio” dalle esperienze passate. Un bisogno, quindi, politico ed esistenziale. Così come lo furono (politiche ed esistenziali) le tante storie che animarono quegli anni.
Principalmente ho iniziato a scrivere per levarmi da dosso la paranoia che questa storia rimanesse solo mia…senza visioni non si cerca la strada, o il cambiamento; si ci affanna solo a sopravvivere nell’eterno presente.
Oggi poi mi sento meno compresso… come se avessi confidato un segreto a un vecchio e caro amico. Il tesoro è stato tirato fuori.

Il tuo racconto parte dall’adolescenza di un ragazzo a Napoli. Un aspetto straordinario del libro è la leggerezza, ci puoi sintetizzare la curiosità e la voglia di scoprire di quegli anni?

Andrea, il protagonista, è un testimone coinvolto che si apre al Movimento verso i 14-15 anni. Scrive un diario con la fretta e la leggerezza di chi deve correre di nuovo fuori, in strada tra le gente a vivere le storie. Una visione dal basso e non di un leader o quadro politico, quindi leggera nel fraseggio letterario, nelle storie narrate e nelle piccole analisi che a volte si susseguono agli eventi. Disancorata dai dogmi e dalle burocrazie che spesso spaziavano all’interno dei gruppi e dei partitini di sinistra. Una delle prime riflessioni di Andrea e del suo amico Tommy infatti è: che ci azzecca Mao con i capelli lunghi e l’amore libero?
Da Giorgio Ferrari Autonomia vol. 4 : “Li abbiamo raccontati attraverso le nostre analisi mentre avrebbero dovuto essere loro a dirci come hanno vissuto quella stagione anche rispetto a noi (quelli più grandi) che eravamo, sì, più esperti di loro, ma non necessariamente più saggi.”
Full Time Blues risponde a questa mancanza, esprime appunto quelle curiosità che portarono Andrea adolescente a partecipare a quel grande movimento fatto di ricerche e percorsi collettivi non solo politici ma anche intimi ed esistenziali.

Full Time Blues è un libro, almeno in parte, autobiografico. Uno degli episodi che mi ha colpito di più è quello del rapimento Moro, ce lo racconti?

Nel ’78 il movimento vive già la fase detta del riflusso. Nelle piazze incomincia a dilagare la roba. Si intravedono i primi gruppi di Zombi. Molti compagni, poi, con cui mesi prima si condividevano gioie e situazioni scompaiono, entrano in clandestinità o sono costretti a rendersi invisibili per cercare di sfuggire a piccole condanne. Nelle piazza di Andrea, come ovunque, la situazione è caotica. In ogni modo, la sera prima del rapimento di Moro passa per la piazza un amico imbarcato su una nave mercantile di ritorno dal sud America. Ha con sé della mescalina triturata di ottima fattura. Una colletta veloce e si acquista la partita. La mattina del giorno dopo (il giorno del rapimento) siamo in piazza di buonora a dividerci la sostanza (siamo una dozzina) e poi via al bosco di Capodimonte a cercare le visioni; la giornata passa intensa tra pianti introspettivi e agitazioni tribali, tra scene di gruppo e chiacchierate solitarie con i fiorellini di campo. In pratica siamo fuori fino alle 18. Poi stanchi ci raggruppiamo e ci avviamo verso l’uscita del bosco. Usciti dal cancello c’è una calma surreale: negozi chiusi, strada deserta. Uno strano silenzio interrotto solo da sirene e auto della pula che si agitano in lontananza. Entriamo nel bus quasi vuoto: “hanno rapito a Moro”. La notizia ci fa quasi ridere, sembra l’ultimo colpo di coda della mescalina. Siamo comunque stanchi si va a casa a vedere il telegiornale.
Chiaramente dai giorni successivi ci furono un susseguirsi di controlli ovunque. Le questure erano costantemente piene di giovani movimentisti; non si faceva un passo senza incontrare posti di blocco e subire perquisizioni. Lo stare in strada, nelle piazze, si faceva pesante.
Chiaramente ci tengo a ribadire che il movimento tutto non voleva assolutamente l’uccisione di Moro. Uscirono prime pagine su tutti i giornali di area movimentista che ne chiedevano la liberazione. Sembrava la soluzione più sensata per tutti; poi…
Giorgio Moroni in Autonomia vol.1 dice che da quel periodo: mentre salgono le azioni Br, decrescono le azioni di illegalità diffusa. Le Br avevano messo definitivamente il loro copyright alla contestazione.

Cosa pensi dell’ondata di eroina che è piovuta sul movimento politico degli anni ’70?

La “militanza” per anni ci fece sentire “completi”, realizzati e felici… con una enorme comunità di appartenenza con cui vivere giorno per giorno, tutti i giorni… poi subentrò il vuoto, dentro e fuori… e l’eroina purtroppo riempì alla perfezione quel vuoto e quel freddo. (cit. da FB)

Che la roba entrasse tra noi con l’intento di dissolverci nella disperazione individuale molti lo sapevano, il movimento lo sapeva, eppure ad un certo punto fu una delle sole due opzioni possibili (eroina e lotta armata clandestina) che furono lasciate a quelli che non volevano rientrare nei ranghi. In pratica si programmò il suicidio di decine di migliaia di corpi e di menti. Dai 10.000 tossici schedati nel 1976 si passa ai 280.000 nel 1980.
Negli stessi anni, nelle carceri italiane transitano 100.000 detenuti politici.
Primo Moroni nel 78/79 nell’area della Calusca conta 35 suicidi.
Lotta Continua pubblica la lettera di una ragazza suicida che si era ritrovata con niente tra le mani.

Cos’è che ti manca di più di quei tempi, cosa vorresti vedere oggi?

Mi manca quel fantastico contropotere diffuso, espresso dai subalterni, che teneva a bada i padroni, gli oppressori e i leccaculo di ogni risma. Quella grande bellezza che si nutriva di giustizia e egualitarismo e non di stupido edonismo perfido e competitivo. Quel nostro modo di essere tutti artisti senza definizioni. Il personale e il politico che si mischiavano. Eravamo stupendamente convinti che il punto di partenza di qualcuno che desiderasse rompere con un sistema completamente allo sbando fosse l’essere insoddisfatto della totalità. Cosa vorrei vedere oggi? Il domani… un domani umano.

Intervista a cura di Claudio Metallo

La memoria dei sensi un testo di Antonio Festival, tratto dalla seconda edizione del libro (regia di Claudio Metallo):

Full Time Blues – La memoria dei sensi from Claudio Metallo on Vimeo.

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