Film

Published on Ottobre 10th, 2022 | by Francesco Papadia

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Everything Everywhere All At Once – Al Multiverso serve il commercialista

Titolo: Everything Everywhere All At Once
Anno: 2022
Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert aka “The Daniels”
Musiche: Son Lux
Genere: Fantascienza, Azione, Dramedy
Interpreti: Michelle Yeoh, Ke Huy Quan, Jamie Lee Curtis, Stephanie Hsu
Durata: 140 minuti
Distribuzione: A24

Everything everywhere all at once è il titolo del secondo film dei “The Daniels”, al secolo Daniel Kwan e Daniel Scheinert. Il film è uscito a marzo 2022 e vede l’ingresso nelle sale italiane solo a ottobre, quando tutto il mondo già lo acclama come capolavoro.

Il dinamico duo si era fatto notare nel 2016 con Swiss Army Man, pellicola a tinte grottesche sull’amicizia tra un uomo e un cadavere, che dietro a un umorismo di grana grossa nascondeva un’analisi sull’essere umano.
I Daniels hanno reso questa formula la loro forza. Affrontano grandi temi universali disinnescando la tensione con gag decisamente sopra le righe. Everything Everywhere All At Once (da qui in poi solo Everything… NdR) non si discosta dall’equazione, ma rispetto al film precedente (dove prima di arrivare al nocciolo della storia bisognava sorbirsi quaranta minuti di peti) stavolta le gag, anche quelle più esagerate, sono perfettamente incastrate nella trama.

Everything Everywhere All At Once

Siete pronti?

Negli ultimi anni, cinematograficamente parlando, il multiverso è stato sfruttato spesso, con risultati a volte straordinari, a volte disastrosi.
Se da un lato il concetto di multiverso, con infinite realtà parallele, permette agli sceneggiatori di liberare la fantasia e dare un tocco psichedelico alla pellicola, dall’altro tende a impigrire la sceneggiatura e ad accomodare le storie, facendo accadere cose in maniera totalmente casuale, giustificando le scelte narrative con “si può fare perché c’è il multiverso“.

I Fratelli Russo, dopo Avengers: Infinity War ed Endgame, tornano da produttori a lavorare su un multiverso e la magia si compie.
Everything… parte da una storia molto piccola: Evelyn, proprietaria di una lavanderia, vive un matrimonio piatto con il marito Waymond (che vuole il divorzio), ha un rapporto conflittuale con la figlia omosessuale Joy e il suo negozio deve passare la revisione di una severissima agente del fisco. Nel frattempo, una minaccia distruttrice figlia del caos, chiamata Jobu Tupaki, cercherà di distruggere gli universi e l’unica a poter risolvere tutto sarà la Evelyn di questa realtà.

Dietro una comica trama action/sci-fi, il film nasconde una miriade di questioni più complesse, che si intrecciano alla storia principale. Dall’insoddisfazione di Evelyn parte un ragionamento sul rimpianto, perché il multiverso non è altro che una gigantesca catena di conseguenze a scelte che lei ha fatto/non fatto. L’analisi del rapporto madre/figlia porterà a uno scontro sull’abisso nichilista, sull’inadeguatezza post-adolescenziale ma anche genitoriale, perché se i figli deludono i genitori, i genitori deludono i nonni. L’irrisolto è il motore che genera il caos distruttore.

La calma prima della tempesta.

Michelle Yeoh, con la parte di Evelyn, ha finalmente tutto lo spazio che si merita. Everything… la rende protagonista assoluta delle emozioni e delle situazioni, in cui riesce sempre a divertire, commuovere, emozionare. A farle da spalla nella parte del marito Waymond, c’è il bravissimo Ke Huy Quan, l’indimenticato Data de I Goonies, tornato a recitare dopo vent’anni di assenza dalle scene. Menzione d’onore per Jamie Lee Curtis nel ruolo dell’agente IRS Deirdre, che ruba la scena ogni volta che arriva sullo schermo: minacciosa, spaventosa, buffa, semplicemente favolosa.

Registicamente i Daniels sanno il fatto loro, la regia è fantasmagorica e si appoggia a un montaggio ipercinetico, ansiogeno e disordinato al punto giusto. Tutto è confuso ma allo stesso tempo leggibile, la prima ora è un capolavoro di schizofrenia artistica. Le scene d’azione sono sempre o al ralenti o a framerate abbassato, in modo che le sequenze risultino scattose e accelerate.

Everything Everywhere All At Once

Provateci voi a combattere con le dita a forma di Wurstel.

Si nota una discreta dose di autocompiacimento nelle soluzioni comiche o drammatiche sparse lungo la storia. Alcune scene strizzano l’occhio al cinema elegante di Wong Kar-Wai e altre omaggiano i film Wuxia, dove Yeoh ha lavorato spesso.
Trama vuole che i personaggi, per passare da un universo all’altro, compiano azioni totalmente senza senso rispetto alla situazione. Questo darà il via a una pletora di gag, alcune molto riuscite, altre rovinate dalla troppa voglia dei registi di farle accadere e quindi prevedibili.

Everything… non è il capolavoro di cui tutto il web parla ma è davvero un grande film. La scrittura dei personaggi è magistrale e non c’è un attore che sia fuori registro, i momenti comici sono bilanciati da altrettanti momenti emozionanti e commoventi. Non lasciatevi scappare questo meraviglioso caos, per vedere di nuovo un film così ci vorrà molto, molto tempo.

Francesco Papadia

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