Cristo fra i muratori
Il povero Cristo
In una sua canzone di qualche anno fa intitolata Il Povero Cristo, Vinicio Capossela cantava della guerra contro i poveri, che in un mondo avido ed egoista finiscono per essere indegnamente umiliati e perseguitati. Una guerra che spinge il povero Cristo di Capossela a ritirarsi sulla croce, o a rifugiarsi, come il Cristo del libro di Pietro Di Donato (readerforblind), sull’impalcatura fra i muratori.
Chi era Pietro Di Donato?
Se ora mi chiederete “chi è Pietro di Donato”?
Io vi risponderò “è stato tante cose”.
È stato un cittadino americano di origini italiane da genitori abruzzesi. È stato un muratore. Da giovanissimo rimase orfano di padre, un operaio edile morto sul lavoro. A dodici anni, per mantenere la famiglia, fu costretto ad abbandonare la scuola e diventare lui stesso un muratore.
È stato comunista e obiettore di coscienza durante la seconda Guerra Mondiale, in un’America in cui la “paura rossa” poteva portare a fare la fine di Sacco e Vanzetti.
È stato una persona animata da una curiosità insaziabile, che lo portò a seguire corsi serali universitari di ingegneria e costruzioni e ad avvicinarsi alla scrittura da autodidatta. È stato uno che costruiva storie proprio come si faceva con i muri.
Per questo motivo il suo primo libro, Cristo tra i muratori, uscito per la prima volta nel 1939 e ripubblicato circa un anno fa da ReaderforBlind, è un romanzo che sa di fatica, sudore, cemento e morte.
Cristo tra i muratori
I mattoni!
Le piastrelle!
Il ponteggio!
La malta!
Forza, veloci, correte, movimento, rumore, azione.
Il romanzo è ambientato nel 1923, ma rimane dolorosamente attuale, nella misura in cui il lettore può sovrapporre le storie dei personaggi con quelle di tutti coloro che ogni giorno affrontano il ricatto infame tra lavoro e sicurezza. Cristo fra i muratori è soprattutto la storia di Paul, un italoamericano alter-ego dello scrittore, che dopo la morte del padre, fa il suo ingresso nel mondo del lavoro. Lo fa in un’America in cui scozzesi, irlandesi e italiani sono carne da cannone, reietti, gente da sfruttare, da ricattare, su cui esercitare soprusi. Sono considerati dei poveri cristi che parlano irlandese, scozzese, napoletano, siciliano, calabrese, veneto, abruzzese e che percepiscono la paura come peccato; dei cristi con occhi gonfi di polvere e mani callose che portano sulle spalle sacchi di calce come fosse una croce; dei cristi che spesso diventano un numero da mettere a bilancio nella contabilità delle morti bianche.

Lunch atop a skyscraper è stata scattata il 20 settembre del 1932 a New York durante la costruzione del Rockefeller Center
Cristo siamo noi
Pietro Di Donato è un fuoriclasse nel descrivere e rendere universale la tragicità della condizione umana. I cantieri sono solo un luogo, così come i grattacieli su cui i suoi poveri cristi lasciano sospese le proprie vite, sono solo un simbolo.
Cristo fra i muratori è un manifesto che distrugge il sogno americano e crea la coscienza di classe in Paolo, il protagonista. Il lavoro diventa una maledizione che inghiottisce i padri e i mariti che non tornano più a casa. L’impronta di sangue lasciata sul selciato non è fatalità, i legami che si spezzano non sono destino. Tutto quello che avviene in Cristo fra i muratori è dovuto a un sistema che arricchisce i pochi a spesa dei molti. E questo “è il capitalismo, bellezza!”
Fabio D’Angelo




