Io e Gio – Intervista a Francesco Prosdocimi
Io e Gio è il romanzo di esordio di Francesco Prosdocimi pubblicato lo scorso aprile da Neo. edizioni nella collana DRY. È la storia di due fratelli e della loro ostinata ricerca di un nuovo inizio, il racconto delicatissimo di un legame disarmante nella sua forza e nella sua tenerezza. Ho fatto quattro chiacchiere con l’autore Francesco Prosdocimi e qui potete leggere la mia intervista.
Ciao Francesco e benvenuto su una banda di cefali. Ho amato moltissimo Io e Gio e l’ho letto tutto d’un fiato. Com’è nata l’idea di scrivere un libro e quando hai deciso che saresti diventato uno scrittore?
L’idea è nata quasi otto anni fa. Era il periodo in cui io e la mia attuale compagna abbiamo iniziato a parlare del fatto di andare a convivere. Da un lato ovviamente ero contento, ma dall’altro sapevo che non avrei più vissuto in casa dei miei genitori assieme a mio fratello più piccolo, e quindi molte cose sarebbero cambiate tra me e lui. Non avremmo più potuto fare insieme tutto quello che facevamo prima. E a queste cose pensavo molto. E un giorno, mentre ero in vacanza, ho buttato giù il primo capitolo, e da lì e iniziata tutta la storia. Di diventare scrittore invece l’ho deciso in quinta superiore. A 19 anni circa. Leggevo tanto e mi piaceva. E mi sono convinto di poter scrivere anche io un libro. E fortunatamente così è stato.

Francesco Prosdocimi, Io e Gio, NEO. edizioni, collana Dry, 2023. Pag. 160, € 15,00
Il legame tra fratelli/sorelle è molto intenso e difficile da spiegare a chi non ne ha. I protagonisti del tuo romanzo, Pietro e Gio, sono due fratelli molto diversi tra loro ma uniti da un legame molto profondo. Pietro, il fratello maggiore, sente addosso un peso molto grande ed è a volte fin troppo protettivo nei confronti di Gio. Mi incuriosiva sapere se tu hai fratelli o sorelle e se questo legame ti ha in qualche modo ispirato nella creazione dei personaggi.
Ho tre sorelle e come ho detto prima un fratello più piccolo, Giovanni. E il legame che ho con lui ha totalmente ispirato la creazione dei personaggi. Il rapporto che hanno Pietro e Gio è il rapporto che abbiamo io e mio fratello. Guardiamo un sacco di film insieme, giochiamo a scacchi, lo portavo agli allenamenti di calcio e alle partite quando giocava. Ho voluto scrivere qualcosa di vero, innanzitutto.
Io e Gio racconta con grande delicatezza un tema molto doloroso: l’elaborazione di un lutto. Come hai trovato la chiave giusta per raccontare un tema così difficile in modo così onesto e sincero?Fortunatamente io non ho vissuto questo lutto nella realtà, però penso che la paura di perdere i genitori l’abbiamo vissuta un po’ tutti. Quindi possiamo immaginare la sensazione di vuoto che questa perdita lascerebbe. Io semplicemente ho raccontato questa sensazione come sono capace di fare, non ho cercato la chiave giusta. Non mi sono addentrato troppo nel dolore della perdita perché non penso sarei stato in grado e penso anche che il libro sarebbe diventato troppo pesante. L’ho tenuta sospesa accanto ai due fratelli. Anche perché Pietro doveva pensare prima a far star meglio Gio, non poteva preoccuparsi troppo di quello che aveva perso.
Nella quotidianità di Pietro e Gio il cinema gioca un ruolo fondamentale: guardano molti film insieme e fanno tra loro un gioco a tema cinematografico. Che ruolo svolge il cinema nel rapporto tra i due fratelli secondo te? E nella tua vita e nella stesura del romanzo invece?
Il cinema alleggerisce e distrae. In qualche modo li aiuta ad affrontare la loro situazione. Io sono convinto che guardare un film, se è un bel film, ti faccia stare bene. Così è per me nella realtà. Guardando un film o leggendo un libro puoi dimenticare il resto per un attimo. O puoi iniziare a vedere il resto da un’altra prospettiva. E penso siano cose fondamentali per il benessere. Almeno per me. Io ho scritto interi capitoli di questo libro guardando film. Sempre film già visti, però. Mi aiutavano a mantenere lo spirito giusto.
Agli occhi di Pietro, il Trentino e i suoi paesaggi solitari e da cartolina rappresentano il luogo ideale per iniziare una nuova vita. Come mai hai scelto proprio questo luogo per la loro rinascita?
Mio padre ha acquistato una casa proprio a Santa Gertrude circa 15 anni fa. E da allora tutte le vacanze di Natale e di Ferragosto le passiamo insieme in quella casa. Ho scelto quel posto perché è un posto che a me fa benissimo, e quindi ero convinto potesse fare bene anche ai due protagonisti. Andare a Santa Gertrude è come tornare indietro di anni. Per esempio ogni mattina un camioncino passa a ritirare i bidoni del latte fresco che scendono dalle malghe con una carrucola. Cose che da noi non esistono più. È un esempio semplice ma per me è bellissimo. Io inizierei volentieri una nuova vita in Val d’Ultimo.
Tra i personaggi diciamo secondari di Io e Gio c’è la Toyota Yaris che li accompagna un po’ dappertutto. Io ho una Toyota Yaris e ci sono così affezionata che la considero quasi come se fosse un membro della famiglia. Per questo ho apprezzato moltissimo la scelta. C’è un motivo particolare per il quale hai scelto proprio quest’auto e le hai dato un ruolo in qualche modo attivo nella storia?Bè la Yaris è stata la mia prima macchina. I miei primi viaggi da solo li ho fatti con la Yaris. Tutti i miei CD preferiti li ascoltavo nella Yaris. Guidavo sempre quella e andavo ovunque con quella. E quando ho iniziato a scrivere il libro guidavo ancora quella macchina. Quindi ho voluto e dovuto farle questo omaggio.
Neo. edizioni è una delle migliori case editrici indipendenti in circolazione e noi cefali ne siamo fan da tempi non sospetti. Com’è nata la collaborazione con Neo e com’è stato lavorare con loro?
Devo tutto a due bravissime amiche in realtà. Io ero da poco stato abbandonato da un’agente letteraria con cui avevo un contratto. Ero ovviamente parecchio giù di morale e non volevo più saperne niente di questo libro. Queste mie amiche allora, hanno mandato il romanzo a Francesco Coscioni di Neo senza avvisarmi. Un giorno mentre ero al lavoro mi è arrivata una chiamata da un numero sconosciuto, ed era Francesco Coscioni. Mi ha detto che il libro era piaciuto a lui e ad Angelo Biasella (i due editor di Neo [n.d.r.]) e che avrebbero voluto pubblicarlo. E quindi dopo un rapido editing con Angelo, ora siamo qui. Mi trovo molto bene con loro perché sono semplici e diretti come piace a me. Anche se c’è stata qualche lamentela perché le mie interviste sono scarsette.
Ultima domanda prima di salutarci: qual è il bilancio di questo tuo esordio letterario? Hai altri progetti in cantiere?
Il bilancio è super positivo. Non pensavo sarebbe stato così bello. Sconosciuti che leggono e commentano il mio libro. Altri sconosciuti che mi scrivono messaggi in privato per complimentarsi. Erano cose che avevo solo immaginato, e vederle succedere è pazzesco. Quindi non posso che essere contento. Ho altri progetti in cantiere, sì. Uno spero di riuscire a finirlo durante queste vacanze estive. E poi si vedrà.
Intervista a cura di Carla De Felice
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