SANTO BARBARO- NAVI (Cosabeat Studio, 2012)

Ci sono cose che si aspettano, altre che fatichiamo a spiegare a parole, i nessi logici, le condizioni, le ambientazioni che portano dentro silenzi e verità; poi esistono le verità innaturali, quelle sfacciate e un po’ maliziose, l’estasi creativa calata in un vivere quotidiano senza mai guardarsi indietro, senza permettersi di chiedere di troppo, puntando i piedi nel posto più fetido possibile, abbracciando a piene mani i postriboli più alienanti e decomposti del nostro tempo.
Un nuovo disco dei Santo Barbaro è un mantra decostruito che rifugge la convenzionalità: lame affilate che penetrano nei nostri fianchi stanchi che fingono di dondolarsi al ritmo di tempi disordinati e malsani.
Ogni battito di Navi è il lamento del nostro cuore che abbiamo imparato a nascondere, convinti della nostra maschera indossata da tempo, facile all’aggiornamento delle stagioni.
I volti, le sagome riflesse dalle storie di Navi sono il reale scheletro di un’opera sofferta e d’incontenibile emotività: è l’equazione perfetta grazie a cui i lenti rintocchi della nostra esistenza si ritrovano nei solchi di un nuovo album.
Le istantanee, appese sul muro bianco dell’esistenza, che i Santo Barbaro definiscono in stato di grazia sono figlie di una presa di coscienza, un costante esame di lealtà che si risolve in un quadro di apocalittica essenza.
I versi di Alberto sono precisi e definitivi, lasciando intuire un sistema intero partendo dai gesti meno aspettati, i suoni accavallano le angosce alla distorsione, il freddo e l’asettico corre a braccetto con la luce presa in prestito da giorni spesi a fare i conti con la propria indole.
Il percorso barbaro non ha mai tradito, da sempre ha lasciato aperti i tratti più crudi e nascosti della quotidianità: ora ha semplicemente aperto le finestre del dolore, si è guardato dentro e poi fuori, ha giocato con il binocolo dei passanti e si è definitivamente immolato alla suggestione della nausea.
I Santo Barbaro hanno, semplicemente, regalato a noi tutti il manifesto generazionale del nulla, quei quadri accecanti e disordinati che con il tempo impariamo ad accettare, a stringere e dopo anni chiamiamo capolavori.
Continua ad esistere una linfa vitale che si studia, si ama e si odia, raccontando il sapore delle nostre inquietudini, ora come sempre lungo i bordi della nostra esistenza.
Giuseppe Gioia
Tracklist
1.Urania
2.Quercia
3.Terzo passaggio
4.Transit
5.Non sei tu
6.Prendi me
7.Il corpo della pioggia
8.Tempesta
9.Io non ricordo
10.Nove navi



