Atletico Minaccia Football Club
Il calcio è una filosofia di vita. Prendiamo ad esempio il catenaccio. Molti di voi penseranno ai riti scaramantici di Trapattoni, alla difesa a uomo, al libero e ai santi del calendario chiamati in ordine cronologico a difesa della porta. Ai commentatori con la puzza sotto al naso e alle “iastemme” dei fautori del calcio totale, ma tutti dovranno concordare su un fatto: il catenaccio non è solo un atteggiamento tattico, ma una vera e propria filosofia di vita. E non esagero quando dico che “Che” Guevara pensava al catenaccio quando ha scritto La guerra di guerriglia. Il catenaccio ha favorito imprese epiche e ispirato la più bella canzone di Max Pezzali (La dura legge del goal). Il catenaccio ha ribaltato qualunque regola universale. È l’ingegno che si fa modulo di gioco, trasformando i limiti in punti di forza. Il catenaccio è il concetto di “pacienza” applicato all’ennesima potenza. Quell’attesa insistita che diventa miracolosamente impresa. Con il catenaccio l’Italia ha vinto 4 mondiali e la Grecia di Dellas addirittura un Europeo. Al catenaccio e alla Madonna di Pompei si affidò Mourinho la sera in cui rimase in 10 contro il Barcellona, più forte e più bello di sempre. Non si perse d’animo, arretrò Etò e Milito sulle fasce e tirò su un muro insormontabile a difesa di Julio Cesar.
Vittoria memorabile e titoli a 5 colonne a esaltare il genio calcistico dello “Special one”.
A questo forse pensava Chiara, quando incrociando il padre Vanni Cascione disperato in cucina, decise di consigliargli un cambio di modulo.
Vanni Cascione non è un allenatore che appartiene al giro che conta. Tutta la sua carriera si è svolta tra interregionali e campionati oscuri. Vive nel mito del Mourinho, che lui identifica col calcio stesso. Per uno come Vanni Cascione il catenaccio è sinonimo di prostituzione, ma di fronte alla spietata analisi della figlia non può che piegare il capo e acconsentire. Lo insegna anche Mou: se la vita è infame, allora tanto vale adattarsi e cercare di prenderla in contropiede. E poi dove si può mai avviare con personaggi del calibro dello stopper “Trauma” Zarrillo (uno che non ha mai esplorato territori come il centrocampo avversario, quello sconosciuto) e di Scognamiglio (portiere cocainomane). A malincuore dice ciao all’ambizioso 4 3 2 1, per un più comodo 4 4 2. Dentro mediani che corrono e che tirano mazzate a protezione della difesa, terzini bloccati e una seconda punta ad affiancare la boa d’attacco. Stretti dietro e pronti a ripartenze veloci con l’uomo lanciato solo verso la porta. Da lì in poi il campionato dell’Atletico Minaccia svolta da così a così. Una cavalcata quasi trionfale, fino all’epilogo finale. Nel complesso Atletico Minaccia Football Club è un romanzo intelligente e spassoso che mo’ che arriva il caldo è proprio un peccato non leggerlo sulla spiaggia.
Fabio D’Angelo
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