American Hustle

Regia: David O. Russell
Genere: Commedia/Thriller
Durata: 138′
Lingua originale: Inglese
Cast: Christian Bale, Amy Adams, Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jack Huston, Louis C.K., Michael Pena, Alessandro Nivola
Sceneggiatura: Eric Singer e David O. Russell
Musiche: Danny Elfman
Fotografia: Linus Sandgren
Montaggio: Alan Baumgarten, Jay Cassidy e Crispin Struthers
Distribuzione: Eagle Pictures
Uscita nelle sale: 1 gennaio 2014
Trama: Irving Rosenfeld è un bastardo. Un bastardo col riporto e la pancia per essere precisi. Nativo del Bronx, impara presto a farsi le ossa nel gioco al rialzo della vita e fa di se stesso un truffatore medio finché un giorno incontra Sydney Prosser ingaggiando con lei una storia d’amore che sembra finalmente completare entrambi. Quando però l’ambizioso e impulsivo agente Richie Di Maso entrerà nelle loro vite, tutto il loro sogno di una vita insieme truffando i disperati verrà messo in discussione da una corsa a incastri mano a mano sempre più fuori controllo che li porterà a disturbare i piani alti del governo americano.
Non sei niente per me se non puoi essere tutto.
Con David O. Russell non si può mai sapere. Il regista, che arriva a prendersi a pugni con Clooney sul set di Three Kings, imbecca i due attori che ha portato all’Oscar e li rimescola con i loro co-protagonisti, creando una sorta di crossover attoriale strepitoso giocando però sul camuffamento delle loro particolarità fisiche e utilizzandone un’estremizzazione ridicolizzante per lasciare che sia il personaggio che incarnano a sovrastare su tutto.
Perché in American Hustle, più che in qualunque altro suo lavoro (e sta qui la forza disarmante di questa pellicola lunghissima e divertentissima), sono proprio le pedine narrative a creare il gusto di una storia che, di per sé, non è poi così particolare.
Scandendo tutto con una narrazione che rimbalza da Casinò a Quei bravi ragazzi, riprendendo quelle sue identificabilissime carrellate veloci a stringere da cui spesso il regista di New York si fa prendere la mano (ma non in questo caso), costellando in pochi calibrati momenti quei contrappunti di estrema follia contrastanti con l’estrema umanità delle persone che vuole raccontare, questo film si candida a miglior apertura del 2014 italiano (uscito per Natale in America, dove i film seri riescono a giocarsela con la concorrenza senza preoccupazioni).
David O. Russell decide di prendere tutto quello che rendeva decisamente eccessivo il suo linguaggio e, come ogni grande narratore, ripulisce i punti in cui sa di non averne bisogno, costruendo con molta più forza e slancio invece concretissimi momenti di gelosia, passione e follia, fiducia e rara bontà con una maestria irripetibile e codificata a pennello sulle interpretazioni di alcuni mostri sacri della recitazione moderna.
Bale ci viene presentato come un panzuto profittatore e, in realtà, l’unico sano di mente nel cuore di una girandola ambiziosa e affamata di vita di cui diventa spettatore suo malgrado, finché non decide di entrare veramente in gioco cambiando le carte in tavola ed entrando finalmente in possesso delle proprie scelte e della propria esistenza, contrariamente a quanto aveva creduto fino a poco prima. La Adams richiama la Charlene di The fighter più nell’indole combattiva e decisa che nel carattere celatamente dolce e manipolatorio, così come la Lawrence ritorna nelle vesti estremizzate della folle di Tiffany, virando più su una stupidità esilarante e definita dall’essere sempre comicamente fuori luogo in ogni singola scena fino all’incontro col sempre elegantissimo Jack Huston (appello: facciamolo lavorare un po’ di più questo ragazzo, ok?) confermando il suo genio a ogni inquadratura e, a tratti, spazzando via gli avversari. A chiudere il cerchio, lo scatenato Cooper che, come pochi attori prima di lui, è riuscito a scegliersi una sequela di ruoli uno più diverso dall’altro convincendo pubblico e critica, qui nei panni di uno scalatore sociale nascosto dalla maschera di giustiziere incompetente.
Poco importa poi se il finale ricade tranquillamente sui binari dopo un otto volante fuori scala di queste proporzioni, i personaggi ci hanno già trapassato il cuore e conquistati senza sforzo, Bale in primis che con la sua “totalità” fisica sta sfidando le leggi del trasformismo alla Depp ma, al contrario del buon Johnny, riesce a costruire con mimica e postura, accento e posizionamento nell’inquadratura, lezioni d’interpretazione mozzafiato a ogni tappa. Sfido chiunque a non innamorarsi del suo Irving.
In definitiva il primo vero gioiello della nuova stagione cinematografica, imperdibile e da rivedere fino alla nausea. Un film senza mezze misure e semplicemente perfetto nella sua calcolata pazzia compositiva e immaginaria.
Angelica Milia
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