Maledetta balena – Walter Chendi
Maledetta balena
“La memoria è come il mare: può restituire brandelli di rottami a distanza di anni” (Primo Levi)
Questa frase è la prima cosa che mi è venuta in mente appena conclusa la lettura di Maledetta Balena. Il graphic novel, edito da Tunuè Edizioni, è infatti una storia incentrata sulla memoria, sulla guerra e, come dice lo stesso Walter Chendi, il racconto di “due fughe dalla morte”.
Ma procediamo con ordine: prima di tutto chi è Walter Chendi?
È l’autore stesso a fornirci, sul suo sito internet, dettagli sulla sua vita, sulla formazione e sulle varie opere pubblicate e in progress. Chendi, è nato a Trieste nel 1950 e non si è dedicato subito al fumetto, ma ha speso speso buona parte della sua vita con i computer scoprendo la sua vocazione per l’arte solo dai quarant’anni in poi. Tale vocazione si è rivelata da subito vincente, portandolo, nel tempo, a ricevere prestigiose onoreficenze, come il premio Gran Guinigi per la Miglior Storia Lunga al Lucca Comics del 2010 con La porta di Sion (Edizioni BD).
Oggi con Maledetta Balena, Walter Chendi ci regala una storia che si sdoppia su due linee temporali, dettaglio che riesce a catturare da subito l’attenzione del lettore.
È il 1943 e Giovanni Dardini è un giovane militare della Marina Italiana che, dopo essere rimasto ferito in battaglia, viene inviato come cuoco su una nave, la Kosborg, detta anche Balena. L’incarico, che sembra essere noioso e privo di una qualunque attrattiva, si rivela essere più interessante del previsto, se non altro per la presenza sulla nave della figlia quindicenne (e particolarmente avvenente) del capitano, tenuta nascosta al resto della ciurma dal padre.
Contemporaneamente, in un “oggi” non meglio identificato, Giovanni, oramai vecchio e ammalato, è in un letto d’ospedale e la sua unica attività consiste nell’abbandonarsi ai ricordi di gioventù e di quel lontano 1943 sulla Balena.
Nella parte di racconto che si svolge nel passato, gli eventi sono dapprima incredibilmente cruenti quando viene accennata la battaglia in cui Giovanni viene ferito. Successivamente, quando il giovane giunge sul luogo del suo nuovo incarico, il ritmo della narrazione diventa lento e cadenzato, per poi ritornare ad essere, sul finale, frenetico.
La parte ambientata nel presente, invece, viene vista e vissuta dal lettore attraverso gli occhi del protagonista. Il fatto che questi sia bloccato nel letto di un ospedale rende la narrazione angosciosa e, al contempo confusa, quasi si trattasse di un sogno. I confini tra la memoria, la realtà e, in taluni casi, l’allucinazione, risultano labili, si confondono, rendono bene l’idea della nostalgia, mista a paura, che Giovanni prova.
I due binari su cui viaggia la storia non sono due rette parallele, bensì si intrecciano, si uniscono, fino a darci, nelle vignette finali, il quadro completo della narrazione.
Il tema della morte permea l’intero graphic novel, ora in modo violento e feroce, ora in modo malinconico, misto a un sentimento di impotenza (basti pensare alla morte del compagno di stanza di Giovanni). A temi così forti si contrappongono tratti intrisi di grande umanità, come nella figura di madame Orphin, l’infermiera che si prende cura del protagonista, tanto professionale e combattiva quanto ancora così poco distaccata e rassegnata all’idea che la morte sia, purtroppo, ineluttabile.

In alcuni punti, addirittura, c’è un senso di incompiuto, di non detto, che, più che a un’incompletezza della storia di Chendi, fanno pensare a qualcosa di tralasciato volutamente, e danno l’impressione che il soggetto della storia non sia totalmente frutto della fantasia, che ci sia qualcosa di fortemente autobiografico, anche se non ci è dato sapere in che misura.
Lo studio dei disegni dell’artista triestino rende evidente sia il suo forte interesse per l’anatomia umana, come si evince anche dagli sketch che ritroviamo nelle ultime pagine e che fungono da bozzetto per i vari personaggi, sia per l’espressività dei personaggi, perfettamente resa anche grazie all’utilizzo di colori caldi e di immagini piene di luce. Molte delle vignette forniscono al lettore degli scorci quasi cinematografici, rendendo sempre più manifesta l’incredibile versatilità dell’artista.
Un graphic novel da non perdere insomma, assolutamente consigliato ai nostalgici, a coloro che non smettono mai di lottare e, soprattutto, a coloro che non smettono mai di cercare se stessi.
Giorgia Recchia
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