TFF I giorno, sabato 26 novembre (M)
Il mio TFF comincia con un giorno di ritardo.
ore 9.30 Mi sveglio nel mio letto di turno, in questo trasferimento Sud-Nord che ormai è palesemente diventato un pellegrinaggio.
ore 10.30 Colazione veloce, (niente caffè… NO!), bagno, vestiti presi al volo dal mio armadio/valigia, ed esco. Cuffiette nelle orecchie, mi trovo stipata in un tram affollato che più che un cefalo, mi fa sentire una sardina.
ore 11.00 C’è fila fuori la Sala 1 del Massimo, ma si muove rapida. Mi accaparro un posto in fila H e aspetto impaziente l’inizio di BAD POSTURE di Malcom Murray (USA).
ore 11.30 Buio in sala, comincia.
Il film è lento, come il caldo del New Mexico, come il fumo di tutte le sigarette fumate. Una sorta di spaccato generazionale di vita vissuta di ragazzi nullafacenti e scapestrati, che devono fare i conti con valli deserte e giornate vuote. Fumo, murales, feste, tequila, erba, furti e un’inaspettata storia d’amore che alla fine sboccia per Flo, il protagonista. Bellissima colonna sonora, dall’indie americano all’elettronica/dub/hip hop molto soft. Scarno ed essenziale. Ho amato le inquadrature sempre molto strette che indugiavano a fondo sui volti.
ore 13.07 Si riaccendono le luci in sala. Non faccio in tempo a leggere i titoli di coda (quel domage!) e scappo via vero la Sala 3 del Reposi. Ancora senza caffè.
ore 13.20 Superata l’ennesima fila, entro in sala e trovo Carla che da buona compagna cinefila mi ha tenuto il posto. Giusto il tempo di due chiacchiere veloci, che MONEYBALL di Bennet Miller (USA) comincia.
Come tutti i film che raccontano lo sport, risulta in alcuni punti essere forse troppo americano, soprattutto se lo sport in questione è il baseball (ci ho provato, ma proprio non lo capisco). La piccola squadra un po’ sfigata e senza soldi che tenta di arrivare in cima. Il general manager che decide di reinventare un intero sport. Ma a dispetto di quelli che possono sembrare stereotipi, il film è molto bello, ironico, leggero, intelligente. Brad Pitt invecchia bene col tempo, diventando sempre più bravo e scegliendo sempre personaggi che gli calzano a pennello. Nessun lieto fine ed è forse questo che dà merito al film e che mostra che esistono vittorie che restano nell’ombra, ma valgono molto più di una coppa. You’re a loser, dad. Just enjoy the show.
ore 16.15 Scappo veloce, anche se non serve correre dato che si tratta di spostarmi nella sala accanto. Lilliput si chiama, e la trovo perfetta per un film come IL GRIDO. Non attira molto pubblico infatti, ma intimo è meglio. Gianni Amelio, insieme a Maurizio Porro, introducono questo capolavoro tra i tanti di Michelangelo Antonioni, ricordando il valore artistico e la bellezza dell’attrice Dorian Gray a cui è dedicata la sezione in cui è inserita la pellicola.
Antonioni non è tra i miei registi preferiti, ma la sua visione cinematografica, la sua poetica mi lasciano affascinata. Un amore, un sentimento forse celati dai protagonisti per tutta la durata del film che alla fine esplodono in un grido, in un dolore acuto e struggente.
ore 18.47 Esco. Aria. Sigaretta. Mi sento turbata e sollevata allo stesso tempo. Questa giornata è stata piena e le prossime lo saranno di più. Il TFF è bello, caotico e magnetico come lo ricordavo. Torno a casa sovrappensiero e con un sorriso. A domani, grande schermo.
M.



