Cefali TFF no image

Published on Dicembre 2nd, 2011 | by Mariangela

TFF VII giorno, venerdì 2 dicembre (M)

La sveglia è la solita delle 7.30 dopo una dormita dignitosa e tranquilla nel mio letto. Scendo presto che al Reposi ci arrivo a piedi e sono contenta che il primo film della giornata sia I PIÙ GRANDI DI TUTTI di Carlo Virzì che ho aspettato tanto.

 

 

Carlo Virzì forse non supera il fratello, ma è bravo uguale e un po’ lo ricorda, se non altro il Paolo di Ovosodo. La mela non cade molto lontana dall’albero dopotutto. Quella che ritrovo è la stessa simpatia, la stessa toscanità, quel modo di far ridere in maniera leggera ma intelligente. Poi, che dire, da bassista dei Grendel quale ero e quale, a mio modo, sarò sempre, come poteva non piacermi un film rock come questo. E come non potevano piacermi questi Pluto che invecchiano senza cambiare mai, senza scendere mai davvero dal palco, nonostante la vita, ormai così diversa da quella dei tour, li costringe a delle scelte, nonostante siano più cazzotti e sfigati di quando abitavano le copertine platinate delle riviste musicali. Virzì sottolinea proprio la loro fragilità, anzi quasi la celebra, in questo adorabile film. Stupenda Claudia Pandolfi come bassista punkettona e, inutile dirlo, mi sarebbe piaciuto essere figa almeno un terzo di come era lei nel film. Nota di merito per la colonna sonora, soprattutto i finti pezzi dei Pluto, scritti e composti dallo stesso regista. Uscire dal cinema canticchiando “Ora vado dal bagnino e mi rubo il suo pattino” è davvero molto rock’n’roll e molto ridicolo. Molto me, insomma.

 

Usciamo e nemmeno il tempo di due chiacchiere che già si è formata una fila lunghissima per il nostro film successivo, 50/50 di Jonathan Levine (USA).

 

 

 

50/50 è davvero un film ben fatto, che riesce a modulare bene il comico e il tragico, e non è cosa facile. Sono molti i film al festival che scelgono di raccontare la malattia, forse come metafora di un male esteso a più livelli nella società, forse semplicemente, come in questo caso, dà il giusto spunto per tirare fuori una serie di sfaccettature comportamentali e emotive forti. Adam è un ragazzo di 27 anni a cui viene diagnosticato un tumore spinale e le probabilità di sopravvivenza sono del 50%. La storia non è particolarmente articolata, è semplicemente il percorso che Adam è costretto ad affrontare, tra chemio e operazione, ma anche tra persone che ti lasciano solo e ti tradiscono vigliaccamente e quelle che ti stanno accanto senza mollarti mai, anche se in maniera contorta e non sempre comprensibile. Quello che il film mi trasmette dietro le risate (risate grosse, piene) più che una tristezza è una sorta di delicata nostalgia e credo sia questa la grandezza del film, l’essere un film forse anche comune per il tema trattato, ma che sfugge dal solito melodramma. Di sicuro tra quelli che meritano davvero di vincere il festival. Inutile dire che Carla si è prosciugata anche stavolta.

 

Esco dal cinema e ho il tempo di pranzare assieme a Gianpiero, incontrato per caso dopo aver provato più volte ad incastrare i nostri orari e a prendere appuntamenti senza riuscirci. A volte è vero che bisogna semplicemente lasciar scorrere le cose. Ci separiamo e ognuno va per il suo film più che per la sua strada. Il Massimo mi aspetta con L’ERA LEGALE di Enrico Caria.

 

 

 

Divertente e non solo per me che sono napoletana, ma anche per il resto della sala che continuava a ridere. E da ridere ce n’era in questo strambo racconto di una Napoli del futuro libera da tutti i suoi mali. Sì, perché l’ascesa di Nicolino Amore come sindaco della città, libera Napoli da Camorra, monnezza e crisi economica. Ché poi tolta la prima, tolte le altre. Tanta satira politica, ma anche tanta ironia sulla napoletani in genere e anche tanto amore, almeno per me che le appartengo, per questa città così travagliata e problematica, eppure così bella e magnetica. Stupende le interviste ai personaggi che fingono di essere davvero nel 2020. Lo consiglio davvero per un’oretta leggera leggera, ma che ti lascia pensare. Amore sconfigge Camorra!

 

Scappo di corsa, giusto il tempo di un applauso al film e poi Michele Placido mi aspetta. Per la sezione Figli e Amanti Placido ha scelto IL TETTO di Vittorio De Sica.

 

 Film bellissimo. Come lo stesso Michele Placido commenta alla fine della proiezione, è un tipo di linguaggio cinematografico difficile da ritrovare e che riesce ad essere sempre contemporaneo, riesce sempre a parlare di qualcosa che c’è. E infatti nel suo affrontare la problematica della ricerca di una casa per una persona immigrata è quanto mai attuale, basta considerare che probabilmente oggi chi ha più problemi non sono forse gli italiani che dal Sud si spostano al Nord per cercare lavoro, ma gli immigrati clandestini.

 

E anche oggi è andata. Domani è l’ultimo giorno e poi bisognerà tornare a ritmi quotidiani normali. Buonanotte a tutti compagni cinefili.

 

M.

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