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Published on Marzo 5th, 2012 | by Giuseppe Gioia

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Meet some freaks on Route 66 – Afterhours

Davanti all’ennesima edicola ti chiedi se vale la pena spendere questi benedetti undici euro per avere tra le mani il cd degli Afterhours che esce in allegato a XL; ti ripeti che è una stronzata, che tanto alla fine ci resterai deluso, il call center ti sta pagando quattro soldi e non puoi spenderli per l’ennesimo capriccio di Agnelli & co.

Poi però, poco prima di arrivare a casa, ti fermi davanti all’ultima possibilità, entri, te ne fotti e lo compri. Diciamo la verità: resistere alla tentazione di risentire Xabier che mette le mani su alcune delle ultime cose degli After è difficile, soprattutto, dopo gli ultimi due album che proprio non mi hanno convinto al cento per cento.

Torno a casa, sono solo, i miei coinquilini sono usciti, situazione perfetta: luci soffuse, preparo l’unico pasto della giornata e nello stereo a volume tiratissimo mettiamo su sto Meet some freaks on Route 66.

Lo ascolto tutto di un fiato la prima volta e devo ammettere che mi piace un casino, però voglio fare il duro, (sarà la nostalgia) e allora mi permetto di ascoltarlo una seconda volta attivando la modalità “puzza sotto il naso”.

Niente da fare, signori miei, devo ammetterlo è davvero ben fatto: sarà che Xabier ha le manine fatate, sarà che registrare nello studio di Steve Albini (è uno dei quattro utilizzati dagli After per questo cd) ridarebbe vita ed energia persino a Raoul Casadei, sarà che gli After, questa volta, sono davvero carichi.

Il tutto è permeato da un’atmosfera acida, una costante capacità di decostruire e ricomporre i pezzi in totale libertà, fregandosene dell’armonia, del ritornello, avendo il coraggio di annullare basi ritmiche e tappeti sonori in favore di un carpe diem emozionale devastante.

Ballata per la mia piccola iena diventa acida, sinistra e  in un gioco di specchi rimbalza sotto i colpi assestati da una slide guitar anestetizzante e un groove estenuante; Male di miele, un pezzo che facilmente potrebbe stancare l’ascoltatore per la sua portata storica, ritorna a emozionare come faceva tanti anni fa; Il paese è reale diviene maledettamente acustica, quasi un voler mettere in prima fila il messaggio e lasciare da parte il facile andamento ritmico; La vedova bianca è rinchiusa tra suoni che ti mandano in tilt, un riverbero dell’anima che ti stringe forte allo stomaco. Dimenticavo, fa storia a sé la meravigliosa nuova versione di Pelle a metà tra le intuizioni migliori di Siam tre piccoli porcellin e una ritrovata vena poetica non docile e ipocrita, ma reale e sofferta.

Chiude il tutto un’adrenalinica cover di Fred Neil in compagnia dei Majakovich.

Queste dovrebbero essere le premesse al nuovo album che uscirà in Aprile, e stando così le cose, magari questa volta lo compro davvero il nuovo disco di Agnelli & co.

 

Giuseppe

 

http://www.youtube.com/watch?v=4ZwR_oHoEEw

 

 

voto: 8

 


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