Musica

Published on Giugno 29th, 2016 | by Fabio D'Angelo

Folfiri o Folfox – Afterhours

Folfiri o Folfox - Afterhours Copertina

Folfiri o Folfox

Qualunque sia oggi il vostro modo di ascoltare la musica, ci sono cose nel rapporto tra una persona e un album che non cambieranno mai.

Esempio: un disco (ma anche solo canzoni), come l’ultimo lavoro degli Afterhours, Folfiri o Folfox, doppio album uscito per la Germi/Universal il 10 giugno, è ancora oggi in grado di generare una serie di domande esistenziali come neanche Marzullo sarebbe capace di scatenare. In questi casi l’esigenza di trovare risposte rapide diventa una priorità improrogabile. Come comportarsi quindi?
Potete cercare salvezza su Google o andare dritti e sotto falso nome su Answers. Oppure aspettare pazienti che la risposta alle vostre domande esistenziali arrivi attraverso una botta di fortuna, un’illuminazione improvvisa o grazie a quello strano colpo di fulmine che a volte nasce tra un posto e la musica che stai ascoltando in quel preciso momento. Posso confermare per esperienza diretta quest’ultima opzione, visto che ho avuto la fortuna (diciamo) di ascoltare Folfiri o Folfox in un laboratorio di prove meccaniche dei materiali, proprio mentre si stava per per eseguire la cosiddetta prova di resilienza attraverso il pendolo di Charpy. Messo di fronte a tanta evidenza, anche il più distratto ascoltatore non potrà non accorgersi della straordinaria coincidenza che si sta verificando proprio sotto ai suoi occhi. Infatti, il termine resilienza, oltre che per indicare la prova che misura la fragilità di un materiale, viene utilizzato anche in altri campi per rappresentare la capacità di una persona di superare una serie di avversità. Il suggerimento offerto dal luogo e dall’azione del pendolo Charpy risulta quindi evidente: Folfiri o Folfox parla sì di malattia, di lutto e di perdita, ma soprattutto della capacità di rigenerarsi, trasformarsi attraverso la sofferenza senza perdere la propria umanità. In parole povere, di resilienza.

Ora con un po’ di pazienza bisogna riavvolgere il nastro e ritornare al punto di partenza, cioè all’inizio dell’album. Gli Afterhours, infatti, sin dalla prima traccia di Folfiri o Folfox, trascinano l’ascoltatore a rotta di collo dentro un tunnel fatto di sofferenza e dolore (Avevamo un patto io e te ma poi ti si è spento dentro/ allora l’ho firmato da me/ da solo a sei anni giù in fondo da un sogno/ giurami che noi non moriremo mai).

Ma non abbiate paura, perché il legame padre-figlio (L’odore della giacca di mio padre è un piccolo capolavoro), la malattia, la fine delle illusioni e le prospettive di vita che cambiano diventano tutti elementi di un percorso necessario (“Ognuno ha un modo di abbracciare il mondo, il modo che ho è soffrire fino in fondo”) che termina lì dove si intravede la luce in fondo al tunnel, cioè in Se io sono un giudice, l’ultima traccia dell’album (“Oggi svegliandomi ho realizzato che tutto il resto è stupido, voglio provare a vivere”).

Essere resiliente significa quindi mettere in atto di fronte alle difficoltà un naturale processo di sopravvivenza, ma anche imitare la capacità unica di Manuel Agnelli di saper dare un nome alle cose che stai vivendo (vedi ad esempio il titolo dell’album). Così, quello che può essere accantonato con eccessiva sufficienza attraverso battute del tipo “come piace soffrire a Manuel Agnelli nessuno mai”, è invece consapevolezza estrema che quanto più le cose appaiono irrisolvibili, tanto più fanno paura al punto da  diventare innominabili. Per cui il primo atto di sopravvivenza è proprio quello di dare un nome agli intoppi della vita. Nominarli per farli entrare in una dimensione quotidiana e renderli vincibili.

In questo contesto, una menzione particolare va al brano Ti cambia il sapore, dove è esplicito il richiamo agli effetti  sulla via quotidiana della chemioterapia (“Ti cambia il sapore sai?/ Sì è più amaro anche il tuo/ E cambia quello che sei/ qui non ne ho bisogno ormai”).

Questa capacità rende Folfiri o Folfox un disco dotato di una straordinaria carica umana e di un desiderio di libertà che diventa quasi leitmotiv del disco, in cui i fan degli Afterhours ritroveranno un po’ di suoni rudi e sporchi e qualche passaggio pop, che segnano la continuità con gli album precedenti, ma anche omaggi al post punk dei Einstürzende Neubauten e ottime ballate (Non voglio ritrovare il tuo nomeSe io fossi il giudice, la più bella dell’album a mio parere). Ma la cosa più sorprendente e spiazzante per i fan della prima ora sarà proprio questo senso di positività e di speranza, simboleggiato anche dalla scelta della  copertina, dove dal buio compare un fiore.

La sopravvivenza è un fatto maledettamente serio e Folfiri o Folfox, attraverso qualche suono sporco e la voce rabbiosa di Manuel Agnelli, trasporta un po’ di riflessioni sul senso della vita da far morire di invidia qualche psicologo di fama. E questo dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo ai fan nostalgici e ai duri e puri: è ancora un po’ quel fatto di non si può giocare con il cuore della gente se non sei un professionista, ma lui ha la cura.

Fabio D’Angelo

 

 

Tracklist

CD 1

  • Grande
  • Il Mio popolo si fa
  • L’Odore della giacca di mio padre
  • Non voglio ritrovare il tuo nome
  • Ti cambia il sapore
  • San Miguel
  • Qualche tipo di grandezza
  • Cetuximab
  • Lasciati ingannare (una volta ancora)

CD 2

  • Oggi
  • Folfiri o Folfox
  • Fa male solo la prima volta
  • Noi non faremo niente
  • Né pani né pesci
  • Ophryx
  • Fra i non viventi vivremo noi
  • Il Trucco non c’è
  • Se io fossi il giudice
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Folfiri o Folfox – Afterhours Fabio D'Angelo

Summary:

3.5

Voto


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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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