Musica andrea laszlo de simone

Published on Marzo 18th, 2026 | by Fabio D'Angelo

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Andrea Laszlo De Simone – Una lunghissima ombra

Ci sono dischi che funzionano benissimo mentre fai altro: lavi i piatti, rispondi a due messaggi, scorri distrattamente un social o controlli una notifica che non ricordi nemmeno di aspettare.

E poi ci sono dischi che non collaborano con questa modalità di vita.

Una lunghissima ombra è uno di quelli.

Andrea Laszlo De Simone ha costruito questo album come se la musica pop fosse ancora — ipotesi oggi quasi eccentrica — un’esperienza da attraversare tutta intera. Non una sequenza di brani pensati per sopravvivere da soli dentro una playlist infinita, ma un percorso continuo: sessantasette minuti, diciassette tracce, interludi compresi.

Il disco non corre, non accelera e non cerca di trattenerti con l’ansia del ritornello. Fa una cosa molto più semplice e molto più difficile: ti chiede tempo.

E il tempo, oggi, è proprio la cosa che tendiamo a concedere di meno.

L’ombra non è una metafora elegante

Il titolo potrebbe sembrare una scelta poetica, una di quelle espressioni che suonano bene su una copertina e che poi finiscono per significare un po’ tutto e un po’ niente.

Qui non è così.

L’idea dell’ombra nasce da qualcosa di molto più concreto: i pensieri che ritornano. Quelli che continuano a riaffiorare anche quando crediamo di averli archiviati; pensieri piccoli, insistenti, a volte perfino banali, ma ostinatamente presenti.

La struttura simbolica del disco è quasi fisica. La luce è la coscienza, gli oggetti sono i pensieri e l’ombra è ciò che accade quando quei pensieri vengono amplificati dalla musica.

Ed è qui che il disco cambia temperatura.

Perché non parla semplicemente di malinconia o di nostalgia, né di quella tristezza elegante che negli ultimi anni è diventata quasi un genere musicale. Parla di qualcosa di meno presentabile: il rapporto con la parte della mente che preferiremmo non frequentare troppo.

Quella che non raccontiamo, quella che non mostriamo, quella che — quando finalmente la guardi con un minimo di onestà — somiglia molto più a te di quanto vorresti. L’ombra di cui parla questo disco non è una metafora poetica: è la forma che prendono i nostri pensieri quando finalmente smettiamo di distrarci.

Le canzoni come stanze

Andrea Laszlo De Simone viene spesso definito cantautore. È una definizione corretta, ma non spiega davvero quello che succede nella sua musica.

Perché quello che costruisce non sono semplicemente canzoni: sono ambienti.

Gli archi entrano lentamente, come se attraversassero una nebbia; i cori appaiono e scompaiono; gli arrangiamenti si aprono e si richiudono con una pazienza quasi cinematografica. La voce rimane spesso fragile, esposta, come se si muovesse in uno spazio molto più grande di lei.

La sensazione è quella di entrare in una stanza e poi in un’altra, e poi in un’altra ancora. Ogni traccia cambia prospettiva, ma l’atmosfera resta coerente, come se tutto il disco appartenesse allo stesso paesaggio mentale.

Non c’è la dinamica del singolo che deve catturarti in trenta secondi. C’è una logica diversa, più lenta e più immersiva: la logica dell’attraversamento. Le canzoni di Andrea Laszlo De Simone non sono brani da playlist: sono stanze. E quando entri non sai mai esattamente quanto resterai dentro.

Il disco del dubbio

Molti album contemporanei sembrano avere una specie di ansia di chiarire subito cosa vogliono dire.

Questo no.

Una lunghissima ombra procede per avvicinamenti: suggerisce più di quanto dichiari, lascia che alcune domande rimangano sospese e non cerca di risolvere tutto. Ed è proprio qui che il disco rivela il suo tema più interessante: il dubbio.

Non il dubbio paralizzante, né quello che diventa indecisione cronica. Piuttosto il dubbio come spazio.

In un tempo in cui tutti sembrano possedere opinioni definitive su qualsiasi cosa — politica, morale, identità, geopolitica, sentimenti — questo album si muove in direzione opposta e difende qualcosa di molto meno spettacolare, ma infinitamente più raro: la possibilità di non avere subito una risposta.

In un’epoca che pretende chiarezza immediata su tutto, questo disco insiste invece su un gesto più fragile e, proprio per questo, più umano: restare dentro una domanda senza affrettarsi a chiuderla.

Il modo giusto di ascoltarlo

Il rischio più grande di questo disco non è che qualcuno lo trovi difficile, ma che lo si attraversi senza davvero entrarci.

Una lunghissima ombra non è fatta per accompagnare: non riempie il silenzio, lo espone. Se la sfiori, scivola via senza lasciare traccia, o quasi.

Chiede una disponibilità minima, che oggi finisce per sembrare eccessiva: sospendere il resto, mettersi in ascolto, concedere attenzione.

Quanto basta per accorgersi che l’ombra evocata da Andrea Laszlo De Simone non è soltanto un’immagine riuscita, ma la forma che assumono i pensieri quando la luce si abbassa, il rumore del mondo arretra e, per qualche minuto, viene meno la possibilità di distrarsi.

È in quello spazio — breve, instabile — che si produce un incontro meno filtrato con ciò che siamo.

E non è, quasi mai, un incontro comodo.

È però esattamente lì che accade qualcosa — qualcosa che vale la pena ascoltare.

La musica di Andrea Laszlo De Simone non illumina il mondo: illumina l’ombra che il mondo proietta dentro di noi.

Fabio D’Angelo

Tracklist

  1. Il buio
  2. Ricordo tattile
  3. Neon
  4. La notte (04:51)
  5. Colpevole
  6. Quando (07:57)
  7. Aspetterò
  8. Per te
  9. Un momento migliore
  10. Diffrazione
  11. Pienamente
  12. Planando sui raggi del sole
  13. Spiragli
  14. Quello che ero una volta
  15. Rifrazione
  16. Non è reale
  17. Una lunghissima ombra

 

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About the Author

è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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