Cefali live no image

Published on Luglio 22nd, 2012 | by Carla De Felice

Soap&Skin, Ferrara, 20 luglio 2012

 

Ferrara 20 luglio 2012: giornata calda e asciutta. Nella bellissima cornice del parco Massari un palco abbastanza piccolo, un pianoforte a coda e un Mac: accoppiata dicotomica.

Dopo ore di attesa ecco che il pubblico comincia a farsi impaziente, alcuni urlano fuori, fuori altri si limitano ad applaudire.
Finalmente parte la musica, un trambusto elettronico, poi luci, fumo: è Deathmental. Ecco entrare Anja. Sembra una madonna nordica dell’oscurità, vestita di bianco e nero, circondata da un’aureola bianca. Anja comincia a cantare, con sofferenza visibile: è a tratti inquietante ma bellissima. Traballa, si strugge, soffre. Bastano questi primi minuti a capire quale sarà l’atmosfera del concerto…

 

Poi si siede al pianoforte, viene raggiunta dalla sua “sister love” e entrambe, illuminate da una luce bianca, continuano a cantare. Nei primi 10 minuti ci sono dei fotografi davanti al palco, ma disturbano, guastano la solennità della sua musica con quel brusio di macchine fotografiche. Per fortuna vanno via dopo poco. 

Anja è così bella e intensa da toglierti il fiato, da ipnotizzarti. Ti apre il petto e ti tira fuori le corde del cuore, e te le mostra, proprio come quelle riflesse nella coda del pianoforte. È una catarsi sentirla. Ha lo sguardo e la pelle candida di una bambina, ma la forza di una leonessa: a tratti spaventa, destabilizza. Ogni tanto cerca di dire qualcosa al pubblico, ma spesso si blocca, si intimorisce e tira fuori soltanto qualche impacciato Thank you.

Anja dona tutta se stessa sul palco, riesce a comunicare ogni singolo sentimento di cui canta, e soffre letteralmente. Ogni tanto si ferma, è confusa e si scusa.

Interpreta Fall Foliage ancora più sofferta e lenta del solito, ne sente e manifesta ogni singola parola, e quando il pezzo si apre, ancora più aggressivo, all’ombra di luci rossastre Anja si alza traballando, si allontana dal palco e collassa. Sul palco la musica continua a suonare violenta, gli infermieri accorrono preoccupati ma lei dopo poco si rialza e ritorna sul palco tra gli applausi del pubblico.

E comincia a violentare il pianoforte, a suonarlo con tutta la forza e l’energia che ha dentro. Sembra quasi impossessata da un demone interno, e suona Meltdown, cover di Clint Mansell. Tempestosa.

 

Il 20 luglio è l’anniversario dei 3 anni della morte di suo padre, e Vater acquista un’ulteriore potenza.

Anja si alza e termina il suo concerto cantando in piedi, e danzando, in un misto di disperazione, sofferenza e paura. Sembra intimidita dal pubblico: a volte si avvicina come se volesse abbracciarci tutti, ma poi si tira indietro quasi spaventata e non sempre riesce a guardarci.

 

Canta con dolcezza e purezza Pale Blue Eyes dei Velvet Underground, che sembra essere stata scritta per lei.

Le lacrime sgorgano a fiumi, soprattutto durante l’ultima canzone. I was born to lose: così Anja ci abbandona, accennando un timido inchino, lasciandoci con una serata che nessuno di noi riuscirà a dimenticare facilmente.

 

Carla

 

 

Il palco sembra incorniciato dagli alberi, quasi come facesse parte integrante della vegetazione. Capisco perché Anja ha voluto spostare al Parco Massari la location della sua esibizione. Sono giorni che ci prepariamo a questo concerto e se abbiamo scelto l’ironia per farlo credo sia solo perché sapevamo a cosa realmente stavamo andando incontro. Non c’è molto sul palcoscenico, solo un enorme pianoforte a coda su cui si specchiano le corde e i meccanismi, quasi come fossero le corde e i meccanismi dei nostri cuori.

Nel momento in cui lei sale sul palco tutto diventa un turbinio, un rapimento: le sue mani sui tasti, le prime note e poi è come ritrovarsi, storditi, direttamente alla fine del concerto con le lacrime che ti solcano il viso. Non credo di aver mai visto nessuno sentire così le cose di cui canta, quasi come se non ci fosse distacco, come se Anja fosse la sua musica e la musica fosse Anja. Sofferta, disorientata, confusa, elettrica, tormentata. Timida come una bambina che tiene gli occhi bassi e si nasconde il viso tra i capelli arruffati e forse a 22 anni a volte è facile sentirsi ancora un po’ così.

 

 

Eppure è un attimo e la vergogna lascia il posto ad una specie di esplosione, una messa a nudo totale, mentre il pianoforte viene preso a pugni e sul palco si comincia una danza fatta di scatti simili a quelli involontari che a volte ci prendono nel sonno.

È la sua musica che danza allora, non Anja. Seduti davanti a lei, tutti non possono far altro che silenzio, un silenzio tanto profondo che non avevo mai sentito ad un concerto. Certo arriva sempre l’applauso e qualche urlo alla fine delle canzoni, accompagnati da quel timidissimo thank you di questa “madonna bambina”. Sono poche le cose che dice, ma dicono di lei abbastanza: la sua sister love che l’accompagna nella voce, la mamma che la ascolta lì nascosta dietro qualche albero e il padre che 3 anni fa esatti lasciava tutte loro.

 

Soap&Skin l’ho sempre ascoltata al buio prima di dormire, ad occhi chiusi, perché trovavo che la sua musica, le sue parole si abbinassero perfettamente a tutti quei pensieri che si accumulano prima del sonno. A volte mi spaventava, così come mi ha spaventata vederla sul palco esplodere così, come un piccolo punto di luce impazzito in tutto quel buio. Alla fine del concerto, alla fine di quello che ho pianto e di quello che ho trattenuto dentro, penso che la storia della luce e dell’oscurità andrebbe sul serio rivista: la luce a volte può essere tanto volgare da accecare al pari di un’ombra e l’oscurità essere qualcosa di così intenso e meraviglioso da vederla brillare.

Mariangela

 

GRAZIE ANJA!

 

 

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L'unico vero realista è il visionario.



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