Musica

Published on Novembre 11th, 2013 | by Una banda di cefali

Glamour – I Cani

i-cani-glamour

Non mi commuovono le storie coi sensi di colpa. / Non mi interessa l’opinione di chi la sa lunga. / Io voglio raccontare e voglio che mi si racconti / perché anche il poco che sappiamo è meglio di niente.

E sarà dura far scrollar di dosso quest’idea / che a nominare ciò che esiste non si dice nulla, / ma l’esistente è anch’esso pane per i nostri denti, / non si può correre soltanto dietro ai sentimenti.

Non ho mai amato particolarmente I Cani, li ho sempre ascoltati con una certa diffidenza nonostante pensassi che Le coppie fosse uno spaccato piuttosto realistico delle relazioni post moderne degli anni dieci, nonostante fossi più o meno d’accordo sul giudizio espresso sui pariolini di diciott’anni, nonostante che le velleità aiutino a scopare sia un dato di fatto e che Wes Anderson sia uno dei registi che più preferisco.

Ma il nuovo disco, Glamour, che si apre con una premessa che potrei tranquillamente adottare come mio manifesto esistenziale, di quelli da scrivere col pennarello sul muro della tua stanza con ancora i poster appiccicati con lo scotch e cartoline, troppe cartoline ovunque, mi ha spiazzata come non aveva fatto Il sorprendete album d’esordio de I Cani.

Sarà che ho sviluppato nel tempo una sorta di trasporto neorealistico che mi porta ad apprezzare le cose che senza fronzoli mi parlano di una realtà che sia facilmente riconoscibile anche ai miei occhi. Sarà che fa particolarmente presa sul mio orecchio sentir cantare discorsi spiccioli di quelli fatti con gli amici il sabato sera drink alla mano, “a contarti i dieci euro per un long island”, non ancora alticci da non poter portare avanti una frase più o meno di senso compiuta, più o meno banale per non dire il falso, ma anche per non dire niente, o niente di nuovo, mentre qualcuno tira fuori il cellulare e ti immortala in una delle ormai mille fotografie tutte uguali in cui siamo bellissimi e perdenti.

Niccolò Contessa, l’anima di questo anche troppo discusso progetto/fenomeno musicale, se prima quelle fotografie le scattava quasi a voler segnare un distacco netto dalle situazioni che fotografava a voce, ora si lascia coinvolgere come quelle presenze un po’ sfocate sullo sfondo che a modo loro fanno parte, volente o nolente, della tua istantanea.

Certo, resto sempre convinta che I Cani sono un fenomeno indie-pop che non toglie né aggiunge niente al mondo musicale di particolarmente innovativo. Melodie e suoni messi piuttosto in secondo piano, quasi sempre puliti con al massimo una spruzzata di synth qua e là, un approccio lo-fi che stenta a dissiparsi davvero dal primo disco a questo anche se qui non siamo più a cantare nella cameretta, ma a farci arrangiare il disco da Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax. Tutto in funzione del fatto che ciò che ha assoluto rilievo restano le parole di Contessa che diciamolo, ha quel talento di pochi, pochi spocchiosi a volte oserei anche dire privando la mia affermazione di qualsiasi tipo di negatività, di parlare per massime, per citazioni colte, per efficacia da manifesto. Ecco, io la parola “ficcante”, scoperta anni fa come aggettivo che seguiva la descrizione di un attacco di pallavolo, non ho mai ben capito come inserirla nel mio vocabolario, ma qui penso quasi che ci starebbe bene.

Niccolò contessa cita e si autocita di continuo, ironizza con tagliente sarcasmo su tutto e tutti, compreso se stesso stavolta. Critica anche, è vero, esprime giudizi e li esprime non per disprezzo, ma per disillusione e in questo mi conquista perché mi ricorda. Così come ricorda quel dire tagliente e pane al pane e vino al vino che ho sempre apprezzato in gruppi come gli Offlaga, i Baustelle, i Diaframma, “Pasolini e Jay-Z”. E poi Storia di un impiegato che c’entra tutto e niente con De André ma racconta di quella volta che anche tu ti sei ritrovato a tenerti a una parete per non cadere prima che qualcuno lo notasse, e Lexotan che vorresti tatuarti addosso come promemoria per cercare di ricordare che “nonostante tutto c’è la nostra stupida, improbabile felicità, la nostra niente affatto fotogenica felicità, sciocca ridicola, patetica, mediocre, inadeguata felicità”.

Mariangela Napolitano

Tracklist
1. Introduzione
2. Come Vera Nabokov
3. Corso Trieste
4. Non c’è niente di twee
5. Storia di un impegato
6. Roma Sud
7. Theme from Koh Samui
8. Storia di un artista
9. San Lorenzo
10. FBYC
11. Lexotan

 

Twitter
Visit Us
Glamour – I Cani Una banda di cefali

Summary:

3

Voto


Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,


About the Author

Amore, ironia e cefalità.



Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla