Libri

Published on Gennaio 24th, 2014 | by Fabio D'Angelo

Per dieci minuti

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Chiara Gamberal, Per dieci minuti, Feltrinelli.

 

Le va di fare un gioco?

– Quale?

– Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto. Una qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta.

– E poi, dottoressa, alla fine che succede? Avrò indietro la mia vita?

– Ne riparliamo tra un mese, Chiara. Intanto giochi, s’impegni e non bari, mi raccomando.

 

La cosa che mi piace di Nostro anche se ci fa male è il verso:

“Cambia cuore, resta vivo.”

Mi viene in mente mentre ripenso a Chiara, la protagonista di Per dieci minuti, perché all’inizio del libro me la sono immaginata così: appena sveglia che si alza e si ripete allo specchio il verso come un ammonimento.

A Chiara è capitato di dovere ricostruire a 36 anni una vita intera. Quella che aveva prima è andata via nel breve tempo impiegato dal marito a comunicarle la volontà di lasciarla per la migliore cuoca irlandese di pancake. E, come se non bastasse, Chiara si ritrova anche senza lavoro: la sua rubrica su un famoso giornale viene cancellata per dare spazio al vincitore morale di un reality. Insomma, una serie di colpi micidiali che metterebbero al tappeto chiunque, senza manco la possibilità di frenare la caduta, aggrapparsi all’appiglio di un alibi collaudato come quello della “sfiga cosmica”. A tal proposito, a me è capitato di accendere la tivvù e beccare un servizio di Studio Aperto sull’uomo più sfortunato del mondo. Un tizio che in breve tempo è stato nell’ordine: colpito da un fulmine, aggredito da uno squalo, morso da due serpenti, rapinato da un numero imprecisato di banditi violenti e armati, vittima di un servizio di Studio Aperto. Non so perché, ma sono sicuro che pure a Chiara sarà capitato di vedere lo stesso servizio, per cui, memore come me del fatto che c’è sempre chi sta peggio di te, non può far altro che andare giù pesante e poi dopo cercare di rimettersi in piedi con l’aiuto di Manuel Agnelli, dell’oroscopo di Brezsny e della speranza di una svolta che arriva quando la sua terapista, seguace di Rudolf Steiner, la invita a combattere la sfiga cosmica attraverso un gioco semplice: ogni giorno, per un mese, dovrà impegnarsi per almeno dieci minuti in qualcosa che non ha mai fatto prima.

Per dieci minuti diventa così il diario di quel mese, ma anche una sorta di vademecum su come si sopravvive a una mancanza. Chiara si impegna a giocare, a fare cose insolite tipo dipingersi le unghie con smalti appariscenti, preparare pancake (bisogna pur togliersi i “paccheri” dalla faccia, no?), imparare a ricamare, curare l’orto, farsi spiegare come funziona un violino nientepopodimenoché da Rodrigo D’Erasmo, camminare per strada girata di spalle e poi niente, il resto lo leggerete voi, perché lo spoiler è severamente punito.

E comunque Chiara alla fine ci riesce ad avere una vita, una nuova però. Perché un mattoncino di dimensione 10 minuti per 10 dopo l’altro, finisce per costruire in un mese un muro che separa il prima dal dopo. Perché poi, alla fine, hai sì perso un marito, un lavoro, la vecchia casa, ma in cambio hai trovato una specie di figlio, una mamma che prima non conoscevi, l’ispirazione per un nuovo libro, il natale, gli amici e soprattutto la capacità di non opporre resistenza al cambiamento. Per questo decidi di rimanere dalla parte di muro nuovo e lasci di là tutti i lacci che ti impedivano di conoscere un mondo fatto di tante piccole cose che prima ignoravi.

Per dieci minuti è un racconto tenero, divertente e spassoso, capace di far sorridere, che di questi tempi, e questo lo dicono tutti i meglio commentatori tivvù, non è una cosa da poco.

Fabio D’Angelo

 

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Per dieci minuti Fabio D'Angelo

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3

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About the Author

è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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