Film

Published on Aprile 28th, 2014 | by Carla De Felice

Videomaker Film Festival. Il Passo della Lumaca – Intervista a Daniele Suraci

videomaker vincitori

Si è conclusa il 25 aprile la terza edizione del Videomaker Film Festival, il festival internazionale di cortometraggi promosso dai nostri amici/fratelli dall’associazione T.A.R.E. Sedici i corti selezionati, tutti di un livello altissimo e la cosa ha messo seriamente in difficoltà i membri della giuria tecnica. Due le menzioni speciali: Margerita di Alessandro Grande (Italia) e Una hora un paso di Aitor Iturriza e Bernat Gual (Spagna/Paesi Baschi). L’attore e produttore di Hong Kong Vincent Luk, diventato da subito la mascotte del festival, ha vinto il premio del pubblico con il suo corto Pop up home. Il vincitore del premio camera d’oro per il miglior cortometraggio è stato il bellissimo Il passo della lumaca del giovane regista Daniele Suraci.

Un bambino fa shopping con la mamma e per sconfiggere la noia gioca con una lumaca attaccata alla vetrina del negozio. Poi si accorge di una bimba alla finestra di fronte con lo sguardo molto triste e decide di fare di tutto pur di strapparle un sorriso.

Un cortometraggio semplice e delicato che in pochi minuti riesce a raccontare una storia che non si esaurisce, ma continua nella mente dello spettatore. Una regia limpida e una storia che emoziona (e commuove) chiunque per la sua tenerezza e spontaneità. Mai scontato né retorico, semplicemente adorabile.

Ho incontrato il regista Daniele Suraci, originario di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, ma romano di adozione. Un ragazzo gentile e di cuore, proprio come il suo cortometraggio. Ci siamo fatti una bella chiacchierata sul suo corto, sul cinema e questo è il risultato.

suraci

Daniele il tuo Passo della Lumaca ha molto colpito sia noi giurati che il pubblico. Io, personalmente, mi sono commossa diverse volte. Il presidente di giuria Vincenzo Terracciano ha detto che sei riuscito a realizzare un’opera così poetica che tocca con il suo lieve racconto le corde più profonde dell’animo di chi lo guarda. Da dove ti è venuta questa bellissima idea?

Volevo raccontare una piccola storia che facesse leva sulla tematica sociale per dimostrare che anche chi è “un po’ più lento” può vivere grandi emozioni.

I due bambini sono di una dolcezza disarmante. È stato difficile trovare gli attori giusti? E, soprattutto, come ti sei trovato a lavorare con degli attori non professionisti?

Ci abbiamo messo un po’ di tempo a trovare i due protagonisti. Abbiamo visto tanti bambini ma non eravamo pienamente convinti. Alla fine la piccola Matilde era lì sotto il nostro naso: è infatti la figlia di Giordano Corapi che ha realizzato la colonna sonora e di Cristina Raffaeli, la casting director, che mi ha aiutato davvero tanto perché è riuscita a capire immediatamente chi stavo cercando.

Lavorare con loro è stata un’esperienza bellissima soprattutto perché entrambi compaiono per la prima volta sullo schermo. Volevo che fossero spontanei, non costruiti, quindi diciamo che non li ho diretti, più che altro li ho lasciati (e guardati) giocare.

Il tuo corto per me non si conclude ma lascia molto spazio libero alla fantasia. Io mi sono posta domande del tipo: ritornerà il bambino? Si rincontreranno un giorno? È una cosa voluta da parte tua?

Effettivamente non sei la prima che me lo dice. Potrei raccogliere il materiale e farne uscire un lungometraggio. 

Non sarebbe assolutamente una cattiva idea. Come ti sei avvicinato al cinema? Per passione o per esigenza?

Dopo il liceo mi sono iscritto alla Libera Università del Cinema di Roma e successivamente a un corso di sceneggiatura. Il cinema è stato una grande salvezza per me, sono fondamentalmente una persona molto timida e mi ha permesso di trovare un mezzo per esprimermi e raccontare tutte le cose che avevo (e ho ancora) da dire. Per adesso ho realizzato alcuni corti, ma non mi dispiacerebbe anche osare di più in futuro.

Quali sono invece i tuoi modelli di riferimento nel cinema (se ci sono)?

Non so se riesco a risponderti, è una domanda che mi mette sempre in crisi. Esiste un film, un regista per ogni momento quindi dipende da tutta una serie di fattori. Di italiani adoro Paolo Sorrentino (il primo nome che mi viene in mente) mentre per gli stranieri ho una leggera predilezione per il cinema francese, ma non significa che mi piaccia solo quello, anzi.

Adesso una domanda stile quiz caratteriale del tipo: dimmi che film ti piace e ti dirò chi sei. No, scherzo. Io ho un animo molto sognatore e romantico, e mi sono sempre sentita un po’ come la sorella di Gelsomina e Cabiria di Fellini. Se tu dovessi scegliere un personaggio di un film che al meglio ti rappresenta chi sceglieresti?

Che domandone! Io sono una persona molto timida e introversa, per questo motivo mi sono sempre sentito molto vicino a Titta De Girolamo (il protagonista delle Conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino n.d.r.) ma al tempo stesso sono anche una persona curiosa, mi piace conoscere, vedere, ma non mi viene in mente nessun personaggio che esprima questa mia seconda natura.

E se dovessi scegliere di diventare un giorno come qualcuno, chi vorresti essere?

Direi senza dubbio Tonino Guerra. Mi piacerebbe un giorno trovare la sua stessa pace con il mondo.

Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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