Synecdoche, New York

Regia: Charlie Kaufman
Cast: Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Michelle Williams, Samantha Morton, Tom Noonan, Emily Watson, Dianne West
Anno: 2008
Durata: 124′
A volte capitano cose strane. Uno sceneggiatore di culto, firma di alcune tra le più belle storie cinematografiche degli ultimi anni come Essere John Malkovich, Confessioni di una mente pericolosa e Se mi lasci ti cancello, che improvvisamente si erge a regista (complice Spike Jonze produttore) e partorisce un capolavoro spaventoso di cui nessuno parla abbastamza. Poi, per una ragione o per l’altra, questo film in Italia finisce col non arrivare (cosa già meno strana). Eppure, a coronamento di un percorso tanto travagliato quanto silenzioso, un giorno viene annunciata la data di uscita a sei anni di distanza dalla release originaria. E il cerchio si chiude.
Il 19 giugno, grazie alla mitica BiM, verrà data una seconda possibilità a quello che non si può considerare come uno degli esperimenti e viaggi narrativi più grandiosi, ambiziosi e mozzafiato della storia del cinema.
È sottilmente inutile, come sempre, soffermarsi sulla trama di una storia di Kaufman. Un regista teatrale con un nuovo lavoro in cantiere e il terrore della morte, comincia a sfogare se stesso nella sua opera. Da uno spunto reale, strutturato e tangibile infatti il genio di New York comincia a dipanare sovrastrutture e percorsi sottocutanei, devastazioni minime e apocalissi intimiste ai limiti dell’assurdo, mantenendo sempre una tale dignità del disagio e della fobia, una così inarrivabile capacità di controllo su ciò che sembra andare per conto suo, da ipnotizzare l’astante di turno in un gioco di rincorsa che sembra schiantarsi contro la ricerca di una perfezione suprema sempre, definitivamente, fuori portata.
Ogni cosa, ogni tassello, nella Schenectady di Caden Cotard, diventa una narrazione indipendente e vorace che si nutre di ciò che ha intorno diventandone parte.
Così la follia costruttiva di Caden e del mondo circostante, all’apparenza normale eppure piegato senza indugi alla sua furia creazionista, diventano cuore pulsante di un inno alla vita e alla morte come entità uniche e sacre allo stesso tempo.
Un’esperienza cinematografica fondamentale, una scoperta luminosa e strepitosa che ora avrete l’opportunità di vivere in sala. Un’occasione che, statene certi, mai vi si ripresenterà perché, forse, resa possibile dalla recente scomparsa del più grande attore vivente della sua generazione, qui nella sua prova più mostruosa e indimenticabile.
Angelica Milia
Summary:



