Libri

Published on Ottobre 15th, 2014 | by Sabrina D'Errico

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L’amore bugiardo

amore bugiardo

Gone Girl si è imposto tra le mie scelte di lettura in maniera a dir poco prepotente. Il continuo imbattermi sul web in articoli che mi segnalavano l’ultimo lavoro della scrittrice americana Gillian Flynn, rappresentava l’inequivocabile segno di un libro che andava letto quanto prima.

Uscito nell’estate del 2012 in America, si è subito meritato un posto nella lista New York Time bestsellers per ben 20 settimane. Milioni di copie vendute in pochissimo tempo in 28 paesi. E se questi dati non dovessero bastare, ciliegina sulla torta: il “sì” di David Fincher, al quale viene consigliata la lettura dalla presidente della Fox Emma Watts, che non esita a sceglierlo come soggetto del suo nuovo attesissimo omonimo film, Gone Girl (in Italia a Dicembre).

Nick Dunne ed Amy Elliott sono una coppia di giovani sposi giornalisti costretti a reinventarsi a seguito della perdita di lavoro da parte di entrambi. Un cambiamento che inizia con il trasferimento da New York alla piccola cittadina natale di Nick, nel Missouri; una scelta dettata principalmente dalla necessità e volontà di questi di avvicinarsi ai genitori di lui, vittime di seri problemi di salute. Nick decide di aprire un bar con la sorella gemella Go per far fronte alle nuove spese, mentre Amy subisce, silenziosamente insoddisfatta, questo trasferimento che non sembra offrirle margini di nuove prospettive di vita. Il giorno del loro quinto anniversario di matrimonio Amy sparisce, lasciando la casa in un subbuglio che sembra inconfondibilmente riprodurre lo scenario di un rapimento.

Un thriller psicologico in cui stile e contenuti si coordinano in maniera impeccabile. L’azione si fonde con l’autopsia accuratissima di una storia d’amore in frantumi e l’analisi introspettiva dei due coniugi, entrambi vittime dell’eterno conflitto tra essere e apparire.

Nella traduzione italiana del titolo (L’amore bugiardo) vi è subito il richiamo al nocciolo dell’intera narrazione, la key word del dramma sviluppato: la bugia. Bugiardo lui, bugiarda lei. Bugiardo il loro rapporto contaminato dalla continua menzogna. Inevitabilmente fasulle, a tratti, le confessioni di Nick ed Amy al lettore.

La storia suddivisa in tre macrosequenze, è un grande puzzle dagli innumerevoli tasselli. Narrato in tandem da Nick ed Amy, con alternanza di capitoli in un gioco di continui flashback e forwards che rendono la narrazione un meccanismo di costruzione affidato al lettore. È nello stile che risiede infatti la potenza di un thriller già forte di una storia oggetto mai banale, assolutamente avvincente, per niente scontata.

Al procedere della narrazione, pagina dopo pagina è sempre più evidente la volontà di voler far luce non solo sulle dinamiche di coppia, famiglia, ma anche sul rapporto individuo-società, arrivando a un’unica conclusione: l’impossibilità di conoscere realmente bene qualcuno. Personaggi a tratti pirandelliani ai quali viene affibbiata la famosa maschera, alle prese con “l’essere etichettati” e pertanto non riuscire a sentirsi mai realmente liberi. Un palcoscenico di vita fittizia dove anche il matrimonio in realtà si scopre essere niente altro che una prigione, una diabolica trappola consequenziale della recita dei personaggi che non riescono a non fingere, quasi fossero affetti da una vera malattia. Un morbo che affligge i due protagonisti caricati delle altrui aspettative, prigionieri e per questo costretti a mentire, mentire e mentire per la sopravvivenza.

Gone girl destabilizza il lettore che veste i panni di poliziotto/psicologo, costretto continuamente a riformulare le sue ipotesi, avvicinandosi alla conclusione della storia nel dubbio più totale.

Gillian Flynn è stata scelta come sceneggiatrice per il film di Fincher. Non ci resta che sperare in un adattamento cinematografico che esalti l’originalità del testo.

 

Sabrina D’Errico

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