L’assassino non sa scrivere
“Fancuno è un paesino di tremila soggetti – definirli «anime» sarebbe un’esagerazione – che sorge fra i comuni di Castelcapro, Sicignavia e Valle del Seme. Ci sono tanti modi per andare a Fancuno. Se ci si arriva da sud, la strada è migliore, e poi è alberata. C’è da passare sui colli di Valle del Seme, che a parte il nome è proprio un bel posto, e prendere per Santo Stefano Martire. Arrivati a metà percorso, quando a sinistra il paesaggio degrada in una serie di cose verdi (alberi, piante, boschetti) e azzurre (fiumiciattoli, qualche laghetto) e fiori di ogni tipo, bisogna girare a destra. Non ci sono molte raccomandazioni per chi vuole andare a Fancuno, solo bisogna stare attenti alle vacche, perché sulla strada che viene da sud comandano loro.”
Il paesino di Fancuno è popolato da una comunità di personaggi straordinari e bizzarri, compreso un pitbull tutto verde. Le pareti registrano meglio degli archivi di Stato e dei servizi segreti dell’ex Unione Sovietica messi insieme, e tutti sono alla ricerca di storie nuove per scappare dall’insopportabile quotidianità.
“Noi fancunesi abbiamo tanti problemi – ed è proprio di questi problemi che sto per raccontarvi – ma abbiamo l’aria buona, una delle migliori d’Italia, respirare per credere”.
La monotonia del paesino di Fancuno, dove come abbiamo ben capito tutti sanno sempre tutto di tutti, viene interrotta dall’arrivo di un assassino seriale sui generis. Un omicida senza pietà, un “sirial ciller” che uccide alla “cazzo di cane” e si contraddistingue per un unico elemento: messaggi totalmente sgrammaticati lasciati sul luogo del delitto. Questo “ciller” non sembra avere motivazioni né moventi, solo voglia di uccidere e lasciare i suoi bigliettini grammaticalmente scorretti. Nessuno sa che pista seguire e le indagini finiscono inevitabilmente per coinvolgere non solo le forze dell’ordine (anche loro in perfetto stile con la fauna fancunese), ma l’intera comunità di Fancuno, i suoi strambi cittadini e un cronista fancunese di adozione sulla via della pensione (la voce narrante). Il “sirial ciller” risveglia Fancuno dal sonno, dalla noia e dalla desolazione e al paesino arrivano addirittura giornalisti – italiani e stranieri – curiosi e pieni di domande. Il “sirial ciller” diventa in breve tempo come il mostro di Lockness: la prima attrazione turistica del paese, un marchio di fabbrica.
L’assassino non sa scrivere è un libro che scorre velocissimo. Un mix intelligente di tensione e ironia che nelle sue 250 pagine riesce a fare di tutto: ridere, riflettere, rabbrividire. Una storia solida e intelligente che tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina con dei picchi di tensione (e risate) difficili da replicare altrove.
Dallo “Zio” appassionato del Grande Fratello, al killer analfabeta, Stefano Piedimonte, scrittore napoletano classe 1980, continua a confermare il suo grande talento e la sua inesauribile immaginazione. È una penna creativa e originale la sua, sia nel creare le storie che nel tratteggiare i personaggi, sempre “frizzantini”, brillanti e mai banali. E possiamo dirlo senza timore di sbagliare (nel contenuto e nella grammatica): il suo assassino sarà pure analfabeta, ma questa mancanza viene ampiamente compensata dalla bravura dell’autore.
Carla De Felice
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