The Whale
Regia: Darren Aronofsky
Durata: 117 minuti
Genere: Drammatico
Lingua: Inglese
Cast: Brendan Fraser, Sadie Sink, Hong Chau, Ty Simpkins, Samantha Morton
Anno: 2022
“Devo sapere di aver fatto almeno una cosa giusta nella mia vita”
Charlie è un professore d’inglese, ha una figlia e soffre di un’obesità totalizzante. È infatti lui stesso la balena del titolo, non solo a livello puramente visivo. Il peso che porta con sé è di gran lunga superiore rispetto a quello messo in mostra dal suo corpo.
Il suo presente, infatti, è tanto complesso da raccontare quanto netto da mostrare.
Charlie vive chiuso nella sua casa come un eremita, rifiutando di farsi vedere da chiunque ad esclusione della sua unica amica e infermiera Liz (una potentissima Hong Chau, non a caso candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista proprio per questo ruolo). Tiene inoltre le sue lezioni on-line oscurando accuratamente il suo profilo. Solo con l’intervento dell’esterno il suo passato si rivelerà sempre più complesso e straziante ad ogni blocco narrativo mostrato.
The Whale mette in scena una settimana molto importante della vita di Charlie.
Partendo da una sua scelta-non scelta di autolesionismo per esorcizzare un dolore passato, il film di Aronofsky vuole arrivare invece a una presa di posizione molto drastica e inevitabile di Charlie, dalla quale scaturisce tutta la storia mostrata: ovvero proprio la condizione fisica di Charlie e il suo scegliere di chiudersi in casa e non esistere. Nel farlo il regista non tradisce mai l’anima teatrale di cui il film è adattamento: il dramma omonimo di Samuel D. Hunter.
Alla presenza di Charlie si alterneranno quattro personaggi, apparentemente scollegati, tutti portatori di una ‘maschera’, seppur meno eclatante della sua, che però finiranno col fondersi irrimediabilmente tra loro proprio grazie a lui: l’infermiera Liz, la sua ex-moglie Mary, sua figlia Ellie (l’ormai iconica Max di Stranger Things) e un ragazzo di nome Thomas, giovane membro di una chiesa New Life, realtà estremista che ha già avuto un grosso impatto negativo sul passato di Charlie.
Il protagonista è un uomo estremamente gentile, teneramente deciso a spingersi verso un’auto-distruzione tanto sadica quanto spaventosamente umana. Gli vengono rinfacciati continuamente piccoli e grandi errori fatti in nome di una bontà mal gestita, e ad ogni tentativo di redenzione, sia esso passivo o attivo, viene rimproverato senza perdono.
Aronofsky è uno dei registi emotivamente più impattanti in circolazione e non è mai stato regista per stomaci leggeri. Spesso additato come eccessivo, ogni suo lavoro riporta tematiche fisse correlate alle sue ossessioni: l’elaborazione della religione nei suoi estremismi torna spessissimo, come in Noah e il remake Madre! su tutti, ma non meno sul pezzo anche un titolo come The Fountain – L’Albero della vita.
Attraverso la sua narrativa visiva il regista si mostra ai suoi spettatori esattamente con quello che Charlie chiede ai suoi studenti quando scrivono: la sincerità più totale.
Proprio con l’escamotage narrativo della sovrastruttura citazionista, Charlie parla di Moby Dick, la balena inseguita dal capitano Achab con un’ossessività irrefrenabile, fino a creare una fusione tra preda e cacciatore.
Con l’entrata in scena della tematica religiosa e dell’amore perduto di Charlie, vengono inserite nuove e potentissime dinamiche umane. La natura come palco perfetto per la ‘punizione’ che segue ogni libertà di scelta.
The Whale alla fine non è altro che la rappresentazione più riuscita in assoluto della purezza, confermata da una chiusura tematica che rimane coerente con una vera e propria ascensione, che non ha nulla a che vedere con la religione, perché deve tutto alla bellezza della semplice natura umana.
Un film mozzafiato e onesto, grazie anche a uno dei finali più belli visti al cinema negli ultimi anni.
E durante i titoli di coda sembra proprio di annegare al cospetto della grande balena bianca.
Angelica Milia




