It’s Queer time!
Sono una persona non-binaria, e se non ci fossero stati tanto cinema, tanta letteratura, e tanta televisione a crescermi, allora sarei ancora terribilmente confusǝ. La capacità culturale espressiva sul lato della rappresentazione sociale della comunità LGBTQ+ è ancora fresca, e proprio perché giovanissima, è stata capace di presentarsi negli ultimi anni con una vera esplosione.
Sembrano passati secoli dal quel “Jack, tu sei gay?” di Joey in Dawson’s Creek, dal giorno in cui l’Occidente ha “scoperto” l’AIDS con la morte di Freddy Mercury, dall’ingresso nei salotti (e nei reality) di personaggio come Vladimir Luxuria, fino alle rivelazioni “canon” (ovvero risvolti ufficializzati narrativamente di personaggi di fantasia) di un Silente innamorato di Grindelwald.
Non ci si ferma più a citare giganti come Wilde, Rimbaud e Pasolini “solo” per il loro impatto nella cultura di sempre, ma anche per come il loro rappresentare sé stessi ha influenzato i successori.
Ci si ritrova con personaggi fondamentali nel mondo dei videogames, da The last of us a The Sims. Personaggi secondari, ma basici, come Patty Bouvier nei Simpsons, o lo stesso Stewie Griffin nei cartoni animati da primo pomeriggio.
Poi c’è chi è cresciuto negli anni in cui i manga giapponesi affrontavano enormi amori queer, prima ancora che in Occidente si cominciasse anche solo a rifletterci. Consapevolezze talmente all’avanguardia che non venivano nemmeno percepite: l’identità di genere di Lady Oscar, la ‘transizione’ causata da una maledizione in Ranma ½, il complicatissimo rapporto a triangolo di Berserk, la tormentata love story di New York New York, la Sailor Uranus di Sailor Moon e chi più ne ha più ne metta.
Tutto un mondo in cui erano già presenti termini come lo Shōnen-ai e lo Yaoi per identificare un tipo di trama narrativa tra personaggi omosessuali.
Poi, lentamente, prima la cultura, e la società poi, hanno iniziato ad essere sempre più ‘richiamate’ se non mettevano in scena rappresentazioni del mondo Queer. E da lì è iniziata la vera rivoluzione… arcobaleno. La vera rivolta riguardante l’inclusività.
In Italia un personaggio come Martino di Skam, che si apre col suo coinquilino orgogliosamente gay sulla sua paura di fare coming-out per timore di essere visto proprio come lui, ovvero così ‘gay proud’ si è sdoganato anche un messaggio fondamentale: il discorso della rappresentazione. Non solo mostrare un personaggio omosessuale, ma anche come rappresentarlo per avere la delicatezza di non cadere nel banale come nell’insulto o nella presa in giro, nel creare una macchietta.
Ma forse, grazie anche ad una già lunghissima appartenenza nel mondo nerd, si è arrivati a smuovere su tantissimi livelli non solo l’interesse, ma anche l’accettazione prima, e la curiosità poi. Non è solo rivoluzionario parlare finalmente di tematiche Queer, quanto farlo descrivendo più caratteri e sfumature della stessa persona, ammazzando sul nascere quel ‘non sembrava gay’ che è alla base dell’omofobia passiva culturale e non. Finalmente.
Qualche film e serie TV per iniziare e per approfondire?
Dividerò le categorie in Giganti, d’autore, da scovare e guilty pleasures (?):
I GIGANTI
Si inizia con il travolgente La vita di Adele di Abdellatif Kechiche e il suo roboante premio a Cannes nel 2013 (da recuperare anche il fumetto originale Le bleu et un couleur chaude di Julie Maroh. Il film ne ha messo in scena solo due parti su tre, e recuperare il VERO finale è cosa da farsi). Le interpretazioni di Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos reggono un film fatto di attimi intensi e continui. La passione alla base della storia tra le due è messa in scena in modo talmente eclatante da aver disturbato non poche persone, ma si mostra come reale necessità di messa in scena dell’amore travolgente che invade la vita di entrambe. Così diverse eppure così attratte l’una dall’altra.
Il film Premio Oscar e Leone d’Oro I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, anch’esso adattamento di un romanzo di Annie Proulx intitolato Gente del Wyoming, sul cui set Gyllenaal e Heath Ledger erano riusciti a creare un’alchimia che sfonda lo schermo. Per chi scrive, il ruolo di Ennis del Mar sarebbe stato il vero punto per premiare l’attore poi incoronato con Oscar postumo con il suo iconico Joker diretto da Christopher Nolan. I due costruiscono una storia d’amore trascinata dal desiderio e dal rigetto reciproco.
La Felicity Huffman di Transamerica (ovviamente anche il percorso di rappresentazione di un transgender interpretato da un transgender verrà a sbloccarsi solo molto dopo) è un dono del cielo. Candidata all’Oscar, battuta solo da un’altra rappresentazione particolarissima di Hilary Swank in Million Dollar Baby di Eastwood. Swank che però è protagonista di un altro titolo fondamentale per la rappresentazione Queer: lo spaccacuore Boys don’t cry, una delle pochissime (ahimè) rappresentazione FtoM (ovvero Female to Male, definizione di una persona che transita dalla sessualità femminile a quella maschile) in ambito cinematografico.
Philadelphia non è solo una città, ma il titolo di un film firmato Jonathan Demme (anche regista anche de Il silenzio degli innocenti) e consacrato nella canzone originale di Bruce Springsteen, scritta apposta per il film del 1994, poi premiata col Premio Oscar e destinata a restare nella storia della musica.
Impossibile trattenere le lacrime durante la narrazione della storia di Tom Hanks, omosessuale che contraendo la malattia dell’HIV perde il lavoro per omofobia. Un legal-drama ambientato, e girato, nel cuore pulsante dell’esplosione dell’AIDS. Un male per decenni giudicato come punizione divina, e solo grazie alla sua rappresentazione finalmente popolare, ‘sdoganato’ come dramma legato all’educazione sessuale.
Carol di Todd Haynes vede in scena l’America degli anni ’50 e due donne tanto belle quanto differenti: la timida Therese di Rooney Mara (qui premiata con la Palma d’oro) e l’affascinante Carol Aird della sempre inarrivabile Cate Blanchett. Adattamento di un romanzo di Patricia Highsmith, il film rimane, ad oggi, una delle rappresentazioni più riuscite e potenti dell’amore omosessuale saffico.

DA SCOVARE
Sono i tre splendidi Patrick Swayze, Wesley Snipes e John Leguizamo a interpretare le tre straordinarie viaggiatrici sfortunate di A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar nel film del 1995 diretto da Beeban Kidron. Tre drag queen si ritrovano infatti bloccate con la macchina in un paesino nel mezzo del nulla. Con la loro coraggiosa follia, mai però banalizzata, e le loro diverse personalità, porteranno con loro una vera e propria rinascita all’interno della piccola società in miniatura con cui verranno a contatto. Già presente nel cast il mitico RuPaul, dal 2012 insegna ‘queerness’ col suo programma Reality RuPaul’s Drag Race.
Pomodori Verdi Fritti di Jon Avnet, è un adattamento del romanzo best seller di Fannie Flag e racconta di un rapporto d’amicizia talmente forte da sfiorare la più intensa delle storie d’amore. Storia in realtà effettiva nel romanzo, ma calibratissima nel film. Cosa che però, nel prodotto in pellicola, non perde di incisività seppur mantenendo un tiro basso sul tema. L’amore tra Idgie ‘ammaliatrice di api’ Threadgoode e Ruth è comunque costruito con un’empatia disarmante che ha segnato un’epoca.
Wilde di Brian Gilbert, o di Oscar Wilde innamorato del suo Bosie (un giovanissimo Jude Law, ma c’è spazio anche per un breve e intenso Orlando Bloom), delle sue lotte coi propri demoni e la sua grandezza di scrittore. Ma soprattutto della decadenza dell’epoca che lo ha condannato al carcere dove comporrà il suo De Profundis. Uno Stephen Fry in stato di grazia.
E sempre come riferimento ai grandi poeti, l’immortale Poeti dall’inferno di Agnieszka Holland datato 1995, con un già mostruoso, seppur giovanissimo e diciannovenne, Leonardo Di Caprio nel ruolo del pittore maledetto Arthur Rimbaud. La storia d’amore tra Paul Verlaine e ‘il suo grande e radioso peccato’ ambientato nella Francia del 1870.
My own private Idaho (in Italia Belli e dannati) ha come cuore pulsante della narrazione il rapporto ambiguo quanto possessivo tra Keanu Reeves e River Phoenix. Due prostituti, un innamoramento senza fuga, e l’America on the road vista da Gus Van Sant. Il tutto nato come adattamento libero dell’Enrico IV di William Shakespeare. Keanu Reeves rimarrà profondamente legato al fratello di Joaquin Phoenix, tanto da nominarlo in più interviste anche a distanza di decenni.
D’ AUTORE
Tutto Pedro Almodovar, tutto Xavier Dolan con Lawrence Anyways in testa, Wong Kar-wai con Happy Together. Il vizietto di Edouard Molinaro. This must be the place di Paolo Sorrentino. A qualcuno piace caldo di Billy Wilder. Orlando di Sally Potter, Maurice di James Ivory, Milk di Gus Van Sant.
GUILTY PLEASURE (?)
Alexander di Oliver Stone, Velvet Goldmine di Todd Haynes, Mrs. Doubtfire di Chris Columbus, Rocky Horror Picture Show di Jim Sharman
MENZIONI SPECIALI
A single man di Tom Ford, Tomboy di Céline Sciamma, The danish girl di Tom Hooper
SERIE TV: Angels in America, Skam, Queer as folk, The L Word, Pose, Transparent, Feel Good, Special, The end of the f***ing world, I am not okay with this, Ellen, Aj and the Queen
Angelica Milia



