Film Nomadland

Published on Maggio 16th, 2021 | by Angelica Milia

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Nomadland

Titolo: Nomadland

Regia: Chloe Zhao

Durata: 107’

Lingua originale: Inglese

Cast:
Frances McDormand, David Strathaim, Linda May

Nomadland
«Non sono una senzatetto. Sono senza casa»

Fern (interpretata da una Frances McDormand senza eguali) è una sessantenne che perde il lavoro a causa della grande recessione. Dopo la perdita del marito decide di lasciare tutto e tutti, prende un furgone e attraversa gli Stati Uniti occidentali. Nel suo cammino incontra persone di ogni tipo: alcuni che hanno deciso come lei di vivere una vita ai limiti, altri costretti in condizioni estreme per colpa del mondo esterno. Nomadi, umani, liberi o schiavi della propria condizione. Un mondo che incarna tutto ciò che forse in molti scegliamo di non guardare, ma che esiste con evidenza proprio sotto ai nostri occhi.

La solitudine a volte è sia un dare che un darsi, una punizione iniziale che forse diventa anche una scelta. Quella ‘punizione’ per le anime impossibili da piegare diviene poi un viaggio che, per quanto invalicabile per tanti, si trasforma improvvisamente in un dono, anche a costo di perdere le persone che si amano lungo la strada. Un viaggio fatto di incontri, odori, racconti, luoghi, ritmi del corpo e del cuore, fabbriche, fuochi, camper. E poi di visioni assolute di campi e colline sterminati, di un sole caldo e pulito: lo stato naturale della condizione umana. Non ci sono solo spazi, ma anche dettagli che non si limitano a una cornice, non si fermano all’estensione degli occhi, ma accarezzano tutto ciò che è possibile afferrare. Un tutto che non è più emozione, ma una pura fusione e un completamento reciproco. Quando viene offerta alla protagonista la possibilità di riprendersi un tetto stabile, avviene in lei proprio quel rigetto che ci si aspetta, perché fulcro del suo vivere. Perché la sua è ormai una scelta, quella di non appartenere a nessun luogo o persona, e allo stesso tempo a tutto e tutti.
La ‘terra’ del Nomade diventa un luogo senza stanze, una fabbrica d’incontri e racconti, scambio e salvezza.
Nel film i silenzi giganteschi a cui la protagonista si abbandona solitaria parlano come due voci, sono silenzi consapevoli di dover accettare i meccanismi della realtà per un secondo fine necessario, e mai oltre.
Alla fine Fern è ciò che cerca, vive, perde e conquista anche per una sola risata. E poi casca e dipende. Azzera e distrugge.
I grandi campi lunghi, la pesante sporcizia del corpo, i capelli e la pelle denutriti, e poi i primi piani durante rari pasti abbondanti, e poi quegli scatti del volto con occhi sciolti che la Mcdormand denuda davanti a noi sono di una potenza dolcissima.
Il ritorno e l’arrivo. E poi di nuovo il ritorno, ma mai nello stesso luogo.
Nomadland non è solo uno stato fisico e reale, ma anche uno stato potente dell’anima che colpisce senza denunciare, senza istigare. È un racconto davanti al fuoco da vivere nel momento, per poi svegliarsi in mezzo al nulla senza sentirsi soli e ricominciare. Mangiare, pulire, sporcarsi, spegnersi ma, soprattutto, vivere. E andare avanti. Sempre.

Angelica Milia

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5

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Mangio film, faccio film.



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