Film TENET

Published on Settembre 27th, 2020 | by Angelica Milia

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Tenet: Ogni generazione ha la sua bomba da disinnescare

Titolo: Tenet

Regia: Christopher Nolan

Durata: 150 minuti

Genere: Fantascienza e spionaggio

Lingua originale: inglese, russo, ucraino, estone

Cast: John David Washington, Robert Pattinson, Elizabeth Debicki, Dimble Kapadia, Michael Caine, Kenneth Branagh

Produzione: Warner Bros, Syncopy Films

Anno: 2020

Tenet

 

“Non cercare di capirlo. Sentilo.”

Trama

Il protagonista (che mantiene per tutto il film l’assenza di un nome), agente della Cia, partecipa a un’assalto all’Opera di Kiev con l’ordine di recuperare un oggetto non ben definito. Catturato, dimostrerà la sua fedeltà, ritrovandosi così reclutato per far parte di una nuova e segretissima operazione che potrebbe determinare la fine di tutto ciò che esiste.
In futuro verrà infatti creata una tecnologia capace di invertire gli oggetti tramite la loro entropia, spostandosi indietro nel tempo per mezzo di un’inversione del flusso temporale.
Starà a lui, accompagnato da personaggi sparsi anche in diverse località del mondo, immergersi in una vicenda che è stata definita uno “007 sotto acidi”.

Recensione

“Ogni generazione ha la sua bomba da disinnescare e un agente che vorrà vedere distrutto il mondo.”

Ci sono autori che conquistano, come ce ne sono altri che vengono profondamente disprezzati.
Nolan è forse uno, se non IL regista, che spacca in due, più di tanti altri, sia l’opinione che l’attrazione nel confronto tra pubblico e critica di questa particolare generazione cinematografica. Il suo linguaggio è sempre talmente sovrastrutturato da apparire come firma di un autore gelido e disinteressato, che mira semplicemente a un’espressività tecnica fuori dai canoni comuni per il puro gusto di stupire. C’è invece chi vive questa matematizzazione dei suoi mondi come uno slancio di messa in scena necessario e personale per narrare le sue inestricabili ossessioni tematiche, tramite particolarissime e precise direzioni espressive.
Ma parlando di quello che conta davvero, Nolan è colui che pensa a storie impossibili e che poi, senza vergogna o costrizioni, le fa. Senza mai scendere a patti con nessuno a partire dal sorprendente Following ma raggiungendo il successo con quel capolavoro di The Prestige (Memento e Insomnia nel mezzo sono diventati veri e propri film di culto). Da annoverare naturalmente le sue prime irrefrenabili creazioni di massa: Inception e Interstellar e senza contare ovviamente Il Cavaliere oscuro o dimenticare uno dei suoi primi cortometraggi, Doodlebug.

Ma oggi è Tenet, la sua ultima opera, a spaccare realmente in due l’universo messo in scena a questo giro, sia nella realtà di chi guarda sia in quella di chi sta narrando. Tenet: palindromo che ha già in sé quello che sarà l’intero film. Un gioco di ruoli relativamente, se non soprattutto, assegnati tramite una vera e propria lezione di fisica. Un protagonista qui in piena collisione con il ruolo che non ha idea gli sia stato assegnato (e soprattutto da chi), fattore che nella rivelazione finale porterà con sé l’ennesima caratteristica Nolaniana.

Partendo infatti da un plot semplicissimo, il buono che deve impedire al cattivo di attuare uno sterminio, si ritrova quello che spesso nei film di Nolan torna indietro: la crudeltà non è mai gratuita, ma figlia di un disastro interiorizzato da un personaggio impossibile da controllare, soprattutto quando si rivolta contro sé stesso.

Tornelli, loop e paradossi temporali, entropia, movimenti a tenaglia, un aeroporto (realmente) distrutto in una sequenza mozzafiato, acronimi e acrostici ad ogni nominativo. Kenneth Branagh (non esattamente l’ultimo degli attori, che già ha lavorato con Nolan in Dunkirk) sottolinea come il regista inglese “parli di questa storia in questo modo, perché ci crede con passione”. Quella di Nolan è infatti una vera, ed esplosiva, esperienza cinematografica quanto umana. Dice infatti: “How do you make great Cinema? Not just tell story picture. But make an experience of Cinema”.

Ad impennare in ricchezza, la colonna sonora non più assegnata ad Hans Zimmer (stavolta impegnato in un altro progetto), ma a un sorprendente Ludwig Göransson.

L’importante, qui, è non farsi ingannare: tutti gli universi sono impossibili da narrare all’unisono ma Nolan, con grande potenza e passione, ci prova sempre.

Angelica Milia

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Mangio film, faccio film.



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