Carol

Regia: Todd Haynes
Cast: Cate Blanchett, Rooney Mara, Kyle Chandler, Sarah Paulson
Durata: 1h 58′
Uscita nelle sale: 5 gennaio 2016
Trama: La benestante Carol Aird e la giovane Therese Belivet si incontrano e sconvolgono il loro mondo e quello delle persone vicine, nella New York puritana ed elegante degli anni ’50. Tratto dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith.
‘Tu cerchi una soluzione perché sei giovane’
La meraviglia di Carol sta tutto nel suo essere un tormentato melodramma osservato con la coda dell’occhio.
Todd Haynes ha costruito la sua storia attraversando le protagoniste con l’attenzione dell’esteta, dando loro gli stessi tempi, gli stessi schemi, nutrendole di una ricercatezza così sottile da essere percepibile solo a film finito. Eppure c’è una potenza morbida nel tormento e nell’accettazione di queste due donne, calate in un contesto storico molto preciso per poter risaltare sullo sfondo, non da martiri (come giustamente dice Carol verso la fine), ma come esseri umani a cui è concesso un dono che va colto con coraggio, sia esso una presa di coscienza o una decisione di vita a venire.
In questo, Todd Haynes disarma ogni cliché, anche quelli più a rischio, e disegna una parabola unica per sincerità e quadratura, dentro la quale le sue anime femminili si contagiano, si rincorrono e dimostrano la necessità di mescolarsi l’una con l’altra, impregnando l’aria di colori pastello scuriti e attendendo dietro vetri rigati dal tempo e dalla pioggia.
L’occhio e il cuore sono i due cardini opposti di questo melodramma raffinato, lento, sezionato in tre terzi per ogni inquadratura, dove la danza tra pieni e vuoti richiama le emozioni provate meglio di qualsiasi dialogo. Forse proprio qui si vede la bravura della sceneggiatrice Phyllis Nagy: nel ritrarsi, nell’adattare il testo di Patricia Highsmith dando ad ogni parola una leggerezza che verrà disarticolata con l’incisività di due grandi attrici che ne riempiranno e scontorneranno il contenuto.
Laddove Rooney Mara è delicata, tesa, in punta di piedi con brevi sprazzi di un’emozionalità esplosiva propria di un’età all’inizio di tutto, Cate Blanchett è imponente nella sua presenza elegante, compiuta e tormentata di donna consapevole.
Calandosi perfettamente nel film di genere LGTB, l’amore omosessuale viene ritratto e osservato allo stesso tempo, sempre con pazienza, quasi con un rispetto profondo, con una passione di base per la perfezione del sentimento, sia esso impedito o meno da fattori esterni.
Le due donne rimangono infatti fedeli a se stesse, nonostante le presenze aliene che, ruotando attorno a loro, sembrano volerle spingere a un passo falso, possibile causa di un loro annullamento più come persone che come amanti.
C’è, in tutto ciò, una profonda empatia che non sfiorisce mai nel sentimentalismo più basso, una necessità di dimostrare che certi legami possano accadere e che la loro esistenza possa essere, per tutti, da esempio. Un dono, come l’amore ritratto tra Carol e Therese, capaci di regalarlo a se stesse nel migliore dei modi: con completa e disarmarne sincerità.
Un po’ come ha fatto Todd Haynes per noi consegnandoci questo preziosissimo, meraviglioso film.
Angelica Milia
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