Serie TV

Published on Dicembre 15th, 2014 | by Noemi Borghese

Les Revenants

Ideatore: Fabrice Gobert

Genere: drammatico, thriller, horror

Durata: 50′-60’ (a episodio)

Lingua originale: francese

Stagioni: 1

Episodi: 8 puntate

Cast: Pierre Perrier, Guillame Gouix, Yara Pilartz, Swann Nambotin, Anne Consigny

Distribuzione: Canal +

Prima Tv: Francia, 2012

Abbandonare ogni riserva nei confronti delle produzioni francesi non è facile, diciamoci la verità: le atmosfere europeisticamente fin troppo neorealiste, le spolverate di onirico, la quasi totale assenza di spacconaggine all’ammericana che piace sempre tanto e la lingua romanza per eccellenza che suona sempre come un cinguettìo anche quando ci si manda encule, per il mondo tutto sono sempre stati tra i principali fattori che hanno classificato le produzioni cinematografiche e televisive francesi, agli occhi dei comuni mortali, noiose.

Con Les Revenants, letteralmente I Ritornati, il regno del Terrore nei confronti degli ingozza-oche fa un piccolo decisivo passo verso la fine.

La serie, andata in onda in Francia nel 2012 su Canal+, arriva nel 2014 su Netflix per tutto il mondo, su Sky Atlantic per noi italiani. Un cast perfetto e una regia mozzafiato, accompagnati da una colonna sonora scritta nientepopodimenoche dai Mogwaigruppo scozzese che se non conoscevate ora avete il dovere di rimediare -: tutti restano incantati guardando la serie, gli otto episodi volano e lasciano lo spettatore curioso e desideroso di una seconda stagione, che per fortuna è in programmazione.

Basata sull’omonimo film del 2004, la storia narra di, udite udite, persone morte che tornano in vita. Se il vostro pensiero è stato “è mai possibile che in questo mondo l’unico tema su cui sembra possibile costruire una serie tv sono zombie e affini?” fermatevi un secondo e non chiudete ancora il browser: questi non sono zombie.

Come più volte si ripete durante la serie, più che di zombie si tratta di resuscitati. Le morti sono tutte diverse tra loro: tra suicidi, incidenti, violenza domestica e omicidi puri e semplici, le persone che muoiono e che improvvisamente tornano, sono tutte spinte dal bisogno di riprendere le loro vite esattamente da dove le avevano lasciate.

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Il faut bien s’entraider entre zombies.

I vivi, più precisamente i cari, i parenti e gli amici dei morti ritornati, si ritrovano trovano faccia a faccia con l’incubo di dover affrontare nuovamente il dolore gestito in passato, terrorizzati dal perdere una seconda volta la persona amata.

Ma può succedere anche che, in un piccolo paesino, una persona è morta, è ritornata, ma nessuno lo sa. Succede che un bambino, un pazzo, una donna nata nel ’43 che sembra appena quarantenne e una ragazza solitaria, sono tutti accomunati da un unico dolore: il dolore vissuto, il dolore dell’abbandono, il dolore di non avere nessuno da cui tornare.

Se ricordiamo un’altra serie di cui abbiamo ampiamente goduto nel 2014, The Leftovers, dove è quello dei vivi l’unico punto di vista, qui i vivi si miscelano con i morti resuscitati, che tornano esattamente così com’erano quando sono scomparsi (i morti francesi non invecchiano ma hanno molta fame), il compianto lascia bruscamente il posto allo spaesamento e, diversamente da quanto ci si possa aspettare, tutti i personaggi sembrano accettare molto facilmente l’idea che si possa tornare indietro dall’eterno riposo, come se fosse qualcosa di dovuto.

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Love is more powerful than death, what a load.

D’altronde la storia è ambientata in un piccolo paesino francese che sorge nei pressi di un grosso lago di montagna, niente a che vedere con le metropoli di The Walking Dead e il contesto globale di The Leftovers.
Il prete, la Gendarmerie, le Associazioni benefiche, gli insegnanti e l’unico pub, sono i punti di riferimento di tutta la comunità, tutti si conoscono e tutti si stupiscono di non poter rintracciare i genitori di un bambino che vaga da solo per la città: forse il personaggio più emblematico della serie è proprio il ragazzino, i cui occhi sbarrati e la cui postura dritta, con le mani distese lungo le gambe provocano nello spettatore puntualmente un semi infarto.

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Try to have happy thoughts. Don’t you know a song you can sing in your head? A song you learned from school?

Ma a voler trovare il legante della serie intera, basta prendere come punto di riferimento il lago: nato per un malfunzionamento di una diga, il bacino prima non esisteva e ha ricoperto d’acqua un paese intero ad esclusione della punta di un campanile che affiora dall’acqua quando il livello si abbassa. Formatosi quindi in circostanze tragiche, nasconde tesori, oggetti e anche qualcos’altro, perché un giorno dalla superficie riemergono corpi di animalia scuola la maestra insegna ai bambini: Cosa si trova sul fondo del lago? Pesci, Alghe, Caprioli – lasciando i perlustratori del fondo lacustre increduli.

Cosa spinge un animale terrestre a lasciarsi morire in acqua? Forse è lo stesso motivo che spinge un morto a resuscitare, e un vivo a difendersi dal ricordo di un caro perduto: la paura.  

Con la scusa di non farvi spoiler eccessivi, vi sfidiamo a trovare altre dieci interpretazioni della frase <<Le passé a décidé de refaire surface>>, del lago che sale e scende, e del confine vita/morte, per arrivare pronti e preparati alla seconda stagione nel 2015.

Perché guardare Les Revenants?

Per la colonna sonora, per Simon e Victor, Perché amo i capelli rossi e la pelle pallida, Perché non mi disturba la vista delle sigarette in TV, Perché quando mi ricapita di vedere degli zombie eleganti?

Perché non guardare Les Revenants?

Perché odio i francesi e non voglio cambiare idea, Perché ho paura dei bambini, Perché ho paura di nuotare, Perché sono un sensitivo e questo film offende le mie tutt’altro che farlocche abilità sovrannaturali, Perché dai francesi mi sarei aspettato molte più “nichons”

Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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