Daredevil
Ideatore: Drew Goddard
Genere: Crime, Avventura, Supereroi
Durata: 48-59′ (a episodio)
Lingua originale: inglese
Stagioni: 1
Episodi: 13 puntate
Cast: Charlie Cox, Deborah Ann Woll, Elden Henson, Toby Leonard Moore, Bob Gunton
Distribuzione: Netflix
Prima Tv: USA, 10 aprile 2015
Perché produrre una serie tv, l’ennesima, incentrata sulla storia di un personaggio che viene direttamente dal mondo dei fumetti? Tanto più che già avevamo avuto modo di vedere lo stesso personaggio interpretato dall’onnipresente Ben Affleck, nell’ormai lontanissimo 2003?
Non ve l’abbiamo ripetuto un numero di volte sufficiente, forse, ma le Serie Tv sono i nuovi Film, e quindi perché non dare una chance a un film lungo tredici ore (tredici episodi, ndr) distribuito da Netflix ma prodotto da ABC, e seguire le avventure di uno dei supereroi più affascinanti dell’Universo Marvel?

But I realized the city was a part of me…it was my blood. And I would do anything to make it a better place
D’altronde, di Daredevil non si è mai parlato così tanto: deve esistere da qualche parte negli Studios di Hollywood un post-it, appiccicato su uno specchio di un camerino di un J.J.Abrams random, che recita:
Un personaggio di cui esiste uno e un solo film mai prodotto, è un personaggio che non esiste.
Traducendo: Se di un character in passato si è parlato poco, significa che quel personaggio non è così interessante. Ovviamente questa perla testé inventata di saggezza sarà pure verissima, ma se e solo se restiamo nel mondo dei lungometraggi.
Proviamo però a prendere Daredevil e il suo alter ego Matt Murdock, spostiamoli in una serie tv e facciamoli muovere nella New York cupa e scarlatta, esattamente come la splendida sigla, e scopriamo che un supereroe ancora più dark di Batman c’è – Soprattutto se consideriamo il Batman di Gotham che è ancora una vocina bianca, e di dark in Gotham c’è solo il gusto per la moda di Fish Mooney -.
Ecco perché la serie lanciata da Netflix piace e stupisce: gli intrecci narrativi non si perdono come accade in Gotham, né è predominante il tema dell’eroe del popolo alla Robin Hood, come in Arrow.
La trama ruota intorno a Matt Murdoch, che a nove anni a causa di un incidente con del materiale radioattivo – sì, se non c’è un liquido o un ragno radioattivo la Marvel non produce niente, dovreste saperlo – perde la vista, ma si ritrova tutti gli altri sensi ipersviluppati. Di notte Matt è il solito giustiziere mascherato, che gira per Hell’s Kitchen, quartiere di NY, a difendere i più deboli; anche di giorno difende i più deboli ma avvalendosi della legge, di cui ha fatto la propria causa delle ore diurne, insieme al collega Foggy.
L’uomo senza paura di Frank Miller non ci appare affatto senza paura, è un essere umano in conflitto: di notte, durante i violenti combattimenti a botte di arti marziali e calci rotanti sui tetti e nei bui, fumosi angoli delle strade newyorkesi – senza angoli bui e fumosi newyorkesi non esisterebbero giustizieri mascherati – e di giorno, tra dialoghi taglienti e veloci e uno strano, stranissimo senso della fede di cui scopriamo poco, poco alla volta.
Insomma, Daredevil ci è piaciuto perché non è vero che per godersi una serie su un supereroe bisogna essere nerd, e non è vero che i prodotti di fantasia sono tutto-effetti-speciali-e-zero-profondità.
E soprattutto, perché una serie che parla di un personaggio del mondo dei fumetti e mette d’accordo nerd, amanti del cinema d’autore, amanti delle serie TV mainstream e di quelle di nicchia, scettici nei confronti dei fumetti ed estimatori del dark alla True Detective, mette d’accordo una generazione intera.
Chapeau.
Perché guardare Daredevil?
Per la sigla, perché Charlie Cox dovrebbe sostituire Ben Affleck per legge, perché Rosario Dawson è più figa di Jennifer Garner, perché nel 2003 non eravamo ancora pronti ma ora i tempi sono maturi, perché lunga vita a Netflix.
Perché non guardare Daredevil?
Perché non mi piacciono i supereroi, perché non mi piacciono i Crime, perché sono un purista e voglio prima leggere il fumetto, perché odio gli avvocati, perché le battute su Bocelli mi hanno stancato.
Noemi Borghese
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