Libri

Published on Novembre 27th, 2015 | by Roberta Rega

XXI Secolo – Paolo Zardi

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Paolo Zardi, XXI Secolo, Neo Edizioni 2015.

 

“A ben vedere, il mondo non era finito. Si era solo spostato da un’altra parte, più a est, più a sud. L’Occidente aveva esaurito la spinta propulsiva: persa l’ottusa ostinazione con cui aveva perseguito i suoi scopi, smarrita ogni attitudine alla razzia delle risorse altrui. Gli occidentali, semplicemente, non erano più il maschio alfa. Anzi, avevano preso a vergognarsi delle proprie origini. Era stato bello, finché i soldi non erano finiti. E allora mezzo miliardo di persone in sovrappeso, sprofondate da una settantina d’anni in un agio un po’ ridicolo – da tardo impero – si erano ritrovate, improvvisamente, a dover combattere per sfamarsi.”
Dopo Cecità, Blade Runner, dopo The Walking Dead e The Leftovers, grazie ai quali l’apocalisse del nostro mondo e del vivere civile mi appariva come qualcosa di spaventoso ma tutto sommato interessante, adesso arriva Paolo Zardi a dirmi che affogheremo nella nostra stessa banalità. Non ci saranno morti viventi, sparizioni, guerre batteriologiche o epidemie; saranno la nostra noia, l’avidità, la disillusione e la grande capacità di adattamento a qualsiasi aberrazione purché coperta mediaticamente a farci estinguere con dolore. Nonostante ciò, XXI Secolo non è un romanzo deprimente o decadente sulla nostra epoca; non lo è affatto.
Pochi giorni dopo aver finito questo libro, mentre cercavo ancora di capire quale sentimento fosse preminente nell’empatia generica che la storia di quest’uomo contemporaneo aveva generato in me, ecco che una fine del mondo arriva, almeno a Parigi. Quel senso di precarietà, di avvicinamento lentissimo e inesorabile all’epilogo e la convivenza quotidiana e pacifica col terrore mi hanno fatto pensare alla storia dell’uomo raccontato da Paolo Zardi, un venditore di depuratori d’acqua che vive in un futuro prossimo tanto simile al nostro presente, in una imprecisata provincia ex benestante italiana con molte villette a schiera dotate di giardino e un centro commerciale poco distante. Un giorno la moglie dell’uomo viene còlta da ictus, e il nostro si trova a dover gestire due figli, una malattia invalidante e la scoperta di una doppia vita della donna, detentrice di un telefono nascosto – evidentemente non abbastanza – che testimonia un’attività extraconiugale senza nulla da invidiare alla categoria amateur di youporn.
La crisi di quest’uomo è la crisi dell’Occidente, la sua noia è la nostra, la speranza e la voglia che lo animano, alla fine di una notte in cui il declino si converte in tracollo, sono forse le stesse che intimamente sentiamo per il solo fatto di appartenere al mondo animale, e quindi forzatamente ispirati alla sopravvivenza, alla conservazione della specie, alla compassione, insomma all’umanità (ovvero all’essere umani). Cosa salveremo, alla fine di tutto questo? Qualcuno un televisore a schermo piatto, molti una manciata di banconote; tutti gli altri, ciò che li ha tenuti in vita fino a quel momento.

Roberta Rega

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