Nero chiaro quasi bianco di Pippo Zarrella
“Organizziamo cene di beneficienza per la costruzione del pozzo in Mozambico e poi difendiamo nei tribunali le società che sversano in mare i liquami delle loro attività produttive. Ci impegniamo in progetti di microimprese e autonomia finanziaria per villaggi abbandonati di Timor Est e al tempo stesso facciamo quadrare i conti di società sulla cresta della bancarotta. Siamo così. Noi. Uomini con il cuore grande come i nostri conti in banca.”
Ci sono universi paralleli in cui le regole del vivere comune non contano, luoghi come le caserme, i manicomi o i conventi, le cui dinamiche risulterebbero assurde o sconvenienti nel mondo di fuori. Anche il Tribunale è uno di quei posti in cui si sviluppa una grammatica sociale e professionale del tutto singolare, ed è qui che prende forma la storia dell’avvocato Ferrajoli, antieroe creato da Pippo Zarrella nel romanzo Nero chiaro quasi bianco. Oreste Ferrajoli non ha nulla a che vedere con gli avvocati, i giudici, i cancellieri che incontriamo nelle fiction pseudo-televisive di materia legale: è un personaggio oscuro, spietato, arrivista fino alla disperazione, quella che fa rima con sopravvivenza e non conosce il senso del ridicolo. L’avvocato Ferrajoli truffa sistematicamente il Comune di Napoli, specula sull’indigenza di clienti che sono disposti a farsi cavare un dente o rompere un braccio per duecento euro, poggiando il suo status di avvocato rampante su un’attività squallida e illegale. Ciò avviene con l’aiuto di medici e colleghi conniventi, con pratiche poco ortodosse e la mano della criminalità organizzata. Ma come accade in tante storie di truffe e raggiri, un bel giorno questo giocattolo perverso si rompe: uno dei “clienti” sottoposto a infortunio volontario viene trovato morto. Sebbene il cinismo del nostro sistema giudiziario si adoperi per l’archiviazione del caso, qualcosa di più grosso si muove nell’ombra e cerca di travolgere l’avvocato Ferrajoli e tutta la sua vita. Nero chiaro quasi bianco è un romanzo dark, vischioso e opprimente come solo il mondo della burocrazia sa essere, che avvince il lettore fino all’ultimo atto, sovvertitore e allo stesso tempo sensato. Pippo Zarrella racconta una delle mille storie assurde che potrebbero girare intorno al Tribunale di Napoli, che non a caso era uno dei posti frequentati da Eduardo De Filippo da giovane commediografo, per trovarvi ispirazione, umanità, miserie, l’eterna lotta tra oppressi e oppressori. Non a caso Nero chiaro quasi bianco è il teatro di una lotta di classe, lo è fino all’ultimo colpo di scena, che rivela la natura sociale di tante storture e aberrazioni. Nessuno si salva, non ci sono buoni ma solo cattivi, eppure è interessante osservare le dinamiche di questa lotta alla supremazia per alcuni, alla sopravvivenza per altri. Se i vincitori e i vinti sono già decisi dalla nascita, mai sottovalutare il potere dell’ambizione, né tantomeno quello della disperazione. Zarrella, nel tentativo di costruire un personaggio nerissimo e detestabile, riesce a creare sul finale un chiaroscuro in grado di sovvertire le emozioni del lettore, a capovolgerle insieme all’epilogo, a fargli provare una strana inconfessabile pietà che unisce la sorte di Ferrajoli a quella di tanti altri disperati. Non c’è assoluzione, solo la volontà di dare profondità a tutti i fenomeni umani, anche a quelli al di sopra di ogni sospetto.
Roberta Rega
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