Figli di un libro minore

Published on Dicembre 12th, 2015 | by Flavia Peluso

India, complice il silenzio

Se fisso il paese abbastanza a lungo, 

riesco a sollevarlo dalla carta,
lo alzo come un lembo di pelle.

Talvolta è un calendario dell’avvento 
ogni città ha una finestra
che lascio aperta
ogni volta un po’ di più.

L’India è maneggevole, più piccola della 
mia mano, il fiume Mahanadi
più sottile della linea della vita.

 Moniza Alvi

 

 

indiaIndia – complice il silenzio di Luca Buonaguidi è arrivato come un regalo inatteso tra le mie mani.

Un libro che racchiude le mie più grandi passioni: la poesia, i viaggi in Oriente e la fotografia.

Luca Buonaguidi ha disegnato un suo personalissimo calendario dell’avvento, ogni poesia è una finestra che si apre su quella che Moravia chiamava l’esperienza indiana.

Nei suoi versi si racchiude e si schiude il racconto di una nazione che entra nel cuore di ogni viaggiatore, è un silenzio che entra nell’anima quello di Luca.

Sull’onda dell’entusiasmo post lettura, ho contattato l’autore che gentilmente e pazientemente si è prestato per un’intervista.

 

 

1- Leggendo le tue poesie mi è tornata in mente una frase di Auden sulla poesia come rito: “Ogni poesia trova la sua radice nel timore reverenziale che si addensa nell’immaginazione. La poesia può fare mille cose, deliziare, rattristare, turbare, divertire, istruire; può esprimere tutte le sfumature possibili dell’emozione e descrivere ogni concepibile specie di evento, ma esiste una sola cosa che ogni poesia deve fare: lodare tutto ciò che può, per il fatto che esiste e che accade.”. La poesia che non giudica ma ringrazia, un po’ quello che hai fatto tu in “ India – complice il silenzio “. Possiamo considerare, il tuo ultimo lavoro, come un ringraziamento a un Paese che accoglie e cambia, silenziosamente, la percezione del mondo nel viaggiatore?

Sì, il mio libro è dichiaratamente un omaggio all’India. E la citazione di Auden è bella e attinente all’intenzione di fondo del libro e del mio viaggio, sospendere il campo del giudizio ed estendere quello della grazia. L’India è una grande lezione di tolleranza, accettazione e auto-accettazione. Se ci si arrende ad essa, si impara una gratitudine autentica che è il riconoscimento d’un legame profondo col tutto, un motivo di gioia pervasiva che riscontriamo nel popolo indiano e sorge infine in noi stessi, commuovendoci.  Questo è il punto di non ritorno dell’amore che tanti provano per l’India.

2- “Salgo poi su un treno In corsa Siedo Qui Inizia la risposta “ Mi è piaciuto molto il contrasto netto tra la dinamicità della prima immagine e la quiete del verso finale. Dopo mesi seduto ad ascoltarti nei silenzi indiani, come hai affrontato nuovamente il treno in corsa del mondo occidentale ? Con più domande o più risposte?

Chuang Tzu diceva che “Il distacco, il silenzio, il vuoto e il non agire costituiscono l’equilibrio dell’universo e la sostanza della virtù” e questo è stato il mio modestissimo tentativo di distacco, silenzio, vuoto e non agire in Oriente. La tua metafora del treno in corsa è appropriata per l’Occidente, che ti insegna a prendere i treni mentre l’Oriente ti insegna a perderli. Là quello che sembrava essere il tuo treno dopo un po’ lo senti straniero ed è per questo che tanti che sono stati in India in un momento cruciale della propria vita non vi sono più saliti sopra. L’India mi ha insegnato a guardare il treno correre senza me a bordo. E’ qualcosa che gradualmente, necessariamente si perde al ritorno. Ciò che resta è la libertà di poter scendere, una conquista che resta nel tempo a prescindere dall’emisfero.

3- Nel tuo libro sono riportate “esperienze indiane” di altri scrittori ma se dovessi scegliere la poesia o la citazione definitiva per questo tuo viaggio, quale sarebbe?

“Sono felice.

Potrei aggiungere altri dettagli
ma la felicità sta nel toglierli”

(Punakha, 03/05/2013)

4 – Caminante non c’è un sentiero il sentiero si fa camminando… Scriveva Machado. Quale sarà la prossima tappa del tuo cammino?

Oggi leggevo un bel libro di un grande poeta vivente, Roberto Carifi, La domanda di Masao:
“’Maestro dove devo andare? In quale direzione?”
“Se sei in salita sali, se sei in discesa scendi, ma non distinguerti mai dal tuo sentiero”.

Grazie Luca, ti auguro che la strada sia lunga. Che i mattini d’estate siano tanti.

Ti aspetto a Napoli per raccontarci dal vivo la nostra India.

Flavia Peluso

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