I gialli di Sam Wyndham: le tribolazioni di un inglese in India
Scrivi di quello che sai, dicono.
E Abir Mukherjee deve averli presi in parola, pensando: i miei romanzi li ambienterò nella mia terra.
Già, ma quale? Perché Mukherjee, come si intuisce dal nome, è di origini indiane, ma in realtà è nato a Londra e cresciuto in Scozia, quindi è inglese al 100%.
Per non fare torto a nessuna delle due patrie, dunque, la giovane promessa del giallo storico ha deciso di non decidere e ha scelto come ambientazione per i suoi romanzi l’India coloniale degli anni ’20 del secolo scorso.
Protagonista dei (finora) tre romanzi pubblicati in Italia da SEM (L’uomo di Calcutta, Un male necessario e Fumo e cenere) è il capitano della guardia imperiale Sam Wyndham, personaggio che si aggiunge alla lunga schiera di detective “imperfetti” nati dalla penna di molti giallisti, anche nostrani.
L’identificazione del lettore col capitano Sam Wyndham non è cosa scontata. Sam, senza dubbio, è un brav’uomo, cinico reduce della Grande Guerra col cuore dalla parte giusta e il desiderio di giungere alla verità, a qualsiasi costo. Ma allo stesso tempo, è fin troppo umano: fallibile, a volte scontroso, oppresso dalla morte della moglie Sarah e afflitto da una pesante dipendenza da oppio, aspetto che nelle storie ha un peso rilevante. Inoltre, pur vivendo con scetticismo la presunta superiorità dei bianchi dominatori sui nativi indiani, non manca lui stesso di esercitare il potere intrinseco del colore della sua pelle quando gli può fare comodo.
Questo lato emerge chiaramente nel rapporto col suo più stretto collaboratore, il sergente Surendranath Banerjee, giovane e brillante agente nativo: Sam Wyndham lo tratta perlopiù come un suo pari, se non come un amico, perché ne riconosce l’intelligenza e le capacità d’osservazione, ma a volte usa la propria posizione di superiore e di inglese, nonché la “naturale” sudditanza del sergente, per rimetterlo al suo posto quando questi si prende qualche libertà di troppo. Inoltre, al pari di tutti gli altri, anche Wyndham chiama il sergente Surrender-not, nomignolo inglese decisamente più facile da imparare del complicato nome indiano, dimostrando quindi la medesima pigrizia dei suoi compatrioti più spocchiosi. Ma in fondo va bene così: Mukherjee ha creato un personaggio che vive il suo tempo con tutte le sue contraddizioni, non un eroe senza macchia e senza paura anacronisticamente uscito dalle battaglie per i pari diritti di anni più recenti.
Insieme al capitano Wyndham e a Surrender-not, altri comprimari ricorrono nei romanzi di Mukherjee: il capo della polizia imperiale, lord Taggart; il colonnello Dawson, a capo di un’ambigua divisione spionistica, la Sezione H; la signorina Annie Grant, un’anglo-indiana dal carattere forte e indipendente, con cui Sam ha un rapporto complicato.
E infine, a proposito di contraddizioni, c’è da parlare dell’altro grande protagonista: l’India e in particolare la città di Calcutta. Non un mero sfondo colorito per vicende che potrebbero accadere in qualsiasi altra parte del mondo, bensì parte integrante e fondamentale della narrazione, anzi spesso motore primario della trama. I libri di Muhkerjee sono un’occasione per dare uno sguardo a un’epoca tutto sommato poco conosciuta, attraverso l’occhio ironico del capitano Wyndham che non risparmia critiche e sarcasmo né agli impeccabili (si fa per dire) abitanti della Città Bianca (la parte inglese) né ai caotici nativi della Città Nera (la parte indiana). Le peculiarità delle diverse etnie, le tradizioni, la politica, i rapporti tra bianchi e nativi, i tumulti sociali, la religione: tutto partecipa all’azione e alla narrazione, non in maniera forzata, ma con naturalezza, come base necessaria per capire la storia.
Insomma, se avete finito anche l’ultimo Montalbano e cercate una nuova serie gialla con atmosfere diverse dal solito, i romanzi di Abir Mukherjee fanno al caso vostro.
Summary:



