11.22.63
| Ideatore: diretta da Kevin Macdonald, basata su 11/22/63 di Stephen King
Genere: Fantascienza, drama, thriller Durata: 54-81’ (a episodio) Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 4 puntate Cast: James Franco, Sarah Gadon, Cherry Jones, Lucy Fry, George MacKay Distribuzione: Hulu Prima Tv: 15 Febbraio 2016, USA |
Ci ho pensato molto bene prima di scrivere questa recensione, e, a dire il vero, anche prima di guardare la serie di cui vi parliamo oggi.
Perché? Perché, come qualcuno saprà già, la storia è tratta da un’opera letteraria. E non un’opera qualsiasi, è il romanzo che ha appassionato migliaia di persone dal primo momento, ossia l’omonimo 11/22/63 di Stephen King.
Come se non bastasse questo ad aumentare vertiginosamente la produzione di saliva a qualunque appassionato di serie in circolazione, ci mettiamo anche che l’executive producer è quel signore che ci ha fatto tornare in massa – bambini ragazzi sbarbatelli e genitori – al cinema a guardare le Guerre Spaziali, e quello che ci ha fatto perdere nella complessa saga di Lost, dando il via alla progressiva trasformazione di qualunque persona dotata di connessione internet in un seriofilo.
In 11.22.63 c’è lo zampino di J.J.Abrams ed io ero un po’ preoccupata, prima di vederla.

See you in two minutes
Ma procediamo con un po’ di ordine: la serie è prodotta da Warner Bros ma distribuita da Hulu, che distribuisce in America i prodotti di altre reti (NBC, FOX; Comedy Central, e così via).
Con 11.22.63 Hulu conferma il tentativo di guardare al successo delle big sister Netflix e Amazon, producendo un’ampia offerta di serie, tra cui quella di cui parliamo oggi.
La storia è pressoché identica a quella del romanzo, e ruota intorno alla figura di Jake Epping, professore del Maine a cui, un giorno, capita una di quelle cose che accadono solo nelle storie di fantascienza, appunto: si imbatte nel proprietario di tavola calda Al Templeton, che è a conoscenza di un sistema per viaggiare nel tempo, semplicemente attraversando una porta all’interno del suo locale.
Al spiega a Jake che il portale fa piombare la persona che la attraversa nel bel mezzo dell’anno 1960, e gli chiede di fare una cosa precisa: provare a impedire l’assassinio di J.F. Kennedy.

I am the Man Without a Time Frame.
Il nome stesso della serie, d’altronde, altro non è che la data dell’assassinio in diretta più famoso della storia – “altro che dirette live su Facebook e Snapchat, mocciosi, studiate la storia!” direi se solo fossi un’insegnante di storia delle medie, ah se solo fossi un’insegnante di storia delle medie! – che ad oggi risulta irrisolto e oggetto di studio.
Quando Jake, che poi è interpretato da James Franco, attore il cui ormai decennale successo sul grande schermo ha attirato le attenzioni di J.J. & squadra, e che – vogliamo dirlo? Diciamolo – come ci sta bene lui nei panni del professore annoiato del 2011 che fa un saltino nel 1960 ad impomatarsi il ciuffo, nessuno.
Dicevo?
Dicevo: quando Jake riceve la bizzarra proposta, è tentato di rifiutare, perché la posta in gioco è alta due volte. La prima perché l’impresa in sé è stimolante, ma molto complessa.

How could I dance with another when I saw you standing there?
La seconda, per un altro motivo:
Al ha scoperto di essere malato, e ha trascorso molto tempo negli anni sessanta per recuperare tempo di vita che avrebbe perso nell’eventualità di morire giovane, tornando nel presente sempre due minuti in avanti rispetto a quando era partito.
Questo significa che, nonostante ogni volta tornasse nel presente a pochi secondi di distanza, in realtà cinquant’anni prima stava vivendo e invecchiando.
Viaggiare nel passato significa scoprire uno spazio che non esiste più, e fare un viaggio che non può fare nessuno; ma significa, anche, sottrarre tempo al presente.
Passato e presente si incrociano e si sfidano quindi, ponendoci tutti gli interrogativi voluti fortemente da King nel romanzo, seppur trattati in modo meno articolato nella serie, che preferisce dare spazio alle ambientazioni, ai labirinti emotivi e alla tensione personale dei protagonisti.
Per cui, come poche volte mi è capitato, tiro un mezzo sospiro di sollievo e vi dico che la serie impacchettata dal genio di King e di zio J.J., per ora, mi piace e mi piace anche molto.
Io ero un po’ preoccupata, prima di vederla: dopo averla vista, vi consiglio di farvi meno paranoie di me.
Perché guardare 11.22.63?
Per Jake e Al, perché Sarah Gadon è una dea, perché ho letto il libro, perché non ho letto il libro, perché Marty e Doc ci hanno formati sui viaggi nel tempo e tutto questo doveva pur portarci da qualche parte.
Perché non guardare 11.22.63?
Perché vabe’ ma il libro è meglio, perché no non l’ho letto il libro ma sicuro il libro è meglio, perché James Franco è scialbo, perché per me J.J. ha toppato con Star Wars e d’ora in poi lo boicotto, perché le tette degli anni ’60 erano troppo a punta per me.
Noemi Borghese
Summary:



