Recensioni

Published on Giugno 14th, 2016 | by Noemi Borghese

Dov’è Mario?

Dov’è Mario?

Ideatore: Corrado Guzzanti, Mattia Torre

Genere: Commedia, Satira

Durata: 40’ (a episodio)

Lingua originale: italiano

Stagioni: 1

Episodi: 4 puntate

Cast: Corrado Guzzanti, Evelina Meghnagi, Valerio Aprea, Nicola Rignanese, Rosanna Gentili

Distribuzione: SKY Atlantic, produzione Wildside

Prima Tv: 25 Maggio 2016, Italia

 

Gianfranco Funari. Emilio Fede. Fausto Bertinotti.
Walter Veltroni, Romano Prodi, Umberto Bossi, Giulio Tremonti, Antonio di Pietro, Gianni Baget Bozzo, Gabriele La Porta e Antonello Venditti.
Quelo, Vulvia.

Cosa hanno in comune tutti questi nomi? Chiedilo a una qualunque persona over 25 e saprà risponderti prima ancora di arrivare al quarto nome.

Dietro uno dei periodi più ricchi della TV italiana c’è il nome dei Guzzanti, con Sabina, Caterina e Corrado, che insieme alla serie di programmi guidati dalla Dandini hanno rappresentato per circa vent’anni il meglio che la RAI – Mediaset praticamente mai, per motivi che sempre gli over 25 si ricordano benissimo – abbia mai proposto. Spalleggiati da Serena Dandini, i tre fratelli, insospettabili figli del celebre senatore di Forza Italia, ma soprattutto Corrado, hanno dato vita come nessun altro è mai riuscito a fare ai sogni, le speranze, le frustrazioni e le sconfitte della sinistra italiana.

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Non guardare Masterchef. È un format della massoneria atlantica.

Ecco, diciamo che prima che a gran parte della popolazione venisse dato in dotazione uno smartphone, la gente passava le ore dei pasti davanti ai telegiornali di RAI e Mediaset, la pubblicità era quella tra il primo e il secondo tempo dei film e le notizie di cronaca, politica, attualità, passavano attraverso le morbide voci dei titoli dei TG.

Sembra una vita fa, e infatti lo è: gli anni novanta ci hanno portato tante cose, e tra queste soprattutto un ventennio intero di sinistra all’opposizione – non che prima… – alle prese stavolta con il Presidente Imprenditore&Operaio che tutti conosciamo come zio Silvio, causa e conseguenza di una deriva di anni e anni di convalescenza di una ferita mai guarita, quella causata dallo squarcio di Mani Pulite, con una Seconda Repubblica molto simile alla Prima, anche se incredibilmente lontana.

Perché questa lunga premessa? Perché è dalle ceneri del ventennio, non quello fascista bensì quello che abbiamo vissuto noi e che non ha niente della dittatura e non aveva, a dire il vero, più niente neanche di fascista, che nasce Dov’è Mario, una miniserie gioiellino che chiunque dichiari con orgoglio “Io la TV non la guardo”, dovrebbe guardare tutta d’un fiato.

Non ne nascono più in Italia come Chaplin.

Prodotta da Wildside, co-ideata e fortemente voluta da Corrado Guzzanti, la serie ruota intorno alla figura dell’intellettualissimo – l’ultimo intellettuale d’Italia – Mario Bambea, una sorta di Michele Serra imbottito di Bobbio ed Eco fino alle orecchie, e la cui parlantina seccata tradisce una snervante ed ipnotica erre moscia.

Mario rappresenta l’intellighenzia di sinistra, quella che riempie i talk show e gli scaffali di Feltrinelli più o meno da quando abbiamo memoria, quella che anche quando in Tv certe cose non si potevano più fare, la sinistra si inventava scorciatoie e parafrasi per non farsi zittire ottenendo come unico risultato quello di aver permesso al tempo di rosicchiare drasticamente la fetta di elettori che storicamente votavano PCI.

E più la sinistra parlava tra sé e sé borbottando e sibilando figure retoriche come se piovesse, più le persone cambiavano canale.
E cambia canale che cambia canale, si arriva ad oggi: Mario Bambea è in crisi perché i suoi libri non si vendono più, e allora un giorno fa un incidente in autostrada, incidente da cui esce non del tutto illeso.

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Camilla, sono il tuo psicanalista e anche il tuo ginecologo. Stai tranquilla!

L’effetto principale dell’incidente che coinvolge Mario è lo sdoppiamento della personalità che arriva di notte, quando tutti dormono. Tutti tranne Dragomira, l’esilarante badante rumena cui la scialbissima moglie di Mario, Milly, concede una camera personale, per prendersi cura del convalescente luminare.

Di notte Mario si sveglia in uno stato confusionale ed esce di casa in pigiama e pantofole e si improvvisa comico nel piccolo Odeon, il teatruccio di quartiere in cui si avvicendano i caratteristi meno divertenti della Capitale. Bambea diventa così Fabrizio “Bizio” Capoccetti, una specie di dottor Livore ugualmente rumoroso, volgare e per questo incredibilmente apprezzatissimo dal pubblico del teatro, e pian piano tornare sé stesso diventa sempre più complicato per il professor Bambea.

La nuova personalità chiassosa è stanca della erre moscia, dei libri, dei convenevoli, dei titoloni e dei commenti scialbi che hanno caratterizzato la vita del Professore, e trascina Mario in una serie di avventure alla ricerca di una catarsi estrema:
fare, correndo e divertendosi a squarciagola, quello che la sinistra non è mai riuscita a fare, cioè quello che piaceva alla gran parte delle persone.

Quello che siamo oggi lo ritroviamo nella brevissima – quattro puntate volano – storia che ci racconta Corrado Guzzanti nei panni delle sue due personalità, e di tutti i rispettivi amici e conoscenti che non si incontrano quasi mai.

Mario è l’unico che frequenta i salotti e le librerie, e poi il teatro e le discoteche: Mario Bambea è, forse, l’unica vera ammissione di colpa che ogni uomo e donna di sinistra dovrebbero fare una volta e per sempre: avremmo dovuto provare a venirci incontro un po’ di tempo fa.
Adesso che siamo costretti a farlo sui social media, succede quello che sappiamo.

Servono altre parole per convincervi a guardare Dov’è Mario o devo farvelo dire da Vulvia?

 

Perché guardare Dov’è Mario?

Per Corrado, per Dragomira, perché Boris mi manca, perché Il caso Scafroglia mi manca, perché ci siamo capiti.

Perché non guardare Dov’è Mario?

Perché io la TV non la guardo, perché questa sinistra è tutta venduta, perché tutti a kasaaa, perché io comunque Silvio lo voterei ancora, perché le tette di Virginia Raffaele non sono meglio di quelle di Belen.

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Dov’è Mario? Noemi Borghese

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4

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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